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La somministrazione illecita

Questo lavoro si propone di analizzare le norme sul divieto di interposizione contenute nella legge 1369/1960 e quelle sulla somministrazione di lavoro illecita, verificando eventuali linee di continuità o novità nella legislazione sullo sfondo dei numerosi dibattiti giurisprudenziali in materia e delle profonde innovazioni avvenute nel mercato del lavoro e nell’organizzazione aziendale.
In particolare il primo capitolo analizza come è disciplinata attualmente la somministrazione di lavoro all’interno del decreto legislativo 276/2003, descrivendo le agenzie di somministrazione e le tipologie, le modalità di stipulazione del contratto di somministrazione e i divieti si somministrazione.
Il secondo capitolo analizza la legge 1369/1960 sul divieto di interposizione di manodopera evidenziando i vari profili giuridici, le sanzioni e il contenuto della legge.
Infine il terzo capitolo analizza le ipotesi di somministrazione vietate nel decreto legislativo 276/2003, in particolare la somministrazione abusiva, irregolare e fraudolenta e la tutela che viene garantita al lavoratore in caso di illiceità.

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PRESENTAZIONE La somministrazione di lavoro è attualmente regolata dal decreto legislativo 276/2003 che rappresenta il frutto di una lunga evoluzione: inizialmente infatti la somministrazione di lavoro era vietata totalmente dalla legge 1369/1960, successivamente fu parzialmente consentita dalla legge 196/1997 e poi fu emanato il decreto legislativo 276/2003 che ne vieta solo alcune forme. Le legge 1369 /70 può essere idealmente divisa in due parti: la prima che all’articolo 1 introduce il divieto di interposizione nei rapporti di lavoro qualunque sia la forma attraverso al quale l’interposizione si realizza; la seconda invece comprende la nuova disciplina degli appalti di opere e servizi; il primo comma dell’articolo 1 della legge 1369/1960 stabilisce: “ E’ vietato all’imprenditore di affidare in appalto, subappalto o in qualsiasi altra forma, anche a società cooperative, l’esecuzione di mere prestazioni di lavoro mediante impiego di manodopera assunta e retribuita dall’appaltatore o dall’intermediario, qualunque sia la natura dell’opera o del servizio a cui le prestazioni si riferiscono”. Il terzo comma aggiunge: “ E’ considerato appalto di mere prestazioni di lavoro ogni forma di appalto o subappalto, anche per esecuzione di opere e servizi, ove l’appaltatore impieghi capitali, macchine ed attrezzature fornite dall’appaltante, quand’anche per il loro uso venga corrisposto un compenso all’appaltante”. Sembra che si possa condividere l’opinione secondo la quale il primo e il terzo comma configuri un’unica fattispecie vietata che è appunto l’interposizione. Per quanto riguarda le sanzioni previste in caso di violazione del divieto dobbiamo dire che esse si rivolgono innanzitutto all’imprenditore ma anche alle aziende Autonome dello Stato ed agli altri enti pubblici, anche se gestiti in forma autonoma; sono previste sanzioni civili e sanzioni penali; per quanto riguarda le sanzioni civili, l’ultimo comma dell’articolo uno stabilisce che dalla violazione del divieto d’interposizione deriva l’imputazione all’effettivo utilizzatore delle prestazioni lavorative dei rapporti di lavoro di cui sono parte i lavoratori da lui impiegati: ciò significa che i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’imprenditore che ha effettivamente utilizzato le loro prestazioni; la costituzione del rapporto di lavoro diretto tra imprenditore interponente e lavoratore rappresenta quindi la sanzione che scatta automaticamente nel momento dell’effettiva utilizzazione delle prestazioni dei lavoratori assunti dall’interposto. L’articolo 2 prevedeva però anche delle sanzioni penali Oggi la legge 1369/1960 non esiste più a seguito dell’emanazione del decreto legislativo 276/2003 che però abroga anche gli articoli 1-11 della legge 196-1997 che introduce il cosiddetto “ lavoro interinale”, senza però abrogare esplicitamente il divieto posto dalla legge 1369/1960; per la prima volta anche in Italia è consentita quindi la possibilità per un’impresa, denominata “impresa fornitrice”, di stipulare un contratto, denominato “ contratto di fornitura di lavoro temporaneo”, con cui mette uno o più lavoratori, da essa assunti, a disposizione di un’altra impresa, definita “impresa utilizzatrice”, che ne utilizza la prestazione lavorativa. Il decreto legislativo 276/2003 si occupa della somministrazione di lavoro nel titolo III e all’articolo due la definisce come “ fornitura professionale di manodopera a tempo indeterminato a termine ai sensi dell’articolo 20”. Il lavoro tramite agenzia è caratterizzato dal rapporto trilaterale tra l’agenzia di lavoro,l’impresa utilizzatrice e il lavoratore: l’agenzia provvede obbligatoriamente alla selezione dei lavoratori competenti ed eventualmente alla loro formazione professionale, dopodiché lavoratori vengono inviati presso l’impresa utilizzatrice; l’agenzia ha anche l’obbligo di provvedere al pagamento dei lavoratori, alla trattenuta dei contributi previdenziali e alla deduzione delle tasse dai loro stipendi.

Diploma di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Laura Bargone Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 788 click dal 01/04/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.