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Valore, stranezza ed estraneità del filosofo antico. Il Socrate Atopon descritto da Pierre Hadot

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Di Chiara
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Linda Napolitano Valditara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

Socrate , Atopo, Hadot

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2 Introduzione «Ma chiami tu pensare quello che dico io? (chiede Socrate a Teeteto) […] Pensare […] è un ragionamento che l'anima compie con se stessa intorno a ciò che prende in esame. Io cerco di renderti chiara la cosa come uno che non sa. Infatti questo a me appare l'anima quando pensa e nessun'altra cosa se non dialogare con se stessa, interrogandosi e rispondendosi, facendo affermazioni e anche il loro contrario. E quando essa fissa un concetto sia alquanto lentamente, sia alquanto velocemente, come facendo un salto e ormai afferma una cosa e non è più in dubbio, noi stabiliamo che questa è la sua opinione. Tanto che io dico che l'opinare è un discutere e l'opinione è un ragionamento, non verso un altro e con la voce, ma in silenzio a se stesso [...]”. (Platone, Teeteto, 26, in Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Milano, Rusconi 1991) «Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se, infatti, la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l'origine della filosofia». (Aristotele, Protrettico, fr. 424, in Opere, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari 1973). «Che cos’è filosofare?», si chiedeva Pierre Hadot quando era ancora un ragazzo, quando il cielo stellato gli regalava un’esperienza indimenticabile. Oggi, come allora, la filosofia è per lui un’esperienza vissuta. I discorsi filosofici degli antichi sono «esercizi spirituali» che non mirano ad in-formare, ma a formare e a trasformare noi stessi. E se filosofare vuol significare anche «esercitarsi a morire», esercitarsi a morire vuol dire esercitarsi a vivere con piena lucidità, staccarsi dal proprio io per aprirsi ad una prospettiva universale: questo è l’itinerario della saggezza1. Oggi, più che mai si ha bisogno di filosofia. La filosofia fa parte del nostro modo di pensare, di vivere, perché c’insegna a conoscere noi stessi: ecco il suo reale valore. Per troppo tempo l’abbiamo relegata sugli scaffali polverosi delle librerie, perché ritenuta un insieme di tediose 1 P. Hadot, La philosophie comme manière de vivre, Paris 2001, [trad. it.] La filosofia come modo di vivere, Torino 2004, cit., retro di copertina.

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Parole chiave

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filosofi
filosofia
filosofia antica
indefinibile hadot
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