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Memoria e deformazione dei ricordi nel disturbo post-traumatico da stress

In questo lavoro si evidenzia l’affascinate questione dei ricordi e della deformazione in riferimento alle situazioni traumatiche e di forte carica emotiva. Poichè le esperienze traumatiche possono essere intercorse in fasi evolutive in cui l'aspetto somatico e comportamentale del ricordare è primario, la successiva elaborazione verbale degli eventi può essere rappresentata da notevoli confusioni, errori fattuali, confabulazioni e inclusione di suggestioni provenienti da altre persone. Alcune esperienze traumatiche, inoltre, sono, almeno in parte, sottoposte ad un processo di rielaborazione spontanea da parte della persona, attraverso l'uso della immaginazione e del raffronto con le proprie risorse mnemoniche. Più precisamente ho parlato delle ricerche riguardanti
l’ipotesi che ricordi traumatici possano essere accompagnati o soggetti a distorsioni.
Queste sono attribuite fondamentalmente agli errori percettivi commessi nel momento in cui si verifica l'evento, principalmente causati dallo stress dell'episodio scioccante, alle alterazioni che possono prodursi nel corso del tempo rispetto al modo in cui tali ricordi sono rievocati e alle modalità attraverso le quali essi possono essere fissati.

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2 CAPITOLO 1 Modelli generali della memoria Da sempre la memoria è stata oggetto di studio da parte sia di scienziati sia di filosofi, irresistibilmente attratti dall‘idea che essa renda in qualche modo possibile l‘unitarietà dell‘esistenza umana, dell‘Io e del Mondo. Ad esempio, Platone affermò che ―conoscere è ricordare‖, poiché la catena della memoria sarebbe la trama che consente l‘identità e l‘unità. Non ci sarebbe identità se la memoria non costruisse una sfera d‘appartenenza per cui vengono riconosciuti come ―propri‖ comportamenti, vissuti, pensieri e sentimenti. Tuttavia, la memoria non costituisce mai una passiva e perfetta riattivazione del passato attraverso il ricordo, ma piuttosto un‘attività di ricostruzione, modificazione e selezione di informazioni che nel passato sono state percepite ed acquisite attraverso i sensi. Per questa ragione parlare esclusivamente di memoria in senso lato risulta decisamente riduttivo, poiché i numerosissimi studi che sono stati condotti fino ad oggi sulle funzioni mestiche e sulle patologie ad esse correlate dimostrano che non esiste una memoria unica, ma piuttosto un insieme di meccanismi e funzioni interconnesse che assolvono ad altrettanti, specifici compiti. Considerati insieme, tali meccanismi e funzioni costituiscono la complessa struttura della memoria (Schacter, 1996). La memoria è il ―deposito‖ di tutte le informazioni acquisite da un individuo e, al tempo stesso, è l'insieme dei processi che consentono all'individuo di recuperare e utilizzare tali informazioni (Baddeley, 1993). Secondo definizioni più specifiche "la memoria riguarda il mantenimento dell'informazione nel tempo: è la capacità di elaborare, conservare e recuperare l'informazione" (De Beni, 1994). O ancora, viene descritta come "il prodotto di tre distinti momenti: una prima fase di acquisizione, in cui ai soggetti vengono presentati gli stimoli da apprendere; una fase di ritenzione, durante la quale avvengono cambiamenti, più o meno sostanziali, nelle tracce mnestiche, che non è dato rilevare direttamente e, infine, la fase di recupero, corrispondente alla riproduzione del materiale" (Zucco, 2001). È chiaro quindi che ci si trova di fronte ad un costrutto complesso ed articolato, che comprende differenti elementi funzionali cui

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Erida Huda Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.