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Le privatizzazioni in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Corrado Spriveri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Sebastiano Licciardello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

La tesi analizza il processo di privatizzazione che, dopo la sua comparsa alla fine dell’ottocento, a partire dagli anni novanta del secolo scorso ha mutato l’assetto del sistema economico italiano contribuendo, seppur parzialmente, al risanamento della finanza pubblica.Con tale processo, tecnicamente si deve intendere la politica intrapresa da tutti i maggiori governi dei paesi occidentali avanzati, di dismissione delle imprese pubbliche e delle partecipazioni statali, nel più ampio quadro di una riduzione dell’intervento diretto nell’economia. Partendo dalla fine dell’ottocento, nel primo capitolo, si analizzano le prime forme di privatizzazione. In particolare, il nuovo Stato al fine di dotare la nascente industria di una infrastruttura fondamentale, come quella ferroviaria, cercò di effettuare un riassetto dell’intero sistema ferroviario e, attraverso una serie di strumenti legislativi, decise di cedere le ferrovie all’industria privata. Questa prima forma di privatizzazione, non raggiunse però i risultati sperati, tanto che nel 1905 fu realizzata la nazionalizzazione delle ferrovie, con la conseguente creazione delle Ferrovie dello Stato (Fs). Sempre nel primo capitolo, abbiamo affrontato, la questione dell’alienazione dei beni ecclesiastici. Con le Leggi 7 luglio 1866 e 15 agosto 1867 oltre ad essere soppressi circa 25.000 enti ecclesiastici si è disposta la liquidazione dell’asse ecclesiastico. Le “privatizzazioni” del 1866/1867 peraltro sono precedute da altri interventi dello Stato sull’assetto della proprietà: la c.d. “quotizzazione” dei demani comunali nel 1861 e la legge di alienazione dello Stato del 1862. Tuttavia queste dismissioni non sono state di grande utilità in quanto i beni sono stati spesso “svenduti” senza alcun vantaggio per la comunità. Nel secondo capitolo, si affronta il tema della nascita dello “Stato imprenditore”, il cui intervento pubblico nell’economia ha inizio nei primi anni trenta del secolo XX. E’ nota la vicenda che ha avuto origine con la grande crisi economica del 1929 e che ha determinato il crollo della borsa americana e successivamente il crollo delle borse europee. In Italia la situazione era particolarmente critica in quanto la Banca Commerciale, il Credito Italiano ed il Banco di Roma erano i principali azionisti di società in settori strategici dell’economia. La crisi ha pertanto avuto l’effetto di paralizzare quel ruolo essenziale che le banche hanno di finanziamento dell’impresa privata. La conseguenza di tutto questo non poteva che essere una irreversibile crisi industriale con la perdita di posti di lavoro. Per evitare ciò il Governo, seguendo il professore Beneduce, consigliere di Mussolini, impose alle banche di cedere azioni allo Stato, il quale così immise nel mercato quella liquidità necessaria per rifinanziare il sistema economico. Sicché improvvisamente lo Stato, attraverso un ente appositamente istituito, l’IRI, (Istituto ricostruzione industriale), è divenuto azionista di imprese strategiche per l’economia nazionale. A partire dagli anni settanta, i chiari segni dell’inefficienza di buona parte delle imprese pubbliche, ha portato lo Stato a recedere progressivamente da molti settori dell’economia, avviando negli anni novanta, un processo di privatizzazioni senza precedenti nella sua storia. Il suddetto capitolo continua, descrivendo il passaggio dallo Stato imprenditore alle privatizzazioni, descrivendo le diverse forme di privatizzazione, tra esse, la privatizzazione formale e quella sostanziale. Infine, a conclusione del capitolo vengono descritte le più frequenti tipologie di dismissione delle partecipazioni azionarie quali, l’Offerta Pubblica di Vendita “OPV”, l’Asta pubblica e la Trattativa privata. I capitoli terzo e quarto, ripercorrono la storiografia delle principali privatizzazioni realizzate dallo Stato, nel periodo dal 1992 al 2005, con i relativi provvedimenti legislativi di riferimento e gli effetti riscontrati nel bilancio dello Stato. L’ultimo capitolo, infine, descrive le privatizzazioni realizzate nel periodo dal 2006 al 2008 includendo, la nota vicenda Alitalia. Nell’ambito del suddetto capitolo, si è cercato di comprendere i motivi che hanno ispirato il calendario delle privatizzazioni e quanto sia ancora rimasto da privatizzare. Per finire, sono state analizzate le caratteristiche che hanno contrassegnato sia le prime forme di privatizzazione realizzate in Italia alla fine dell’ottocento e sia quelle relative alle privatizzazioni attuali, al fine di evidenziarne eventuali differenze.

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Introduzione Scopo del presente lavoro è quello di analizzare il processo di privatizzazione che, dopo la sua comparsa alla fine dell’ottocento, a partire dagli anni novanta del secolo scorso ha mutato l’assetto del sistema economico italiano contribuendo, seppur parzialmente, al risanamento della finanza pubblica. Con tale processo, tecnicamente si deve intendere la politica intrapresa da tutti i maggiori governi dei paesi occidentali avanzati, di dismissione delle imprese pubbliche e delle partecipazioni statali, nel più ampio quadro di una riduzione dell’intervento diretto nell’economia. Partendo dalla fine dell’ottocento, nel primo capitolo, si analizzano le prime forme di privatizzazione. In particolare, il nuovo Stato al fine di dotare la nascente industria di una infrastruttura fondamentale, come quella ferroviaria, cercò di effettuare un riassetto dell’intero sistema ferroviario e, attraverso una serie di strumenti legislativi, decise di cedere le ferrovie all’industria privata. 4

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