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Pubblicità e buon costume

La rilevanza etica della pubblicità è emersa in particolare negli ultimi anni a causa dell’eccessiva quantità di spot giornalieri che riceviamo, i quali confondono, creano disorientamento e fanno perdere di vista le informazioni importanti sulle quali varrebbe la pena riflettere. Inoltre, all’aumento quantitativo degli spot è corrisposto un decremento sotto il profilo qualitativo poiché, i pubblicitari, utilizzano sempre più spesso immagini ambigue o di cattivo gusto con il solo scopo di attrarre l’attenzione ed emergere dal flusso indifferenziato dei messaggi promozionali. La pubblicità però esercita la sua influenza anche sui mezzi di comunicazione di massa, orientandone l’organizzazione, le strategie ed i contenuti , subordinandoli agli interessi di mercato , grazie alla forza che deriva dall’essere la loro principale fonte di finanziamento. Purtroppo la strada della regolamentazione, in una materia così mutevole e così complessa come la pubblicità, implica notevoli rischi, effetti controproducenti e dubbi poiché le regole, se non sono sorrette dall’interiorizzazione dei valori da cui scaturiscono , difficilmente verranno rispettate. Sulla base della responsabilità personale, nel 1966, è stato formulato il Codice di Autodisciplina pubblicitaria, nato per iniziativa delle imprese, dei pubblicitari e dei mezzi di comunicazione di massa. Il Codice in questione, al quale ho dedicato la prima parte del mio lavoro, mira a tutelare sia il consumatore che il cittadino. Ciò perché il messaggio pubblicitario ha rilievo sia come momento informativo finalizzato al successivo atto di acquisto/consumo, sia come momento comunicativo idoneo ad incidere sui profili differenti rispetto a quello del mero interesse economico del soggetto che riceve il messaggio.
Dopo aver sottolineato quale sia l’obiettivo del Codice e dell’Istituto di Autodisciplina e quali siano le competenze dei suoi organi, ho analizzato il concetto di buon costume, quale valore relativo alla collettività in generale. Esso esprime le condizioni necessarie che in rapporto ai contenuti morali e alle modalità d’espressione del costume sessuale, sono fondamentali per consentire una dignitosa convivenza sociale e assicurare il rispetto reciproco tra le persone. Il lavoro prosegue con l’analisi degli articoli 8, 9 e 10 del C.A.P. i quali trattano rispettivamente di: superstizione, credulità e paura;violenza volgarità e indecenza; convinzioni morali, civili e religiose e dignità della persona. A questi tre articoli ho dedicato anche il terzo, ed ultimo capitolo, nel quale ho riportato e commentato alcune pronunce del Giurì di autodisciplina, le quali riguardano la violazione o meno degli articoli sopra citati. Con l’analisi delle pronunce ho voluto sottolineare soprattutto la direzione verso cui si muove il Giurì nel giudicare censurabile o meno una pubblicità e come tale orientamento cambi a seconda che lo spot sia lesivo per gli spettatori –consumatori a cui è indirizzato o mantenga la sua forma di comunicazione commerciale atta a informare il consumatore sul prodotto che viene pubblicizzato.

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1    INTRODUZIONE La rilevanza etica della pubblicità è emersa in particolare negli ul- timi anni a causa dell’eccessiva quantità di spot giornalieri che rice- viamo, i quali confondono, creano disorientamento e fanno perdere di vista le informazioni importanti sulle quali varrebbe la pena ri- flettere. Inoltre, all’aumento quantitativo degli spot è corrisposto un decremento sotto il profilo qualitativo poiché, i pubblicitari, utiliz- zano sempre più spesso immagini ambigue o di cattivo gusto con il solo scopo di attrarre l’attenzione ed emergere dal flusso indifferen- ziato dei messaggi promozionali. La pubblicità però esercita la sua influenza anche sui mezzi di comunicazione di massa, orientandone l’organizzazione, le strategie ed i contenuti , subordinandoli agli in- teressi di mercato , grazie alla forza che deriva dall’essere la loro principale fonte di finanziamento. Purtroppo la strada della regola- mentazione, in una materia così mutevole e così complessa come la pubblicità, implica notevoli rischi, effetti controproducenti e dubbi poiché le regole, se non sono sorrette dall’interiorizzazione dei va- lori da cui scaturiscono , difficilmente verranno rispettate. Sulla ba- se della responsabilità personale, nel 1966, è stato formulato il Co- dice di Autodisciplina pubblicitaria, nato per iniziativa delle impre- se, dei pubblicitari e dei mezzi di comunicazione di massa. Il Co- dice in questione, al quale ho dedicato la prima parte del mio lavo- ro, mira a tutelare sia il consumatore che il cittadino. Ciò perché il messaggio pubblicitario ha rilievo sia come momento informativo

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabetta Marchegiano Contatta »

Composta da 245 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.