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La disciplina delle Controlled Foreign Companies (CFC): profili sostanziali e procedimentali

Il presente lavoro si presenta come un'analisi dettagliata e aggiornata, sia dal punto di vista giuridico che economico, della disciplina sulle "controlled foreign companies", nell'ambito nazionale, anche alla luce delle modifiche introdotte dal d.l. 78/2009 ("decreto aniticrisi"), ed internazionale.
Partendo da concetti fondamentali come elusione,evasione e pianificazione fiscale internazionale, che rappresentano lo sfondo nel quale l'argomento trattato si inserisce, essendo la disciplina sulle partecipate estere, sicuramente, una delle direzioni verso cui si muovono gli strumenti per neutralizzare l'erosione di base imponibile nazionale che avviene attraverso la sistematica delocalizzazione degli investimenti all'estero da parte di un soggetto residente, il lavoro in oggetto si snoda nel descrivere dettagliatamente, da una parte, la disciplina cfc italiana, sottolineandone gli aspetti fondamentali (genesi, evoluzione nel tempo fino ai più recenti aggiornamenti in precedenza richiamati, analisi dettagliata degli aspetti soggettivi e oggettivi della disciplina in materia si società controllate e collegate estere, il credito d'imposta, la doppia imposizione economica, i regimi fiscalmente privilegiati...) e la disciplina sull'interpello e il rapporto tra il trust e la cfc (cui sono dedicati due capitoli separati) e, dall'altra parte, i profili internazionalistici e comunitari della materia in esame: si analizzano le diverse discipline estere che adottano, nel loro ordinamento fiscale, una disciplina cfc (tra cui l'ambito statunitense,francese,tedesco,inglese,portoghese,svedese,danese,spagnolo...), al fine di rendere un paragone tra loro e con la nostra normativa adottata; si analizzano i diversi rapporti Ocse aventi ad oggetto la cfc legislation, i rapporti che le cfc rules hanno con le convenzioni internazionali e con il diritto comunitario attraverso l'esame della loro compatibilità con le libertà fondamentali di stabilimento e circolazione di capitali, concludendo con l'importantissima sentenza Cadbury Schweppes, che rappresenta un punto fermo in materia.

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Introduzione Negli ultimi cinquant'anni, i processi di globalizzazione e di evoluzione dei sistemi di comunicazione, l'intensificarsi del commercio internazionale e l'apertura delle frontiere, hanno portato un aumento significativo delle pratiche elusive e, di conseguenza, ad una consistente perdita di gettito tributario ad opera del trasferimento delle basi imponibili verso Paesi fiscalmente più vantaggiosi. È proprio per questo motivo che, nel corso degli ultimi anni, i governi dei Paesi più industrializzati hanno concentrato la loro attenzione sulle manovre generalmente utilizzate dai contribuenti per localizzare le attività cd. “mobili altamente profittevoli” (inter alia attività finanziarie) in giurisdizioni caratterizzate dalla presenza di regimi fiscali agevolati o di incentivi che consentono un livello d’imposizione dei redditi significativamente ridotto; attenzione che si è concretizzata, effettivamente, nell'introduzione, in ciascun regime fiscale nazionale, di un elevato numero di norme intese a limitare pratiche che possono comportare erosioni di “basi imponibili”. Il Codice di Condotta del 1997, a livello comunitario, e il Rapporto OCSE del 1998 (Harmful Tax Competition: An emerging global issue) 1 , a livello internazionale, suggerivano ed erano finalizzati alla creazione di una piattaforma comune per combattere la “concorrenza fiscale dannosa” svolta da alcuni Paesi a scapito di altri 2 . Tra le misure auspicate a livello internazionale, un ruolo primario sembra essere affidato alla normativa comunemente conosciuta come Controlled Foreign Company (di seguito “CFC”), che riflettono quell'esigenza degli Stati di combattere unilateralmente il ricorso alla costituzione di società in giurisdizioni a bassa tassazione da parte di soggetti residenti. Anche il legislatore italiano, come si evince chiaramente dalla lettura della 1 Quest'ultimo ha tracciato il modello della CFC legislation che gli Stati membri dell'OCSE dovrebbero adottare, sulla base delle Raccomandazioni fornite, secondo due distinte fasi: la prima prevede, per gli Stati che ne risultino sprovvisti, l'introduzione della normativa interna in materia di CFC; la seconda, prevista per gli Stati nei quali è in vigore una normativa CFC, richiede l'applicazione della stessa alle cd. “pratiche fiscali dannose”. 2 Per un esame più approfondito si confronti il capitolo sesto del presente lavoro. 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gabriele Dall'asta Contatta »

Composta da 392 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.