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La politica linguistica della Russia nei confronti delle minoranze nazionali. Il caso della popolazione Vepsa.

Informazioni tesi

  Autore: Enzo Truppa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Mediazione linguistica applicata
  Relatore: Andrea Lena Corritore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

L’esigenza di proteggere le minoranze linguistiche è emersa solo di recente nella sfera del diritto internazionale. Sebbene l’interesse per la questione linguistica fosse già presente nel XIX secolo, è solo nel XX che il riconoscimento legale dei diritti linguistici delle minoranze è stato inserito nei trattati internazionali. Nel passato, infatti, la difesa dell’elemento linguistico era solo conseguenza della protezione nei confronti di minoranze religiose, a cui era dunque concesso conservare il proprio idioma.
La situazione è di gran lunga cambiata nel corso del tempo e, specie dopo la caduta del Muro di Berlino, si è affermata sempre più sul piano internazionale l’idea dei diritti linguistici come parte integrante dei diritti umani già precedentemente riconosciuti.
Oggi si sta però anche verificando un processo di estinzione delle lingue senza precedenti nella storia. Essendo la lingua “l’occhio” attraverso cui guardiamo il mondo che ci circonda, diverse organizzazioni internazionali negli ultimi anni si sono assunte il compito di fornire delle linee guida per le politiche degli Stati, al fine di arginare questa eccessiva perdita dell’immenso patrimonio culturale umano.
Oltre alle Nazioni Unite, che menzionano i diritti linguistici in una risoluzione dell’Assemblea generale del 1992, Dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche, si schierano in prima linea in questo campo il Consiglio d’Europa e l’OSCE. Tuttavia, questi definiscono principi e valori generali che con il tempo si stanno affermando sempre più nel diritto internazionale consuetudinario, e pertanto non costituiscono più una scelta, ma un imperativo legale e politico, basi per una buona democrazia.
Per la prima volta nella storia, dunque, la comunità internazionale sta provando ad affermare delle linee guida per le politiche linguistiche di ciascun paese, volte a preservare il patrimonio di comunità e minoranze linguistiche.
Eppure, ogni comunità linguistica necessita spesso di un approccio specifico ed esclusivo, dato che la situazione di ciascuna minoranza ha peculiarità che la distinguono dalle altre; in secondo luogo, la promozione di una politica linguistica è ben altra cosa rispetto alla sua concreta attuazione: infatti, se la prima è esclusiva competenza delle autorità statali, l’atto concreto della conservazione della lingua è in gran parte responsabilità dei suoi parlanti.
Questo lavoro propone, nella sua prima parte, uno studio diacronico della politica linguistica della Russia, specie nel periodo sovietico, e le conseguenze che questa ha avuto sulle comunità linguistiche presenti nel suo territorio. Per fare ciò sarà però prima necessario delineare quella che era la situazione di partenza, cioè se vi siano state politiche linguistiche durante l’epoca zarista e come queste abbiano inciso sulla vita delle minoranze linguistiche. Lo studio del caso russo si presenta particolarmente interessante per il gran numero di minoranze linguistiche presenti in questo Stato, e il conseguente numero di idiomi locali. Come vedremo, proprio questa estrema eterogeneità è stata causa di non pochi problemi di pianificazione linguistica durante il periodo sovietico. Infatti, per i leader la stessa politica linguistica aveva un ruolo fondamentale nell’amministrazione del paese e si preparavano ad affrontare un tema a cui mai era stata data tale importanza nel passato. Risulterà però evidente che le scelte sovietiche in questo campo non sono sempre state molto lineari nel tempo, anzi hanno subito cambiamenti di rotta non indifferenti. L’analisi si sposterà poi su un piano più attuale: si valuteranno i cambiamenti provocati dalla caduta dell’Unione Sovietica e si analizzerà in particolare ciò che sta oggi accadendo nella Federazione, come questa risponde alla necessità di garantire alle sue minoranze il mantenimento della propria lingua. Per fare ciò, sarà necessario approfondire la legislazione russa vigente in materia, esaminare da quali leggi sono regolati i rapporti dell’amministrazione statale con le minoranze linguistiche. Sarà possibile dare un giudizio sommario sulla garanzia dei diritti linguistici in Russia tramite un’indagine riassuntiva generale, cogliendo incongruenze del sistema e controsensi, dato che non sempre ciò che è decretato in una legge viene concretizzato nella pratica.
Infine, per fornire un esempio pratico di politica linguistica, sarà approfondito il caso di una minoranza in particolare: quella dei vepsi, comunità indigena della Carelia. Sarà interessante analizzare le numerose iniziative che si stanno intraprendendo per preservare questo gruppo da un punto di vista etnico, culturale e soprattutto linguistico.

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INTRODUZIONE L’esigenza di proteggere le minoranze linguistiche è emersa solo di recente nella sfera del diritto internazionale. Sebbene l’interesse per la questione linguistica fosse già presente nel XIX secolo, è solo nel XX, ma in particolare negli ultimi vent’anni, che il riconoscimento legale dei diritti linguistici delle minoranze è stato inserito nei trattati internazionali. Nel passato infatti la difesa dell’elemento linguistico era solo conseguenza della protezione nei confronti di minoranze religiose, a cui era concesso conservare il proprio idioma. La situazione è di gran lunga cambiata nel corso del tempo e, specie dopo la caduta del muro di Berlino, si è affermata sempre più sul piano internazionale l’idea dei diritti linguistici come parte integrante dei diritti umani già precedentemente riconosciuti. Spesso infatti si pensa erroneamente che riconoscere a una comunità il diritto a utilizzare la propria lingua sia una conquista recente, mentre risulta chiaro che ciò deriva da diritti umani generali, quali la non- discriminazione, la libertà di espressione, l’autodeterminazione, il diritto alla vita privata e quello dei membri di una minoranza linguistica a utilizzare la propria lingua all’interno della stessa comunità. Oggi, nell’epoca della globalizzazione, delle unioni continentali, in cui c’è la necessità di comunicare con persone provenienti dai più disparati luoghi della terra, si sta però anche verificando un processo di estinzione delle lingue senza precedenti nella storia. Essendo la lingua “l’occhio” attraverso cui guardiamo il mondo che ci circonda, e quindi uno degli aspetti che più contribuiscono alla varietà culturale del nostro pianeta, diverse organizzazioni internazionali negli ultimi anni si sono assunte il compito di fornire delle linee guida per le politiche

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