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La nuova architettura finanziaria internazionale e i Pvs

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Turri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco Abbate
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 280

Nella prima parte degli anni novanta si è assistito, in un contesto di crescente integrazione dei mercati finanziari internazionali, ad un impressionante aumento dei flussi di capitale privato verso i paesi in via di sviluppo (PVS) e le economie in transizione. Tuttavia la crisi finanziaria messicana e, soprattutto, quelle asiatica e russa, succedutesi in rapida successione nella seconda parte degli anni novanta, che hanno scosso duramente moltissime economie emergenti, hanno rivelato la natura estremamente volatile di larga parte dei suddetti flussi, l'estrema fragilità di molte economie emergenti, ma anche l'inadeguatezza di molti strumenti di prevenzione e gestione delle crisi. Specialmente in seguito alla crisi asiatica, la necessità di procedere ad una ''riforma dell'architettura finanziaria internazionale'' ha assunto particolare concretezza. In un processo graduale, a partire dal 1997 e 1998, si iniziò a delineare la struttura ufficiale di questa riforma, soprattutto attraverso il contributo delle principali organizzazioni internazionali (in primo piano il FMI) e di vari gruppi di lavoro sul tema. Accanto a questo processo e con notevoli influenze reciproche si sviluppava un fervente dibattito pubblico. Il fine era quello di creare ''un'architettura finanziaria internazionale rafforzata per il mercato globale del nuovo millennio che catturi tutti i benefici dei flussi internazionali di capitale e dei mercati globali, minimizzi i rischi di sconvolgimenti e protegga in maniera migliore i più vulnerabili'' (G-7, 1998b). Il processo di riforma e il dibattito connesso rimangono tuttora in corso.

Obiettivo primario di questa tesi è quello di ripercorrere i principali sviluppi del dibattito e delle riforme relative alla costituzione della nuova architettura finanziaria internazionale e di valutare i pro e i contro delle riforme proposte specificatamente in relazione ai PVS e alle economie in transizione. Abbiamo cercato di rispondere ad alcune domande essenziali, fra le quali:

(1) Questa riforma dell'architettura finanziaria internazionale era veramente necessaria? Stiamo andando nella direzione giusta? L'approccio seguito è stato coraggioso o minimalista? A che punto è la fase di attuazione delle riforme rispetto a quella di dibattito?
(2) Il ruolo dei PVS nelle riforme è stato rilevante? Che conseguenze hanno le riforme attuate o in via di attuazione su di loro? Il peso delle riforme è stato equamente distribuito fra paesi debitori, i creditori e le istituzioni finanziarie internazionali (IFI)?
(3) Le critiche alla quali sono state sottoposte le IFI nelle recenti crisi finanziarie sono giuste? Le riforme strutturali e del ruolo delle IFI, in particolare del FMI, sono state adeguate ai cambiamenti del contesto in cui operano?
(4) Quale ruolo rimane aperto per i controlli dei capitali a livello nazionale in funzione prudenziale nella nuova architettura finanziaria internazionale? Quale rapporto deve intercorrere fra di essi e il rafforzamento della regolamentazione e della vigilanza prudenziale? Quale azioni sono richieste alle IFI a riguardo?

In conclusione ci siamo chiesti, mantenendo ancora una volta un punto di vista solidale con le esigenze dei PVS, quali ulteriori passi potrebbero essere ancora fatti per procedere nella riforma dell'architettura del sistema finanziario internazionale.

La tesi è divisa in due parti. La prima, di carattere più generale e di tipo panoramico sui problemi e le proposte alla base del dibattito della riforma del sistema finanziario internazionale, consta di due capitoli. La seconda, composta di tre capitoli, approfondisce le tematiche nuovamente attuali, alla luce dei recenti sviluppi, dei rapporti fra liberalizzazione del conto capitale e fragilità finanziaria di un paese. Essa indaga inoltre su di un possibile ruolo di forme di restrizioni dei flussi di capitali nella prevenzione e gestione delle crisi finanziarie. Il dibattito generale è supportato dall'analisi dettagliata di tre casi empirici per esso particolarmente rilevanti: le esperienze cilena, malese e indiana con diverse tipologie di controlli dei capitali. Nelle conclusioni generali sono esposte delle osservazioni personali e si delineano le risposte agli interrogativi poc'anzi espressi facendo riferimento alla tesi nel suo complesso.

