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La misurazione del rischio finanziario degli enti locali

Fino agli anni novanta dello scorso secolo la gestione finanziaria degli enti locali poteva definirsi di tipo passivo, in quanto la certezza e la stabilità delle entrate pubbliche locali, costituite prevalentemente da trasferimenti erariali, lasciavano poco spazio all’ analisi del fabbisogno finanziario e delle fonti di copertura.
Le riforme degli anni novanta (culminate nella modifica del titolo V della Costituzione) hanno modificato l’assetto economico - finanziario degli enti locali affermando il principio dell’autonomia finanziaria per tutti i livelli di governo per garantire la copertura delle funzioni pubbliche loro attribuite a seguito dell’attuazione dei principi di sussidiarietà. Il sistema di finanza pubblica si sta pertanto evolvendo verso un modello decentrato caratterizzato dalla progressiva riduzione dei trasferimenti statali, dal superamento del criterio della spesa storica a favore del criterio della spesa attesa per i livelli essenziali di assistenza e di prestazioni, e dal peso sempre maggiore che avranno le risorse proprie e la capacità di trovare fonti di finanziamento diversificate.
La disciplina meno garantista, e il modello di finanza autonoma impongono pertanto agli enti locali di sviluppare una maggiore “sensibilità al rischio”, e di individuare una metodologia appropriata di financial risk assessment.
Scopo del presente lavoro è individuare e analizzare le principali tipologie di rischio delle quali occorre tener conto nella definizione di un modello di valutazione del rischio finanziario degli enti locali.

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- 3 - 2. La dimensione finanziaria del management pubblico locale Fino agli anni novanta dello scorso secolo la gestione finanziaria degli enti locali poteva definirsi di tipo passivo, in quanto la certezza e la stabilità delle entrate pubbliche locali, costituite prevalentemente da trasferimenti erariali, lasciavano poco spazio all‟ analisi del fabbisogno finanziario e delle fonti di copertura. Nel sistema di finanza pubblica derivata i trasferimenti statali e i finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti venivano infatti erogati e concessi a condizioni indifferenziate rispetto al grado di rischio dei singoli beneficiari (Mori, 2001: pp. 485-501), alimentando la convinzione che fosse superfluo valutare la meritevolezza di credito degli enti locali in quanto soggetti poco rischiosi se non addirittura privi di rischio creditizio e conseguentemente impedendo l‟instaurarsi di una “cultura del rischio” accanto alla “cultura del risultato” che va sempre più consolidandosi. Le riforme degli anni novanta (culminate nella modifica del titolo V della Costituzione) hanno modificato l‟assetto economico - finanziario degli enti locali affermando il principio dell‟autonomia finanziaria per tutti i livelli di governo per garantire la copertura delle funzioni pubbliche loro attribuite a seguito dell‟attuazione dei principi di sussidarietà. Il sistema di finanza pubblica si è pertanto evoluto verso un modello decentrato caratterizzato dalla progressiva riduzione dei trasferimenti statali, dal superamento del criterio della spesa storica a favore del criterio della spesa attesa per i livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni. In tale sistema avranno un peso sempre maggiore le risorse proprie e la capacità di trovare fonti di finanziamento diversificate mediante il ricorso al mercato dei capitali. La disciplina meno garantista che si profila in materia di finanziamento impone pertanto agli enti locali di sviluppare una maggiore “sensibilità al rischio”,e di individuare una metodologia appropriata di financial risk assessment. Partendo da queste premesse nel prosieguo del lavoro saranno esaminate nello specifico le principali tipologie di rischio delle quali occorre tener conto nella definizione di una metodologia di financial risk assessment.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Carmen Perrone Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.