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Influenza: eziologia, epidemiologia e profilassi

L’influenza è una malattia infettiva respiratoria, contagiosa e altamente diffusiva, ad andamento epidemico e a volte pandemico, dovuta a virus influenzali, tipica della stagione invernale poiché l’aria fredda diventa un veicolo ideale per la trasmissione dello stesso. Una delle particolarità del virus influenzale è la sua capacità di modificare le proprie caratteristiche antigeniche. Queste modificazioni (minori e maggiori) formano virus con nuove caratteristiche antigeniche. Le variazioni antigeniche minori (antigenic drift), che si hanno nel tipo A (ogni 2-4 anni) che nel tipo B (ogni 3-6 anni), sono responsabili delle epidemie stagionali mentre solo nel tipo A, le variazioni antigeniche maggiori danno luogo a delle pandemie (ogni 10-40 anni). Data la grande variabilità dei virus influenzali di tipo A, è stata definita una modalità di nomenclatura universale e informativa, per descrivere ciascun agente. Il sospetto di influenza generalmente è posto sulla base del seguente quadro clinico: manifestazione improvvisa di febbre, malessere, cefalea, dolori muscolari, faringite, tosse non produttiva. Tuttavia la conferma di laboratorio (isolamento del virus o dimostrazione di un aumento di anticorpi specifici) è, generalmente, troppo costosa per casi individuali o sporadici e, in ogni caso, è fatta per determinare la presenza dell’agente nella comunità, per stabilirne il tipo specifico, per studi epidemiologici e per indicare la terapia sulle cause. Per quanto riguarda la prevenzione, le misure da applicarsi sono: educazione del pubblico e dei sanitari sulle misure igieniche per evitare la trasmissione attraverso colpi di tosse e starnuti e contaminazione di oggetti; immunizzazione attiva attraverso il vaccino nelle popolazioni ritenute a maggior rischio (anziani, operatori sanitari, addetti ai servizi pubblici essenziali, individui affetti da disturbi respiratori, circolatori, renali, ecc.); profilassi farmacologica.

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1 1. INTRODUZIONE All'origine della parola italiana influenza, tuttora usata in numerose altre lingue, c’è il termine latino “influentia”. In realtà il nome rifletteva la credenza diffusa nell'antica Roma che la comparsa delle epidemie (manifestazioni improvvise di una malattia infettiva (infezione nella quale un danno funzionale è accompagnato da sintomi e segni in seguito all’invasione e moltiplicazione di microrganismi in un ospite) che si diffondono rapidamente tra gli individui di una stessa aerea) fosse strettamente correlata all'influenza di congiunzioni sfavorevoli delle stelle 1 . L’influenza è una malattia infettiva respiratoria acuta riguardanti le vie aeree (naso, gola, polmoni), causata dai virus influenzali A (70% dei casi), B (20% dei casi) e C (2% dei casi) in grado di infettare sia l’uomo che gli animali. Altamente contagiosa e diffusiva poiché il virus trovandosi sia nella saliva che nel muco della persona infetta (sorgente d’infezione) può trasmettersi ad altri individui suscettibili soprattutto per via aerea, cioè attraverso le goccioline (che possono viaggiare anche per qualche metro e rimanere sospese nell’aria a lungo) che si formano quando si starnutisce, si tossisce, si parla o si respira. Di conseguenza, poiché nella stagione fredda si tende a rimanere più a lungo in ambienti chiusi, le probabilità di venire a contatto con i virus influenzali aumentano, poiché come nell’ambiente esterno, egli resiste molto bene in situazioni di bassa temperatura ed umidità (l’aria fredda è un veicolo ideale per la trasmissione dello stesso virus). Tuttavia il contagio, però, può avvenire anche per “contatto”: se si tocca una superficie infetta, il virus può penetrare nell’organismo quando si portano le mani al naso, alla bocca o agli occhi. Alla fine del diciannovesimo secolo si riteneva che i responsabili dell’influenza fossero dei batteri ed in particolare l’Hemophilus influenzae, isolato da Pfeiffer nel 1890; ma l’era moderna iniziò ad avviarsi verso la comprensione di questa patologia, quando alla fine del 1929, Richard Shope isolò nel maiale il primo virus dell’influenza A 2 . Egli riuscì a dimostrare che una soluzione di muco filtrato prelevato da maiali infetti poteva trasmettere la malattia ad altri maiali e poiché i filtri impiegati non avevano pori sufficientemente grandi da lasciar passare i batteri, l’agente dell’influenza A doveva essere un virus.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Massimo Marinelli Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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