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La Camera del Lavoro di Mantova dalla nascita alla fine della Prima Guerra Mondiale (1900-1918)

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Cagossi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Maurizio Antonioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

Il percorso seguito dalla Camera del lavoro, e dal sindacato mantovano in particolare, è simile a quello seguito dalla maggior parte delle organizzazioni dell’epoca, lombarde nello specifico, con alcune originali peculiarità. Si possono evidenziare la riunione, in un unico organismo, delle organizzazioni economiche e politiche; la differenziazione tra Camera del lavoro di città e provinciale; una certa indipendenza che alcune leghe di miglioramento riescono a mantenere, come ad esempio quella dei muratori; una netta divisione, almeno fino alla costituzione della Camera provinciale, tra organizzazioni sindacali legate alla lavorazione della terra da altre legate soprattutto alle attività artigianali. La ricerca si basa principalmente sull'analisi di quotidiani e periodici locali, vista la generale mancanza di fonti ufficiali d'archivio, tranne poche eccezioni che sono andate distrutte durante le prime violenze da parte del movimento fascista. Difficile è stato determinare il punto di partenza della storia del movimento sindacale mantovano, la metà degli anni 70 del XIX secolo è la scelta fatta per questa ricerca. Nell'aprile 1874 le prime aggregazioni di operai, muratori e falegnami, ai quali si uniranno altre categorie, decidono di riunirsi e chiedere rivendicazioni salariali, orarie e non a giornata, e miglioramenti delle condizioni di lavoro; si arriva anche allo sciopero. Solo nell'anno 1876, grazie a Francesco Siliprandi, si avrà la fondazione dell'Associazione generale dei lavoratori di città e provincia con circa duemila aderenti, di questi ben l’85% erano lavoratori nell'agricoltura. Le agitazioni contadine degli anni ottanta del XIX secolo culminano ne "La boje", tra i primi movimenti di protesta contadina. Dopo i primi segnali culminati con lo sciopero del 1874 ci vogliono più di venticinque anni prima che anche a Mantova si costituisca la Camera del lavoro, nonostante nelle province limitrofe, ed in Lombardia in particolare, diverse siano già funzionanti dagli anni Novanta. Solo con l'avvento di un'Amministrazione comunale retta dai "partiti popolari" - radicali, repubblicani e socialisti - si concretizza la nascita della Camera del lavoro, sia con la concessione del sussidio annuale, ma anche perché nel programma di governo della coalizione vincitrice viene sollecitato lo sviluppo delle organizzazioni operaie. La Camera del lavoro nasce - siamo nel settembre del 1900 - soprattutto come fenomeno cittadino e dal punto di vista politico è molto vicina ai radicali piuttosto che ai socialisti. Il 1904 si apre con la Camera del lavoro che sembra sempre più in crisi sia per vicende interne, sia perché si fa sentire l'influenza socialista-rivoluzionaria che ha già conquistato il socialismo mantovano esprimendo in Enrico Dugoni il proprio leader. Un anno più tardi la corrente rivoluzionaria del socialismo controlla tutte le organizzazioni politiche ed economiche mantovane, il Partito, la Federterra e la Camera del lavoro; ma anche i due giornali di ispirazione socialista «La Provincia di Mantova» e «La Nuova Terra». Si chiude così, siamo all'inizio del 1908, il primo ciclo della Camera del lavoro di Mantova, che ha avuto il suo apice proprio quando l'autonomia dai partiti è stata più forte. L'esperienza della Confederazione socialista mantovana presto si conclude, anche perché Dugoni si trova contro sia il Partito Socialista Italiano, sia la Confederazione generale del lavoro di fresca costituzione; senza dimenticare che al Convegno confederale di Firenze del 1907 viene ribadita una certa autonomia del sindacato dal partito. Alla luce di questa nuova evoluzione in senso riformista del socialismo mantovano, e di Dugoni in particolare, e grazie anche alla vittoria alle amministrative del 1909 dell'alleanza radicale e socialista, la Camera del lavoro di Mantova rinasce ed è sempre un fenomeno cittadino e legato al Comune di Mantova, che ne rinnova il sussidio. Bisogna aspettare ancora tre anni, il 1912, perché veda la luce la Camera del lavoro provinciale, naturale sviluppo del sindacalismo mantovano, con relativa adesione alla Confederazione generale del lavoro. Prima dell'inizio della prima Guerra Mondiale si tiene proprio a Mantova il IV Congresso della Confederazione generale del lavoro, nel quale si evince il passaggio definitivo di Enrico Dugoni, segretario generale della Camera del lavoro provinciale, al riformismo socialista. Con l'entrata in guerra dell'Italia la Camera del lavoro mantovana abbandona le forme classiche di agitazione e di sciopero. Alla fine del conflitto le posizioni della Confederazione generale del lavoro, riformiste, si scontrano con quelle del P.S.I., rivoluzionarie, mentre a Mantova sia la Camera del lavoro che il partito sono concordi con la linea riformista. Il successo della rivoluzione bolscevica arriva nella provincia mantovana, ma la dirigenza riformista, del partito e della Camera del lavoro, modera gli impeti e le aspettative del "fare come in Russia".

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- IV - INTRODUZIONE   Il percorso seguito dalla Camera del lavoro, e dal sindacato mantovano in particolare, è simile a quello seguito dalla maggior SDUWHGHOOHRUJDQL]]D]LRQLGHOO¶HSRFDORPEDUGHQHOORVSHFLILFRFRQ alcune originali peculiarità. Si possono evidenziare la riunione, in un unico organismo, delle organizzazioni economiche e politiche; la differenziazione tra Camera del lavoro di città e provinciale; una certa indipendenza che alcune leghe di miglioramento riescono a mantenere, come ad esempio quella dei muratori; una netta divisione, almeno fino alla costituzione della Camera provinciale, tra organizzazioni sindacali legate alla lavorazione della terra da altre legate soprattutto alle attività artigianali. La ricerca si basa principalmente sull'analisi di quotidiani e periodici locali, vista la generale mancanza di fonti ufficiali d'archivio, tranne poche eccezioni che sono andate distrutte durante le prime violenze da parte del movimento fascista. In particolare, nell'aprile 1921 si incendiano e si distruggono la Camera del lavoro provinciale, poco dopo quella cittadina e quella di Suzzara, oltre alle sedi delle cooperative sparse in tutto il territorio provinciale, mentre il giornale «La Nuova Terra», organo della Federazione provinciale socialista e cassa di risonanza della Camera del lavoro, si trasforma nell'organo del Segretariato economico mantovano, espressione del sindacalismo fascista. I giornali esaminati principalmente sono «La Provincia di Mantova», che passa da "giornale della Democrazia Sociale" a

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