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Le categorie dell'esistenza in Kierkegaard

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Costanzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Massimo Vittorio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

La questione fondamentale della seguente tesi è tentare di rispondere alla questione delfica – conosci te stesso - attraverso lo studio analitico di tre principali categorie dell’ Esistenza: Soggettività, Angoscia, Disperazione. Ad ognuna di esse viene dedicato un capitolo e da ognuno di essi si tenta di estrapolare una parziale risposta alla domanda filosoficamente più essenziale e, al contempo, complessa: Cos’è l’esistenza? Cos’è l’uomo?
Proprio perché ci si occupa dell’esistenza il primo capitolo viene dedicato interamente alla soggettività. Lo sviluppo del suddetto concetto avviene principalmente attraverso l’Analisi di due opere pseudonime: “Preventivamente definiamo l’esistenza come: il soggetto che agendo sceglie. Ciò che verrà fatto qui è mostrare la correttezza di una tale definizione, attraverso l’analisi degli Stadi sul cammino della vita e di alcune parti di Enter-Eller allo scopo di comprendere come il filosofo danese abbia inteso l’individualità e la soggettività e in relazione a cosa” (p. 4).
Nel secondo capitolo vi è una analisi accurata de Il concetto dell’Angoscia. Le questioni più rilevanti che emergono dai paragrafi centrali ( 2.2, 2.2.1) sono due: 1) Rapporto tra Angoscia e peccato e 2) Rapporto tra Angoscia e libertà. Il nesso angoscia - libertà - peccato è riassumibile in tal modo: “il peccato nasce con libertà perché abbiamo detto che l’uomo, immerso nel divenire, diviene e muta per libertà; e se questo è vero allora il peccato dell’uomo è il frutto del suo essere un ente libero per natura” (p. 74). L’angoscia non è altro che quel vuoto esistenziale causato dalla caduta nel peccato del primo uomo e di ogni uomo, dal passaggio da uno stato di innocenza (prima della caduta), e dunque di ignoranza, ad uno stato di conoscenza in cui ciò che si conosce è la libertà, che null’altro è se non la stessa possibilità della libertà. Questa ultima ci rinvia alla possibilità della Libertà, vale a dire alla possibilità della Redenzione che ci porta verso l’essere assolutamente Libero, Dio. Il capitolo si chiude infatti con tre paragrafi che approfondendo il concetto di libertà, in relazione all’angoscia, mostrano 1) la natura contraddittoria dell’ente uomo che da un lato è libero e dall’altro legato alla necessità della natura 2) la possibilità della redenzione che, secondo Kierkegaard, può toglierci dalla nostra condizione contraddittoria e peccaminosa. Per cui “ l’unico atteggiamento che, per Kierkegaard, è accettabile è la presa di coscienza della propria imperfetta condizione ontologica a favore di una elevazione del proprio sé verso quell’unico ente veramente Libero che è Dio” (p. 120).
Giungiamo così al terzo capitolo che tratta della categoria della Disperazione, in relazione ad alcune parti di Enter – Eller ed all’analisi puntuale de La malattia mortale . Quest’ultima è un’opera edificante, per cui ho ritenuto opportuno non tentare alcuna laicizzazione di questa categoria nel corso dell’analisi. Mentre l’angoscia può rivelarci la nostra natura e la nostra essenza di enti contraddittori ed esistenzialmente vacui, la disperazione prende la natura umana così com’è e la pone dinanzi a Dio. L’Io così è un processo, è una diacronicità essenziale imbrigliato nella sua natura antinomica e paradossale. La disperazione è dunque in primis la categoria dell’impossibilità dell’Io di auto fondarsi da sé. La questione a cui Kierkegaard cerca risposta può essere sintetizzata così: Dio è l’Essere della Libertà che “con un dono ha posto l’uomo così com’è, dandogli la possibilità di ritornare a Lui o di rimanere imbrigliati nella mondanità” (p. 134-135). Il problema fondamentale de La malattia mortale è proprio questo. La disperazione è una malattia universale che, per quanti gradi al proprio interno possa presentare, è inerente all’umano fin quando il Singolo non decida di gettarsi con fede nelle braccia dell’Assoluto. Quest’opera edificante che, nello slancio del singolo verso il trascendente, sembra annullare ogni altra possibilità di vita termina “mettendo in luce il contrasto primo e ultimo, quello tra Peccato e Fede, che distingue nettamente chi sta, più o meno volontariamente (o più o meno consapevolmente), nella disperazione e chi invece la supera buttandosi nelle braccia dell’assoluto e del trascendente. Ecco lo stato «in cui non c’è nessuna disperazione: cioè nel rapportarsi a se stesso e volendo essere se stesso l’Io si fonda, trasparente, nella potenza che l’ha posto»” ( p. 182).

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5    INTRODUZIONE C’è un interessante volumetto intitolato L’Esistenzialismo che recita così: «L’esistenza è diventata filosofia. Ed è questa l’antinomia più paradossale che si agita nell’intimità di ogni ricerca esistenzialistica: proprio la filosofia, che ha reclamato il diritto di liberare la concreta esistenza dell’uomo da ogni schematica astrazione della ragione filosofica, ha trasformato l’esistenza in un problema filosofico» 1 . Vale a dire, l’esistenzialismo non guarda la realtà esterna a sé ma la stessa realtà soggettiva capace di interrogarsi su sé stessa; questa realtà è propriamente l’uomo. Nel pormi la questione dell’esistenza e della filosofia esistenziale mi son proposto di ricercare cosa fosse l’uomo attraverso il pensiero del filosofo danese S. Kierkegaard, il quale inaugura il pensiero dell’esistenzialismo attraverso il dispiegarsi di alcune categorie dell’esistenza. La questione fondamentale della seguente tesi è tentare di rispondere alla questione delfica – conosci te stesso - attraverso lo studio analitico di tre principali categorie dell’ Esistenza: Soggettività, Angoscia, Disperazione. Ad ognuna di esse viene dedicato un capitolo e da ognuno di essi si tenta di estrapolare una parziale risposta alla domanda filosoficamente più essenziale e, al contempo, complessa: Cos’è l’esistenza? Cos’è l’uomo? Proprio perché ci si occupa dell’esistenza il primo capitolo viene dedicato interamente alla soggettività. Lo sviluppo del suddetto concetto avviene                                                             1  E. Paci, L’esistenzialismo, Cedam, Padova, 1943, p. 5. 

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