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Il recupero necessario e il riuso possibile: restauro della chiesa di Santa Maria della Misericordia

La conservazione del patrimonio architettonico è un aspetto fondamentale nella società contemporanea poiché, nonostante sia un elemento essenziale per la memoria dell'uomo, è spesso minacciato dai pericoli dell'ignoranza, dell'abbandono e dell'incuria.
In questo senso, ogni attività di tutela e conservazione risulta essere imprescindibile. In particolare tali attività si esplicano applicando i principi della "conservazione integrata", definita dalla Carta Europea del Patrimonio Architettonico come il risultato dell'uso congiunto delle tecniche del restauro e la ricerca di funzioni appropriate.
La rifunzionalizzazione degli edifici di valore storico-artistico, infatti, si configura come l'azione più efficace ad assicurare la manutenzione continuativa delle strutture e la conoscenza dell'opera, e quindi il permanere di essa nella memoria storica delle comunità cittadine. Per contro, l’esclusione dalla fruizione del patrimonio culturale genera l’indifferenza nei confronti di esso e la conseguente deleteria tendenza all’incuria.
Questa trattazione si propone di dimostrare come l’attività di restauro volta al recupero di opere architettoniche abbandonate e in stato di degrado, unita al successivo riuso delle strutture così ritrovate, sia non solo l’arma più efficace in difesa dell’identità e della memoria storiche, ma rappresenti anche l’occasione per una comunità di arricchire sé stessa sia spiritualmente che materialmente.
Per procedere alla dimostrazione di questa tesi viene preso in esame il caso particolare di un edificio religioso della città di Foggia, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, detta ‘Chiesa dei Morti’, ripercorrendo la sua storia dalle origini fino al progetto e ai lavori di restauro che sono attualmente in corso.
La chiesa, fondata nel 1650 ad opera della Confraternita dei Morti, rappresenta una testimonianza architettonica unica del barocco della città di Foggia, soprattutto grazie alle opere d’arte in essa raccolte, tutti notevoli esempi del rinomato panorama della produzione artistica napoletana tra Sei e Settecento, tra cui si segnalano un soffitto ligneo a cassettoni dorato, un ciclo di 14 dipinti rappresentanti le Opere di Misericordia spirituale e corporale, e soprattutto il pregevole altare in marmi policromi commessi, con statue di marmo bianco di Lorenzo Vaccaro.
Vicissitudini storiche quali la Seconda Guerra Mondiale e l’estinzione della confraternita fondatrice hanno portato alla chiusura e all’abbandono della Chiesa dei Morti, il cui recupero è giunto ad un esito positivo solo nel 2008, con l’avvio dei lavori di restauro lungamente auspicati.
Il progetto di restauro stilato si è posto il duplice obiettivo del restauro conservativo e del riuso della struttura.
Quest’ultimo aspetto pone in risalto una serie di problematiche legate ai valori che i monumenti esprimono e perpetuano e alla loro conservazione per mezzo del restauro e della tutela.
Il riuso del patrimonio architettonico, se correttamente impostato, può apportare numerosi vantaggi per la comunità, in quanto rappresenta un mezzo efficace di riappropriazione di testimonianze storiche da parte di essa.
In questo quadro, si auspica un potenziamento delle attività di conservazione e valorizzazione nel centro storico di Foggia non solo tramite interventi diretti come il restauro, ma anche incentivando l’interesse dei cittadini verso le proprie memorie storiche e favorendo la loro conoscenza e riscoperta, che sono i presupposti essenziali nel processo di formazione di un senso di appartenenza che alimenta l’attitudine alla tutela.

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4 INTRODUZIONE La conservazione del patrimonio architettonico. Nell’ambito della quotidiana attività dell’uomo le opere architettoniche presentano uno specifico carattere che le differenzia da quello delle altre ‘arti maggiori’, scultura e pittura. Si tratta della utilitas, cioè l’attitudine di queste opere ad essere direttamente impiegate all’interno del vivere pratico degli uomini 1 . Esse hanno, dunque, una valenza utilitaria che si perpetua in virtù di quella che è la funzione precipua dell’architettura, ma altrettanto chiaramente nel corso del tempo alla utilitas si affianca tutta una serie di ulteriori valori, legati agli aspetti formali e storico-artistici dell’opera stessa. Ecco quindi che gli antichi palazzi non si limitano ad essere dei semplici edifici, ma sono altresì dei beni culturali che, in quanto tali, rappresentano un importante patrimonio per la collettività. Il Congresso sul patrimonio architettonico europeo, tenutosi ad Amsterdam nel 1975, ha stabilito appunto che “il patrimonio architettonico europeo costituisce una testimonianza della storia e della sua importanza nella 1 Cfr G. Palmerio, Il progetto di restauro, in Trattato di restauro architettonico vol 3 a cura di G. Carbonara, Torino 1996, p. 585.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Gentile Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.