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Emigrarono, emigrano. Dall'esodo storico alle attuali tendenze dell'emigrazione meridionale nel Nord Italia.

Informazioni tesi

  Autore: Emmanuele Tucci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Aurora Campus
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

L’analisi seguente ha il proposito di analizzare in un arco temporale molto ampio l’evoluzione della mobilità e del movimento migratorio dal Mezzogiorno d’Italia verso le altre regioni italiane, in particolare quelle settentrionali, che a più riprese nel tempo sono state meta di arrivo di meridionali. L’analisi è relativa a un periodo che va dall’unità d’Italia ai giorni nostri; la ricerca in un arco temporale così vasto, interessato da una ricca serie di eventi storici, è stata possibile tenendo ben presenti precisi parametri su cui porre attenzione. Si è in particolare cercato di tenere sempre presenti alcuni elementi di fondo nella strutturazione dei vari capitoli. Questi elementi sono direttamente connessi allo stesso concetto e alle stesse evoluzioni delle diverse modalità di emigrazione meridionale.
In particolare si è fatto sempre riferimento ad una visione d’insieme del quadro economico dei singoli periodi analizzati ed interessati da movimenti migratori e all’evoluzione che nel tempo ha avuto il concetto della questione meridionale e della questione sociale, concetto sempre interconnesso allo stesso quadro economico e a quello politico, sociale e culturale; ovviamente poi in ogni capitolo è presente l’analisi degli stessi fenomeni migratori.
In particolare il primo capitolo si occupa allora della crisi economica e sociale che investe il Mezzogiorno all’indomani della nascita dello Stato italiano e della nascita del concetto di questione meridionale. Questo periodo è interessante in quanto il primo fenomeno migratorio di grandi proporzioni dal Mezzogiorno avviene negli ultimi
venti anni del XIX° secolo ma è interessante soprattutto in quanto con l’attenuazione del fenomeno delle emigrazioni all’estero, nel periodo fascista, inizia a verificarsi quel fenomeno che caratterizzerà poi in maniera particolarmente intensa il quadro italiano, quello relativo allo sviluppo della mobilità interna lungo il percorso Sud-Nord.
Il secondo capitolo analizza il periodo che, dal secondo dopoguerra in poi, è interessato da una nuova presa di posizione dell’intero Paese e della classe politica e intellettuale nei confronti del problema del Mezzogiorno, fattori che mettono in moto un processo di particolare attenzione allo sviluppo delle regioni meridionali e che vedrà la costituzione della Cassa per il Mezzogiorno e degli aiuti straordinari. Questo è il periodo del consumo di massa in cui un benessere economico tangibile e diffuso in tutta la società italiana, ed anche nel Mezzogiorno, che porterà l’Italia ad essere uno dei paesi più industrializzati e ricchi del mondo; ma è anche il periodo in cui ancora una volta una grande massa di meridionali sarà costretta a fare ancora “le valigie” e partire o per l’estero, o per le regioni settentrionali, costruendo nel lavoro quotidiano e con le proprie mani l’Italia industriale del boom economico.
Il terzo capitolo si occupa della situazione del Mezzogiorno contemporaneo. Negli ultimi anni elementi di crisi entrano con forza nella società meridionale riportando alla ribalta il tema dell’emigrazione e della mobilità interna. La fine dell’assistenzialismo e la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno, la profonda crisi occupazionale che investe in maniera drammatica il mondo dei giovani del Sud, l’introduzione di nuove forme di occupazione meno stabili e tutelate spingono ad una nuova vocazione migratoria che questa volta però è caratterizzata da aspetti del tutto nuovi che sono affrontati con attenzione nel capitolo.
Il quarto e ultimo capitolo intende analizzare, mediante una ricerca e delle storie raccontate da 40 persone della città di Eboli, le nuove aspettative, speranze, crisi, opportunità, disagi che oggi incontrano i meridionali che hanno deciso di lasciare la propria terra per cercare di costruire nel Nord Italia la propria vita. Si è voluto scegliere la città di Eboli per un motivo semplice, è un interessante esempio di come fenomeni di emigrazione e di immigrazione straniera si intreccino in un modo del tutto peculiare influenzando profondamente la stessa dinamica demografica.

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Capitolo 1 La prima esperienza migratoria dal Mezzogiorno dell’Italia post-unitaria alla politica fascista sulle emigrazioni 1.1 Da Regno delle Due Sicilie a Mezzogiorno 1.1.1 Il Mezzogiorno pre-unitario. Aspetti demografici I dati che riportano la condizione demografica del Regno antecedenti l’unificazione nazionale sono sviluppati dall’Officina di Statistica, struttura del Ministero dell’Interno, sorta nel 1809, durante il Decennio francese <<in applicazione del Codice Napoleonico>> con il compito di redigere <<quadri della popolazione>> in base ai vivi e ai morti (Barbagallo, 1973, p. 22). Quest’ultima è poi unificata alla Direzione municipale del censo in <<un’unica Direzione del censo nel 1836 dipendente dalla Prefettura di Polizia>> (Barbagallo, 1973, p. 22) per poi divenire nel 1851, dopo risultati insoddisfacenti, Direzione di statistica, ente sotto il controllo del Ministero dell’Interno. E’ in questi atti che è possibile stabilire che il Regno di Napoli <<passa da poco meno di cinque milioni di abitanti>> agli inizi dell’Ottocento <<a poco meno di sette milioni di abitanti nel momento dell’unità d’Italia>> con una aumento assoluto di popolazione in poco più di mezzo secolo del 40% (Barbagallo, 1973, pp. 21-23). Questa cifra approssima i dati censuari riportati dall’Istat che indicano in una popolazione di 6.614.000 nell’Italia meridionale continentale e in una popolazione di 3.018.000 per la ripartizione insulare i residenti al 1861 1 . <<Questa crescita nel Mezzogiorno fu possibile per una minore incidenza di mortalità e aumenti dei tassi di natalità conseguenti all’accrescimento della produzione agricola e ai miglioramenti dei servizi igienici e sanitari>> (Barbagallo, 1973, pp. 22-28). I quozienti di natalità sono più alti in Puglia e Basilicata (rispettivamente 40,1 e 40,7), mentre la mortalità infantile più alta nel primo periodo unitario, 1863-66, si registra in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e quella più bassa in Sardegna seguita dalla Campania, come riportato nella tabella 1.1 2 del testo di Barbagallo (1973): 1 Dal sito dell’Istat relativo ai censimenti: http://dawinci.istat.it/ 2 I quozienti di natalità e di fecondità sono calcolati nei periodi 1870-73 e 1880-83 nei censimenti. I tassi di natalità sono calcolati per 1000 abitanti, quelli di fecondità riguardano i nati vivi su 1000 donne in età feconda (15-49 anni). La mortalità infantile concerne i morti nel primo anno di vita su 1000 nati vivi.

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