L'appendice 1, fornisce al lettore un quadro degli eventi delle principali crisi finanziarie degli anni novanta che hanno colpito i paesi emergenti e dalle quali è sorta l'esigenza della riforma del sistema finanziario internazionale. Nell'appendice 2 sono elencati i principali attori delle riforme ed è sintetizzata l'evoluzione recente del dibattito e delle riforme, suddiviso secondo le aree di interesse.

Una sintesi dei principali contenuti e conclusioni è reperibile in un ampio sommario.

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xv SOMMARIO Nella prima parte degli anni novanta si è assistito, in un contesto di crescente integrazione dei mercati finanziari internazionali, ad un impressionante aumento dei flussi di capitale privato verso i paesi in via di sviluppo (PVS) e le economie in transizione. Tutto questo portò grandi speranze sulle possibilità di sviluppo dei paesi emergenti in particolare e sulla crescita mondiale in generale. Tuttavia la crisi finanziaria messicana e, soprattutto, quelle asiatica e russa, succedutesi in rapida successione nella seconda parte degli anni novanta, che hanno scosso duramente moltissime economie emergenti, hanno rivelato la natura estremamente volatile di larga parte dei suddetti flussi, l'estrema fragilità di molte economie emergenti, ma anche l'inadeguatezza di molti strumenti di prevenzione e gestione delle crisi. Specialmente in seguito alla crisi asiatica, occorsa in paesi additati fino a poco prima come miracoli di sviluppo economico, la necessità di procedere ad una "riforma dell'architettura finanziaria internazionale" ha assunto particolare concretezza. In un processo graduale, a partire dal 1997 e 1998, si iniziò a delineare la struttura ufficiale di questa riforma, soprattutto attraverso il contributo delle principali organizzazioni internazionali (in primo piano il FMI) e di vari gruppi di lavoro sul tema. Accanto a questo processo e con notevoli influenze reciproche si sviluppava un fervente dibattito pubblico (governi, accademici, operatori finanziari, istituzioni private, centri di ricerca economica, ecc.). Il fine era quello di creare "un'architettura finanziaria internazionale rafforzata per il mercato globale del nuovo millennio che catturi tutti i benefici dei flussi internazionali di capitale e dei mercati globali, minimizzi i rischi di sconvolgimenti e protegga in maniera migliore i più vulnerabili" (G-7, 1998b). Il processo di riforma e il dibattito connesso rimangono tuttora in corso. Obiettivo primario di questa tesi è quello di ripercorrere i principali sviluppi del dibattito e delle riforme relative alla costituzione della nuova architettura finanziaria internazionale e di valutare i pro e i contro delle riforme proposte specificatamente in relazione ai PVS e alle economie in transizione. Considerando le diverse aree, che il dibattito ufficiale sulla riforma ha individuato come centrali, cercheremo di rispondere ad alcune domande essenziali, fra le quali: (1) Questa riforma dell'architettura finanziaria internazionale era veramente necessaria? Stiamo andando nella direzione giusta? L'approccio seguito è stato coraggioso o minimalista? A che punto è la fase di attuazione delle riforme rispetto a quella di dibattito? (2) Il ruolo dei PVS nelle riforme è stato rilevante? Che conseguenze hanno le riforme attuate o in via di attuazione su di loro? Il peso delle riforme è stato equamente distribuito fra paesi debitori, i creditori e le istituzioni finanziarie internazionali (IFI)? (3) Le critiche alla quali sono state sottoposte le IFI nelle recenti crisi finanziarie sono giuste? Le riforme strutturali e del ruolo delle IFI, in particolare del FMI, sono state adeguate ai cambiamenti del contesto in cui operano? (4) Quale ruolo rimane aperto per i controlli dei capitali a livello nazionale in funzione prudenziale nella nuova architettura finanziaria internazionale? Quale rapporto deve intercorrere fra di essi e il rafforzamento della regolamentazione e della vigilanza prudenziale? Quale azioni sono richieste alle IFI a riguardo?

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Parole chiave

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crisi finanziarie
economia cilena
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economia internazionale
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fondo monetario internazionale
paesi in via di sviluppo
pvs

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