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Quantificazione dell’azotofissazione in leguminose foraggere e stima della quota di azoto trasferito al cereale in successione

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Scalici
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Salvatore Luciano Cosentino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

La principale caratteristica delle leguminose è quella di fissare, attraverso la simbiosi con i batteri azotofissatori, l'azoto atmosferico. Quest’associazione simbiontica avviene in strutture definite noduli. Nel corso del tempo, queste specie vegetali, hanno contribuito ad aumentare le rese e a stabilizzarle nel tempo. Negli ultimi cinquanta anni le leguminose sono state sostituite sempre più dal concime azotato minerale prodotto dall’industria. L’utilizzo di concimi minerali ha avuto ripercussioni negative sugli agroecosistemi e sull’ambiente a causa dell’emissione di gas serra (NOx). Nell’ambito dell’avvicendamento le leguminose foraggere sono state rivalutate per una serie di aspetti positivi:
- miglioramento delle caratteristiche chimiche e fisiche del terreno;
- ridotta incidenza dei parassiti animali e vegetali;
- ridotta incidenza delle erbe infestanti;
- migliore utilizzazione dell’acqua del suolo.
L’azoto fissato attraverso l’attività simbiotica, può divenire disponibile per una coltura in consociazione o in successione. Nel corso degli ultimi anni sono stati effettuati diversi tentativi per stimare l’entità del processo di azotofissazione con diverse metodologie. I risultati ottenuti sono estremamente variabili e a volte discordanti. Ciò dipende da una serie di fattori, quali: le caratteristiche del terreno, la specie leguminosa utilizzata, l’efficienza del ceppo rizobio, le condizioni climatiche.
Pertanto i risultati ottenuti in determinate località non possono estendersi ad ambienti con condizioni climatiche differenti. Sulla base di queste premesse è stata condotta una ricerca che ha avuto un duplice scopo: stimare la quota di azotofissazione di alcune leguminose foraggere prative e stimare la quota di azoto, proveniente da azotofissazione, trasferita al cereale in successione.

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1 1. IL CLIMA SICILIANO La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo, ha una superficie complessiva di circa 25.000 km2 e si estende in latitudine fra 36° e 38° nord e in longitudine fra 12° e 15° est. La Sicilia è interessata da un clima prettamente mediterraneo, con estati calde e asciutte ed inverni miti e piovosi; anche se differenze sensibili si riscontrano tra la costa settentrionale e orientale rispetto alle zone interne e al litorale meridionale, aperto alle influenze dei venti caldi africani (scirocco). Le piogge sono limitate al periodo invernale, con una lieve maggiore consistenza sulla fascia montuosa dei Peloritani, dei Nebrodi e delle Madonie, oltreché sull'Etna, la cui cima nevosa in inverno rende ancora più evidente il contrasto con il paesaggio circostante. Le medie delle precipitazioni annuali vanno da un massimo di 1200-1500 mm a minime di 400 mm, ma su 80% del territorio siciliano la media si mantiene assai bassa, cioè sui 600 mm annui. Infatti le precipitazioni annuali sono modeste come quantità (500-700 mm), e sempre molto inferiori al valore dell’ETP, che ammonta indicativamente a 1000-1200 mm l’anno, tuttavia la cosa importante è che le piogge sono concentrate nella stagione fredda, quando l’ETP è su livelli bassi. Ne risulta che nei mesi autunnali e invernali le piogge sono anche eccessive, mentre i mesi primaverili ed estivi segnano un deficit idrico, più o meno lungo e severo, ma sempre assai marcato (l’ETP nei mesi estivi è dell’ordine di 5-6 mm al giorno, e più). Oltre alla variabilità nel tempo, il regime pluviometrico mostra una disuniformità di distribuzione spaziale: le precipitazioni più abbondanti, sempre nel periodo freddo, interessano i rilievi più importanti del settore settentrionale ed orientale (massiccio dell'Etna), restando invece piuttosto contenute nella restante parte dell'isola, specialmente nell'estrema fascia meridionale (figura 1). Il regime termico invernale non è esente da gelate, ma le temperature medie sono relativamente miti tanto che, pur rallentando la crescita, non provocano

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Parole chiave

azoto
azotofissazione
cereale
erba medica
favino
foraggere
frumento duro
graminacee
leguminose
loiessa
metodo del bilancio dell'azoto
metodo della diluizione isotopica (id)
metodo della riduzione
metodo della riduzione dell’acetilene (ara)
metodo dell’abbondanza naturale (na)
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