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Correlazioni tra la qualità del restauro coronale e la prognosi del trattamento endodontico

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Simone Balocco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Odontoiatria e protesi dentaria
  Relatore: Silvia Pizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

L’obiettivo della tesi, basata su una revisione sistematica della letteratura, è evidenziare ed argomentare l’impatto del mantenimento di un sigillo coronale integro sulla prognosi a lungo termine di elementi dentari trattati endodonticamente.
Lo svolgimento procede da una discussione sulle cause di infiltrazione marginale dell’otturazione endodontica: ricerche sperimentali hanno determinato i pattern di ricontaminazione dei canali pulpari in relazione al tempo di esposizione al cavo orale; vengono esaminate analogie e incongruenze tra studi in vitro e in vivo, limiti tecnici dei modelli sperimentali e rilevanza clinica.
Considerazioni critiche sui passaggi intermedi della terapia endodontica, con particolare rilievo alla fase di detersione chemomeccanica, sottolineano come varianti anatomiche del sistema canalare, combinate all’ inefficacia dei comuni irriganti nella rimozione totale di batteri e residui organici, possano creare le condizioni predisponenti alla percolazione di fluidi all’interfaccia tra cemento e dentina; vengono presentate tecniche operative modificate, quali l’irrigazione passiva a ultrasuoni o l’utilizzo del laser Nd:Yag, recentemente testate per migliorare la detersione dei muri canalari.
I materiali da restauro provvisorio rappresentano un presidio essenziale per mantenere isolati i canali pulpari trattati durante gli intervalli di tempo tra le sedute e fino alla realizzazione della ricostruzione definitiva, scongiurandone la ricontaminazione batterica; gli studi citati sottolineano i fattori non modificabili presenti nel cavo orale – tra tutti le escursioni termiche ed i carichi occlusali – che possono pregiudicare l’integrità del sigillo marginale dei prodotti più diffusi (cementi all’ossido di zinco-eugenolo e solfati di calcio). Tra le alternative, vengono valutati materiali adesivi (cementi vetroionomerici) e preparazioni che prevedono il posizionamento di sottofondi a sigillare l’estremità coronale dei canali radicolari, sfruttando le piccole dimensioni di questi spazi anatomici e le pareti interamente costituite da dentina sana.
Il lavoro si conclude con una panoramica sui restauri definitivi: per quanto riguarda i restauri diretti, vengono prese in considerazione le otturazioni in amalgama e le problematiche correlata al gap tra il margine del restauro e le pareti cavitarie; i materiali adesivi e l’effetto dell’umidità delle superfici dentinali sulla polimerizzazione; il possibile utilizzo di bonding dentinali come sigillanti e le interazioni negative con l’eugenolo contenuto nei cementi endodontici.
I restauri indiretti presentano problematiche correlate alla protezione del post-space prima dell’alloggiamento del perno e alla tenuta del cemento all’interfaccia tra perno e dentina canalare.
Le conclusioni evidenziano come non esista attualmente nessun materiale dentario che garantisca un sigillo dell’endodonto a tempo indeterminato: un successo prognostico deriva dalla combinazione di una terapia endodontica eseguita a regola d’arte con un corretto piano di trattamento conservativo o protesico e da un corretta gestione del tempo, mirata al realizzo del restauro definitivo nel minor tempo possibile.

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3 1.) INTRODUZIONE 1.1.) La prognosi in endodonzia: metodi di valutazione Sin dagli esordi della pratica endodontica, uno dei maggiori argomenti dibattuti dai ricercatori è stato la determinazione della percentuale di successi prognostici preventivabili dopo l’esecuzione della terapia canalare; ne deriva che un argomento correlato alla questione è sicuramente la valutazione del miglior metodo possibile per determinare successi e fallimenti (1) . Il sistema di valutazione più comune consiste nell’esecuzione di radiografie di controllo a distanza: Ingle e Beveridge hanno riportato una percentuale di successi prossima al 95% in uno studio condotto su valutazioni radiografiche (2) ; tuttavia questo metodo è stato messo in discussione da numerosi autori che ne hanno denunciato i limiti, quali incongruenze di interpretazione delle radiografie tra diversi operatori ed errori tecnici di esecuzione (3-6) . E’ stato evidenziato come esaminatori differenti, testati sulla valutazione di un medesimo campione di elementi trattati endodonticamente, concordavano su una definizione di successo clinico in meno della metà dei casi; ancora più significativo è il riscontro che spesso i singoli operatori, durante rivalutazione dei campioni a distanza di tempo, fornivano giudizi in disaccordo con quanto avevano refertato in prima lettura (4) . Nell’intento di ottenere valutazioni prognostiche uniformi e riproducibili, Meeuwissen e Eschen hanno proposto di far coincidere la definizione di fallimento endodontico con la necessità di estrazione dell’elemento dentario trattato (7) ; Seidberg ha utilizzato questo criterio per realizzare un report su una serie di casi, e ha dedotto che i fallimenti non sono sempre imputabili a terapie canalari incongrue ma che molti sono invece correlabili a restauri coronali inefficaci (8) .

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Parole chiave

adesivi
amalgama
carichi occlusali
cicli termici
detersione
endodonzia
eugenolo
infiltrazione batterica
perni
post-space
prognosi
restauro provvisorio
sigillo marginale

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