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Analisi del transnazionalismo ad Oxford: i progetti TransComm e COMPAS

Informazioni tesi

  Autore: Sara Orlandi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Gabriele Tomei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

Il mio lavoro ha lo scopo di segnalare le concezioni principali elaborate dai programmi di ricerca “TransComm” e “COMPAS” sviluppati presso l’Università di Oxford a riguardo del transnazionalismo, analizzando i working papers con cui vari studiosi vi hanno collaborato.
Il transnazionalismo è un concetto che si sta sempre più diffondendo all’interno della Sociologia delle Migrazioni e non solo: esso indica sia un determinato tipo di pratiche compiute dai migranti che l’approccio utilizzato per l’analisi di esse. Ciò comporta un’ampia estensione del concetto stesso, per cui l’introduzione e l’utilizzo nella ricerca di tale termine sono state criticate da più parti a causa dell’indeterminatezza di quest’ultimo; di conseguenza alcuni studiosi, in particolare facenti parte del programma di ricerca TransComm, tenuto presso l’Università di Oxford, hanno tentato di darne una definizione più precisa e di dimostrarne la validità per l’analisi dei fenomeni migratori. Essi stessi ammettono comunque che le pratiche transnazionali non sono un fenomeno del tutto nuovo, dal momento che relazioni costruite dai migranti tra le due sponde del processo migratorio sono sempre esistite; d’altra parte sostengono, sulla base della fallacy of adumbration di Merton, che l’introduzione di un nuovo concetto non necessariamente implica il presentarsi di un nuovo fenomeno, bensì lo svilupparsi di una nuova prospettiva di analisi su ciò che è già presente, ma non è ancora stato visto. Per evitare equivoci e critiche, il transnazionalismo è quindi inteso come una prospettiva di analisi, come l’insieme delle pratiche effettivamente messe in atto dai migranti a cavallo tra il paese di immigrazione e quello di emigrazione e infine come la percezione dei migranti stessi, rispetto alla propria identità e appartenenza. Quest’ultimo aspetto è fondamentale perché il transnazionalismo non implica soltanto attività transborder, che travalichino confini nazionali, ma la “bifocalità”, ovvero un sistema cognitivo dei migranti che assume un duplice punto di vista riferito al paese di partenza e a quello di arrivo o nessuno dei due, dando vita ad una situazione di sospensione. Tale rappresentazione della realtà dei migranti e le pratiche da loro effettuate in vari campi della vita quotidiana (economico, culturale, sociale e politico) danno vita a “spazi sociali transnazionali” che concorrono alla creazione, riproduzione e modificazione del senso di identità e appartenenza dei migranti, ma anche delle relazioni economiche, sociali, politiche che attraverso di essi si costruiscono tra due o più Paesi diversi.
Il centro di ricerca TransComm è stato il primo, nel 1997, a favorire un approccio transnazionale allo studio delle migrazioni, il cui lavoro è stato poi ereditato da COMPAS, finanziato dal 2004 al 2008. Tali centri di ricerca sono tra i più importanti per lo studio del transnazionalismo, assieme a quelli presso l’Università di Bielefeld (Germania) e di Princeton (New Jersey): essi hanno creato una rete di ricerca essa stessa transnazionale, attraverso relazioni tra Università, ONG, enti governativi, e il movimento di studiosi tra diversi centri di ricerca del mondo. Solo in questo modo è infatti possibile cercare di districare la complessa struttura dei fenomeni transnazionali, dei loro aspetti sovrapposti: vi si intersecano infatti livelli di azione e di analisi che vanno dal micro al macro, dal locale al globale e che si esplicano in diversi campi tra loro interrelati (economia, politica, cultura e società).

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-INTRODUZIONE- Il dibattito sul transnazionalismo come insieme di pratiche che collegano il paese di partenza e di arrivo dei migranti e come approccio di studio a tali pratiche è oggi sempre più diffuso. Le facoltà di Antropologia e di Geografia dell’Università di Oxford sono state le prime a chiedere finanziamenti per creare un centro di ricerca sulle migrazioni, che adottasse un’ottica transnazionale: il progetto ha preso vita nel 1997 con il nome di “TransComm”: Transnational Communities programme. L’attenzione al tema si è poi diffusa in altre parti del mondo e sono stati creati due centri di ricerca leader nel campo assieme ad Oxford, l’uno presso l’Università di Bielefeld in Germania (CMD) e l’altro presso l’Università di Princeton nel New Jersey, USA (COMCAD). Ciò su cui gli studiosi impegnati in tal area di analisi concordano è non solo la complessità del fenomeno da analizzare e la conseguente necessità di un approccio interdisciplinare ed internazionale (o meglio transnazionale), ma anche l’ammissione del fatto che le pratiche transnazionali non sono un fenomeno nuovo: proprio per questo motivo il progetto TransComm è fortemente finalizzato ad elaborare una definizione di “transnazionalismo” e a dimostrane la validità come approccio di ricerca. Infatti, sono stati molti i critici alla prospettiva transnazionale che hanno sostenuto la non giustificazione della creazione di tale nuovo termine, non essendovi nuovi fenomeni a cui il concetto potesse riferirsi: relazioni tra migranti, paese di origine e di paese di arrivo sono sempre esistiti nella storia delle migrazioni. La risposta a tali critiche consiste in due aspetti principali: in primo luogo i ricercatori impegnati nello studio dei fenomeni transnazionali affermano che, sebbene questi fossero presenti indubbiamente anche in passato, la terza ondata di globalizzazione, causa e causata dall’evoluzione di nuovi mezzi di comunicazione e trasporto, ha reso le pratiche transnazionali sempre più diffuse, fino a farle divenire un fenomeno comune e non d’eccezione come in passato. In secondo luogo, da una parte alcuni studiosi, tra cui A.Portes 1 , sottolineano che il transnazionalismo non indica, o non soltanto, pratiche che congiungono le due sponde della migrazione, bensì una nuova prospettiva di studio, nuove lenti di analisi per antichi fenomeni; dall’altra parte il transnazionalismo esiste soltanto se i migranti hanno coscienza di appartenere a 1 A. Portes, Conclusion: Theoretical Convergencies and Empirical Evidence in the Study of Immigrant Transnationalism, in “International Migration Review”, vol.37, n.3, autunno 2003, pp.874-892. 2

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