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La crisi della carta stampata e i possibili sbocchi futuri

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Mariotti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Editoria, Giornalismo e Management culturale
Anno: 2009
Docente/Relatore: Luana Silighini
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

La rivoluzione digitale, iniziata lentamente negli anni Novanta e poi esplosa con l’avvento del Web 2.0 negli anni Duemila, ha rappresentato uno spartiacque senza precedenti nella storia della nostra civiltà, al pari degli effetti dirompenti che ebbe sulla circolazione del sapere - e quindi dell’informazione - l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg nel XV secolo. In Italia, un Paese spesso restio all’ammodernamento, si è verificata all’inizio una certa resistenza da parte di editori e giornalisti ad imboccare quello che si presentava come un percorso obbligato verso il futuro: la strada del web. Guardato con diffidenza, interpretato come strumento di notizie di serie B, poco approfondite e poco accurate, ha faticato ad affermarsi da noi, dove peraltro il giornalismo è ancora spesso inteso come esercizio di una scrittura colta, raffinata, ricercata, lontana in questo senso dalla rapidità e dalla secchezza del linguaggio della Rete. E la dimostrazione di tutto questo è stata l’assenza, finora nella quasi totalità delle testate italiane, di versioni online dei quotidiani cartacei – gratuite, si intende – e ancora meno di siti di notizie concepiti come piattaforma primaria dell’intera redazione: in sostanza, mentre altrove in Europa nascevano le prime redazioni integrate, dove web e cartaceo convivevano e si evolvevano verso il primato dell’online, in Italia questo processo stentava a partire e tuttora non decolla, frenato dall’idea dura a morire che il giornale cartaceo abbia e debba conservare nel tempo la sua centralità. Nonostante questa visione eserciti un innegabile fascino anche su chi, come me, appartiene più alla generazione di Internet che non a quella dell’edicola, i fatti la hanno ampiamente smentita: il calo delle vendite è irreversibile, la pubblicità investe sempre più sulla Rete, e gli accessi ai quotidiani online si moltiplicano. Non potendo arroccarsi in posizioni retrograde e nostalgiche, che vedono nel giornale di carta l’unico supporto consono a un’informazione di qualità, anch’io mi sono ricreduta in parte rispetto alle mie convinzioni precedenti, sposando la tesi difficilmente contestabile di chi, come Vittorio Zambardino - prestatosi a un’intervista per questa tesi - ritiene che il futuro sarà quello di una società senza carta. Come per tutti i cambiamenti radicali ci si dovrà fare l’abitudine, ma solo di questo si tratterà, perché il giornalismo - che va di pari passo con la civiltà e la democrazia - sopravvivrà trasferendosi su altri supporti che non siano i grigi e spaziosi figli di carta stampata freschi di rotativa. Magari non accadrà subito, non sarà questione di anni, ma di decenni, ma quello che è certo è che tutto lascia pensare che sarà così.

L’assenza del quotidiano di carta significherà la scomparsa di un giornalismo serio e approfondito, di inchieste e informazioni “di serie A”? Niente affatto: innanzi tutto i nuovi supporti elettronici come gli e-reader consentiranno una lettura confortevole come per i giornali di carta, non solo concentrata in pochi minuti e quindi adatta a una fruizione più attenta. Si dovranno poi studiare le adeguate strategie che facciano sì che la produzione di contenuti di qualità, basata sul lavoro di professionisti, riceva una remunerazione: un cambiamento che è alle porte, come abbiamo visto. Inoltre il web potrà concepirsi proprio come un’occasione di rilancio del giornalismo critico (di nuovo mi rifaccio all’intervista con Zambardino), allontanandosi da quella vicinanza al potere che lo inquina, e potrà guidare verso “una attività di effettiva critica del potere e di indagine "terza" sulla sua attività”. E’ quello che ci auguriamo, e in un certo senso ci aspettiamo, anche se in definitiva si tratta solo di pronostici: non possiamo sapere fino in fondo quello che il futuro tiene in serbo.

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4 Introduzione Ho iniziato a frequentare questo master con l’entusiasmo tipico delle prime volte, amplificato dalla consapevolezza che questa esperienza mi avrebbe avvicinato al lavoro che vorrei fare “da grande”. Ho avuto molto di più, perché ho conosciuto anche un mondo parallelo ma intrecciato a quello del giornalismo, quello delle case editrici, basato anch’esso sulla parola e il racconto, con la differenza però che è spesso più vicino alla fantasia e all’invenzione che non alla realtà. Quando studiavo all’università, e ancora non avevo iniziato a collaborare per i primi giornali, avevo idee fumose su cosa avrebbe significato fare la giornalista. Immaginavo taccuini, microfoni puntati in mezzo a una folla di cronisti, una lotta quotidiana a caccia di fonti e notizie. Avevo sottovalutato se non dimenticato le potenzialità di Internet che proprio mentre io mi iscrivevo a Giurisprudenza cominciava a entrare prepotentemente nelle redazioni e nel mondo intero stravolgendone i meccanismi. Nel mio stage all’agenzia di stampa Agi, ho avuto la conferma di come questo formidabile strumento stesse ribaltando i presupposti di un mestiere che si fonda sulla ricerca e l’interpretazione di fatti, dei quali oggi apprendiamo qualunque dettaglio ovunque ci troviamo. Inevitabilmente da scrittori e scopritori di notizie, il mestiere comincia a virare verso quello di editor, che riceve materiale grezzo dal Web –in qualunque forma esso sia- ed è chiamato a plasmarlo, dandogli una forma che lo inserisca in un contesto. Come sarà il giornalista del futuro? Come si destreggerà tra gli strumenti che i new media gli hanno messo a disposizione? Continuerà la sua funzione di mediatore? Tutte queste domande mi hanno fornito lo spunto per questo scritto. Sogno di fare la giornalista da che ho ricordi e questa tesi è il frutto di una sincera e appassionata dedizione verso questo mestiere. Quando ho iniziato seriamente a pensare al da farsi per accedere al mondo dell’informazione, quello che ti consente di essere sul posto e raccontare i fatti a chi non c’è - un privilegio senza dubbio, percepito come tale da chi come me lo desidera - non pensavo fosse così difficile. Non so come sarà in altri Paesi, ma nel mio è diventata una missione impossibile. Tenterò ancora, finchè sentirò che ne varrà la pena.

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