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Problematiche di investimento e convenienza della previdenza complementare

Informazioni tesi

  Autore: Marco Riva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Flavio Presacco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

Panorama sulla teoria del portafoglio applicata alle esigenze della previdenza complementare con analisi delle particolari convenienze di investimento per macroclassi di investitori previdenziali confrontando il nuovo sistema a tre pilastri con il vecchio sistema pubblico.

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Introduzione INTRODUZIONE Il risanamento economico, resosi necessario per poter rispettare i parametri di Maastricht 1 , propedeutici all’entrata dell’Italia nell’Unione Europea, è passato attraverso la riforma del sistema della previdenza sociale. Le leggi di riforma dei primi anni novanta 2 , oltre a produrre sostanziali tagli alla spesa pensionistica, hanno modificato in modo radicale tutto il palinsesto previdenziale italiano. La grande modifica strutturale è stata la riduzione della egemonia del sistema obbligatorio pubblico della previdenza sociale attraverso l’adozione di strumenti di previdenza complementare (i fondi pensione). Ciò ha consentito al vecchio sistema di trasformarsi in un modello basato sui così detti tre pilastri della previdenza sociale: quello pubblico (comunque centrale ed irrinunciabile), quello complementare (basato sull’adesione a piani pensionistici integrativi di categoria o aperti) e quello individuale (polizze vita e le assicurazioni di rendita vitalizia). Il comparto pubblico ha subito una notevole trasformazione. Il vecchio sistema della previdenza sociale si basava sul principio della ripartizione 3 . Questo meccanismo ebbe un notevole sviluppo a partire dal secondo dopoguerra poiché le 1 I parametri di Maastricht sono i seguenti: - nell'anno precedente l'esame della situazione, il tasso medio di inflazione non dovrà superare di oltre 1,5 punti percentuali il tasso di inflazione dei tre Paesi che hanno ottenuto i migliori risultati; - nei due anni precedenti l'esame, il cambio dovrà aver rispettato le "normali" bande di fluttuazione dello SME (attualmente l'escursione consentita intorno alla parità centrale è del 15%) e non dovranno essere state effettuate svalutazioni della parità centrale su iniziativa del Paese; - nell'anno precedente l'esame, il tasso nominale sulle obbligazioni a lungo termine dello Stato non dovrà aver superato di oltre 2 punti percentuali l'analogo tasso dei tre Stati che hanno ottenuto i migliori risultati in termini di inflazione; - il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo (PIL) dovrà essere non superiore al 3% o essere ad esso prossimo e tendere nel tempo, in modo sostanziale e continuo, ad avvicinarsi a questo risultato. Il debito lordo dovrà essere inferiore al 60% del PIL o dimostrare analoga tendenza verso questo risultato. 2 La Legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Riforma Amato) e la Legge dell’8 agosto 1995, n. 335 (Riforma Dini). 3 Il sistema pensionistico a ripartizione si fonda su un contratto di solidarietà tra le generazioni, questo contratto in virtù della partecipazione obbligatoria prevede che i trasferimenti pensionistici vengano erogati sulla base dei prelievi contributivi effettuati a carico dei lavoratori attuali.

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