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Rousseau e Voltaire: Il terremoto di Lisbona

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Azzolina
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Giuseppe Pezzino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 236

Nel 1756 Rousseau e Voltaire ebbero modo di dialogare e scriversi, grazie ad un evento che fece molto riflettere l’intera Europa, ossia il terremoto di Lisbona.
Il terremoto, verificatosi il 1 Novembre del 1755, aveva cambiato il modo d’interpretare le catastrofi.
Prima le catastrofi erano spiegate ricorrendo quasi sempre all’idea di una furente divinità, la quale puniva gli uomini per i mali che, incuranti dei comandamenti divini, si ostinavano a commettere.
Dal 1755 con il terremoto di Lisbona, invece, si contribuirà a fare avanzare la modernità, proponendo delle spiegazioni scientifiche del sisma, che potessero essere legate ad approcci di natura empirica e non più metafisica.
Il primo che si muoverà in questa direzione sarà I. Kant.
Kant, nei suoi scritti sul terremoto, non avrà interesse nel discutere del terremoto in termini morali, bensì solo in termini fisici, ovvero di come avviene un sisma.
In precedenza, Voltaire e Rousseau, non avevano cercato chiarimenti empirici per comprendere la natura di un terremoto, ma avevano indagato sul perché il terremoto avvenga, rispondendo in maniera diffe-rente.
Voltaire nel suo Poème sur le désastre de Lisbonne condanna la natura, in quanto portatrice di sofferenza per tutte le creature che ne fanno parte.
Rousseau nella Lettre à M. de Voltaire del 18 Agosto 1756 accusa Voltaire di essere troppo duro nella sua interpretazione della natura, e soprattutto di essere un irriconoscente verso quella stessa natura che tanti benefici gli dona ogni giorno.
Voltaire, d’altra parte, non accetta l’idea di una natura ove tutte le parti cooperano a favore del tutto, e dove a causa di questa cooperazione, tanto celebrata da Pope, le parti possono e devono sacrificarsi.
Non ha senso per Voltaire giustificare ogni fatto naturale con il pretesto che questo sia necessario per il mantenimento dell’universo intero.
Per Rousseau, al contrario, questo assunto è indispensabile. Non si può accettare l’idea di una natura che privilegi una parte piuttosto che un’altra. I figli di madre natura sono tutti uguali.
Essendo tutti uguali, non c’è motivo di lamentarsi se durante un sisma, oltre a morire gli animali, muoiono anche gli uomini.
Voltaire rivendica il fatto che, in ogni caso, gli esseri umani anche se parti del tutto, sono parti pensanti e quindi hanno un fardello da portare che le altre parti non conoscono.
Gli uomini pensano e soffrono quando un terremoto uccide migliaia di bambini innocenti che non hanno potuto assaporare le bellezze della vita.
Voltaire rivendica la dignità dell’uomo che sta nel pensiero e lo innalza ad una condizione superiore.
Rousseau non fa questa differenza, anzi per lui una morte prematura non è detto che debba essere qualcosa da giudicare in termini solo negativi.
La morte prematura può salvare da mali peggiori, infinitamente più difficili da sopportare, mali voluti e accentuati dagli uomini, non dalla natura.
Voltaire non muove nessun tipo d’accusa agli uomini per le morti verificatesi a causa del terremoto. La sola responsabile è la natura, ed il solo da interrogare è Dio, perché la natura è muta.
Rousseau, invece, accusa esplicitamente gli uomini delle morti del terremoto di Lisbona.
Gli uomini si intestardiscono nel costruire case a più piani, che facilmente cadono loro addosso, quando si verifica un sisma.
E, cosa anche più grave, i cittadini di Lisbona non lasciarono quelle ca-se subito per mettersi in salvo, ma persero del tempo prezioso per raccogliere i propri beni, giudicando erroneamente di non poter vivere senza questi.
L’avidità umana ha consegnato più morti alla natura non responsabile di nulla.

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