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Aborto e contraccezione nella cultura arabo-islamica. La prospettiva del mediatore linguistico-culturale in ambito sanitario.

Informazioni tesi

  Autore: Laura Parmisciano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Interfacoltà: Lettere e Filosofia - Scienze Politiche
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Jolanda Guardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

Il presente studio nasce da una riflessione sull’attuale processo di trasformazione della società italiana in una società multietnica e multiculturale, nella quale si sta affermando la necessità di dotarsi di nuovi strumenti per rapportarsi alle diversità linguistico e culturali degli individui che oggi usufruiscono dei servizi italiani negli ambiti più disparati.
In particolare contesti particolarmente densi di significati culturali come strutture sanitarie quali ospedali e consultori familiari, richiedono in maniera crescente l’introduzione di una figura professionale in grado non solo di abbattere le barriere linguistiche col paziente straniero, ma soprattutto di approcciarsi in maniera corretta al suo universo simbolico.
In tale ottica si colloca la presente analisi che si propone di fornire dei contributi alla comprensione dell’universo culturale che fa da sfondo alle pratiche messe in atto dai singoli individui di cultura arabo-musulmana, intorno alle problematiche dell’aborto e della contraccezione.
Abbiamo analizzato la rappresentazione dell’aborto e della contraccezione nella cultura arabo-musulmana collocandoci in tre diversi contesti: la medicina, l’Islam sunnita e lo stato.
Il primo capitolo, dedicato alla medicina araba medievale e al suo rapporto con la salute femminile, fornisce un quadro dello sviluppo originale delle conoscenze di ginecologia ed ostetricia nell’arte medica araba, con particolare riferimento alla trattazione di aborto e contraccezione in due testi: un trattato del IX secolo del medico andaluso Al-Qurtubi intitolato “Il libro della generazione del feto e del trattamento delle donne incinte e dei neonati” e il celebre “Canone della medicina” di ibn Sina, reperito in lingua araba.
Il secondo capitolo, dedicato alla prospettiva islamica, analizza le principali argomentazioni e prescrizioni su aborto e contraccezione elaborate su base giuridica e teologica in seno alla giurisprudenza musulmana classica (fiqh), a partire dal Corano e dalla sunna.
In particolare è emerso che, dal momento che i Testi sacri non forniscono indicazioni chiare ed esplicite circa la liceità di aborto e contraccezione, l’elaborazione della dottrina islamica su questi temi è risultata complessa, dando esiti molto eterogenei nelle diverse scuole giuridiche.
Particolare attenzione è dedicata poi alla posizione del filosofo e giurista šafi’ita al-Ġazali, dal momento che la sua dissertazione costituisce la prima analisi interpretativa dettagliata sul tema della contraccezione.
Il terzo capitolo si occupa della legislazione in materia di aborto attualmente in vigore in Algeria, Marocco e Tunisia. La scelta di questi tre paesi è motivata, oltre che da una serie di considerazioni sulle componenti degli attuali flussi migratori verso il nostro paese, dalla presenza di alcune caratteristiche comuni, quali il periodo di dominazione coloniale francese e la diffusione della scuola giuridica malikita che si distingue come la più rigorista in materia di aborto.
Il rapporto tra diritto positivo degli stati e quanto prescritto dal diritto islamico e da quello coloniale ha portato ad esiti differenti nei singoli paesi dipendendo da una serie di fattori quali: il processo di decolonizzazione, la classe politica al potere, la crescita demografica, il rapporto tra interessi politici, religione e modernità e la definizione dei ruoli di genere. In particolare indicatori di quest’ultimo fattore sono le rispettive legislazioni in materia di diritto di famiglia e statuto personale, brevemente analizzate alla fine del capitolo.
All’interno del quadro descritto, è emerso che Marocco e Algeria attuano una politica restrittiva, consentendo l’aborto solo ai fini della salvaguardia della salute della madre.
La Tunisia si distingue invece come il paese più liberale in quanto attualmente autorizza il libero ricorso all’aborto, terapeutico o sociale, praticato nei primi tre mesi di gravidanza. Ciò è da ricondurre al radicale processo di riforma che la Tunisia ha messo in atto nella direzione di una più equa definizione dei ruoli di genere.

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3 Introduzione Il presente studio nasce da una riflessione sulle potenzialità della figura del mediatore linguistico e culturale operante in ambito sanitario. Nel contesto di trasformazione della società italiana in una società multietnica e multiculturale, infatti, si sta sempre di più affermando la necessità di dotarsi di nuovi strumenti per rapportarsi alle diversità linguistico- culturali degli individui che fruiscono oggi dei servizi italiani negli ambiti più disparati. In particolare le strutture operanti nel settore sanitario come ospedali e consultori familiari, si caratterizzano come contesti particolarmente densi di significati culturali (la malattia, il dolore, la morte). Di conseguenza nel trattamento del paziente straniero sarebbe di fondamentale importanza non solo essere in grado di comunicare col paziente rimuovendo le barriere linguistiche, ma anche avere padronanza di strumenti culturali che consentano di approcciarsi all’universo simbolico del paziente straniero in maniera corretta. In tale ottica si colloca la presente analisi che si propone in particolare di fornire dei contributi alla comprensione degli approcci e delle pratiche messe in atto dagli individui di cultura arabo-musulmana intorno alle problematiche dell’aborto e della contraccezione. Delineiamo innanzitutto il nostro campo di studio definendo cosa intendiamo per cultura arabo-musulmana. L’espressione “paesi arabi” si riferisce convenzionalmente al complesso di paesi che fanno parte della Lega degli Stati Arabi e che presentano come lingua ufficiale e maggioritaria l’arabo, ovvero: Algeria; Arabia Saudita; Bahrein; Egitto; Giordania; Emirati Arabi Uniti; Iraq; Kuweit; Libano; Libia; Marocco; Oman; Palestina; Qatar; Siria; Sudan; Tunisia; Yemen. Tale regione è caratterizzata dall’assoluta prevalenza numerica della componente etnica e linguistica araba e della religione musulmana sunnita, risultando dunque complessivamente omogenea dal punto di vista comunitario. Tale omogeneità ci ha portato a concentrarci in particolare sulla realtà arabo-sunnita, trascurando la pur ampia differenziazione del “mosaico comunitario” dei singoli paesi. In secondo luogo, è di basilare importanza sottolineare che non esiste all’interno della cultura arabo-musulmana, così come di qualunque altra cultura, un unico approccio alla questione dell’aborto e della contraccezione, ma esistono in realtà tanti approcci e tante pratiche culturali quanti sono gli individui che compongono una determinata comunità. In tale consapevolezza con il presente studio non ci soffermeremo in maniera dettagliata su un unico piano di analisi, ma forniremo piuttosto una panoramica dei principali contributi che la cultura arabo-musulmana ha fornito, nel corso della sua storia, al dibattito su aborto e contraccezione. In particolare il primo capitolo, dedicato alla medicina araba medievale e al suo rapporto con la salute femminile, intende fornire un quadro dello sviluppo delle conoscenze di ostetricia e ginecologia nella medicina araba, con particolare riguardo alla trattazione del tema dell’aborto e della contraccezione nella letteratura medica medievale.

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