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Progetto Sicurezza: qualità e competenza due fondamentali requisiti nella gestione del rischio clinico in emodialisi

La struttura sanitaria di per sé è fonte di rischi; gli incidenti e gli errori evidenziano una certa fragilità del sistema sanitario e certo non aiuta il fatto che la stampa e la televisione pongano frequentemente l’accento sui casi di cosiddetta malasanità (malpractice per la stampa di lingua inglese). Questo crescente interesse per gli errori in campo sanitario da parte degli organi di comunicazione è riconducibile a diverse cause: c’è una maggiore diffusione di tecniche diagnostiche/terapeutiche invasive e con apparecchiature sempre più complesse e questo indubbiamente aumenta le probabilità di danno per il paziente, anche in assenza di errori da parte degli operatori sanitari. A questo importante traguardo tecnologico-assistenziale si sono accompagnate una serie di problematiche nuove in termini di gestione ed utilizzo delle apparecchiature, in particolare per quanto concerne la sicurezza e la gestione del rischio. Nello stesso tempo è cresciuto anche il livello di informazione da parte dei pazienti e la volontà di fare valere i propri diritti (veri o presunti tali).
Ad accentuare questo fenomeno si aggiunge la differenza tra quanto si legge sulle riviste e si sente in televisione riguardo alle conquiste in campo medico e quanto in realtà può realizzare il singolo operatore nel contesto in cui opera. Spesso l’enfasi con cui vengono riportati dai media i successi in campo diagnostico o chirurgico presso alcuni pochi centri altamente specializzati porta i pazienti a ritenere che quegli stessi risultati possono, anzi devono, essere raggiunti anche dall’Ospedale vicino casa sua.
Anche per questi motivi, in Italia, discutere di gestione del rischio per molti operatori sanitari è ancora un argomento delicato e difficoltoso.
Il termine “sicurezza” in tutto il mondo imprenditoriale, e non diversamente nelle aziende sanitarie, richiama immediatamente il rispetto di norme, regolamenti e disposizioni legislative come il decreto 626/94, spostando l’attenzione del problema sugli aspetti prettamente strutturali e tecnologici o sulla sorveglianza sanitaria degli operatori coinvolti piuttosto che sulla sicurezza del paziente.
Se il paziente che si rivolge alla struttura sanitaria con una domanda di assistenza che migliori la sua condizione di salute, riceve al contrario un danno dall’atto sanitario, si assiste al fallimento non solo della singola prestazione, ma dell’intero sistema che viene meno allo scopo per il quale è stato concepito.
E’ ormai tempo di pensare alla sicurezza come ad un requisito del sistema e all’evento avverso come al frutto di un’interazione tra fattori tecnici, organizzativi e di processo piuttosto che alla conseguenza di un singolo errore umano.
Nella nostra cultura, l'errore è un peccato e il peccato si castiga. Cambiare questo atteggiamento è arduo: che un professionista della salute arrivi ad autodichiarare un suo errore è un comportamento che per essere raggiunto comporta anni di sforzi e trasformazioni. Si tratta quindi di promuovere quel cambiamento culturale già iniziato nel mondo anglosassone e che comincia a muovere i primi passi anche in Italia, il quale consente di superare l’approccio punitivo dell’errore. E’ ormai diffusa la convinzione che si debba e si possa lavorare per gestire in maniera efficace il rischio clinico e migliorare le condizioni di sicurezza del paziente, evitando dolori, danni economici, contenziosi legali e creando nel contempo le premesse per significativi incrementi di efficienza e risparmi di gestione.
La decisione da me intrapresa di sviluppare il tema del rischio in emodialisi nasce dalla lunga esperienza acquisita durante i 17 anni trascorsi come infermiera in tre differenti U.O. di emodialisi di cui una appartenente ad una clinica privata nel Principato di Monaco. Ho assistito, in meno di un ventennio, al rapido evolversi della tecnologia che cura le malattie renali croniche e acute, dalla continua sorveglianza da parte dell’operatore sanitario delle prime apparecchiature che effettuavano i trattamenti sostitutivi renali agli ultimi modelli quasi completamente automatizzati ed estremamente affidabili in sicurezza. L’attenzione dell’operatore in emodialisi oggi non è più concentrata esclusivamente all’incidente tecnico, (succede sempre più raramente, grazie al miglioramento tecnologico) ma si sposta sempre di più verso quelli che sono i danni cosiddetti di natura “umana” o derivanti dalla gestione organizzativa.
Nella prima parte del mio elaborato spiegherò le nozioni principali e teoriche riguardanti il risk management in sanità. Nella seconda parte cercherò di descrivere il mio progetto di gestione del rischio in una U.O. di emodialisi, come rilevare gli errori più frequenti, in quali casi adottare le strategie più efficaci per contenerli, spiegarne i metodi formando e motivando il personale sanitario a raggiungere gli obiettivi concordati.

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6 PARTE I INTRODUZIONE Chiunque, nel momento in cui si affida ad una struttura sanitaria, si aspetta non solo di vedere curata la sua malattia, ma anche che ciò avvenga in modo da ridurre al minimo il rischio di errori nel corso dei trattamenti sanitari. Si sà, la struttura sanitaria di per sé è fonte di rischi; gli incidenti e gli errori evidenziano una certa fragilità del sistema sanitario e certo non aiuta il fatto che la stampa e la televisione pongano frequentemente l‟accento sui casi di cosiddetta malasanità (malpractice per la stampa di lingua inglese). Questo crescente interesse per gli errori in campo sanitario da parte degli organi di comunicazione è riconducibile a diverse cause. C‟è una maggiore diffusione di tecniche diagnostiche/terapeutiche invasive e con apparecchiature sempre più complesse e questo indubbiamente aumenta le probabilità di danno per il paziente, anche in assenza di errori da parte degli operatori sanitari. A questo importante traguardo tecnologico-assistenziale si sono accompagnate una serie di problematiche nuove in termini di gestione ed utilizzo delle apparecchiature, in particolare per quanto concerne la sicurezza e la gestione del rischio. Nello stesso tempo è cresciuto anche il livello di informazione da parte dei pazienti e la volontà di fare valere i propri diritti (veri o presunti tali). Ad accentuare questo fenomeno si aggiunge la differenza tra quanto si legge sulle riviste e si sente in televisione riguardo alle conquiste in campo medico e quanto in realtà può realizzare il singolo operatore nel contesto in cui opera. Spesso l‟enfasi con cui vengono riportati dai media i successi in campo diagnostico o chirurgico presso alcuni pochi centri altamente specializzati porta i pazienti a ritenere che quegli stessi risultati possono, anzi devono, essere raggiunti anche dall‟Ospedale vicino casa sua. Anche per questi motivi, in Italia, discutere di gestione del rischio per molti operatori sanitari è ancora un argomento delicato e difficoltoso. Infatti, questa problematica viene molto spesso intesa come una sorta di pubblico processo alle capacità professionali degli operatori sanitari o, nella

Tesi di Master

Autore: Stefania Toso Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3358 click dal 01/04/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.