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L'immunosoppressione tumorale nel carcinoma renale

Informazioni tesi

  Autore: Mariagrazia Simone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche
  Relatore: Lina Matera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

In un lavoro precedente del laboratorio, è stata descritta un’attività inibitoria da parte di una linea di carcinoma renale (K1) sulla cross-presentazione di antigeni tumorali. L’attività inibitoria scompariva se le cellule erano trattate con UVC ad alta energia.
Nel presente studio si è cercata la conferma di tale effetto sulla linea K1 e su un’altra linea della stessa istologia (RCC53), analizzando il contributo del tumore e del suo sopranatante sulle fasi precoci di inglobamento e maturazione delle DC. Si sono quindi cercati i fattori, cellulari o solubili, responsabili dell’effetto inibitorio esercitato dalla linea K1. È risultato che i linfociti T regolatori, identificati come CD4+CD25highFoxP3+, non sono responsabili dell’effetto in quanto non sono aumentati nei linfociti sottoposti a più cicli di stimolazione con DC caricate con il tumore.
Il coinvolgimento di gangliosidi, che hanno una nota attività inibitoria sui linfociti e sono altamente espressi su cellule di carcinoma renale, è stato escluso sulla base di esperimenti di cromatografia HPTLC (High Performance Thin Layer Cromatography), in quanto la loro presenza nelle due linee tumorali K1 e RCC53 era differente e non era inibita da UVC. Il rilascio di TGF-β, al contrario, era abbondante nel sopranatante della linea K1 ed era inibito dal trattamento con UVC: ci è parso quindi ragionevole studiarne il ruolo nell’immunosoppressione dei CTL. Si è osservato che l’inserimento, nella coltura, di anticorpi bloccanti il TGF-β ripristinava la risposta CTL (valutata in un test immuno-enzimatico attraverso il rilascio di IFNγ a livello di singola cellula). Il ripristino era massimo quando l’anticorpo era aggiunto nelle fasi di co-incubazione della cellula dendritica con il tumore o di attivazione dei linfociti autologhi con DC mature. In particolare l’anticorpo ripristinava, in modo modesto ma significativo, l’espressione dei marcatori maturativi da parte delle DC esposte a tumore e successivamente maturate con citochine pro-infiammatorie.
In conclusione, il presente studio conferma il ruolo immunosoppressorio del carcinoma renale, anche se non ne individua completamente i fattori/cellule responsabili. Sono di rilievo, comunque, l’inattesa assenza di coinvolgimento di linfociti T regolatori a fronte di un’elevata produzione di TGF-β da parte del tumore, e la partecipazione di quest’ultimo nelle fasi di caricamento e cross-presentazione delle DC ma non nella fase effettrice dei CTL.

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INTRODUZIONE INTRODUZIONE 1. LA DIFESA IMMUNITARIA VERSO CELLULE TUMORALI L’ospite è normalmente protetto da aggressioni interne ed esterne grazie a due tipi di risposte immunitarie: la risposta nativa e la risposta acquisita. La prima è mediata da granulociti, macrofagi e cellule natural killer (NK), mentre la seconda è una risposta specifica verso un particolare antigene ed è mediata da linfociti B e T. 1.1 Immunità nativa - I granulociti sono leucociti così chiamati per la presenza di abbondanti quantità citoplasmatiche di granuli: sono spesso catalogati come cellule infiammatorie poiché svolgono un ruolo fondamentale nell’infiammazione e nell’immunità naturale ed hanno la funzione di eliminare microrganismi e tessuti morti. Si possono distinguere tre tipi diversi di granulociti, che vengono classificati in base alle caratteristiche di colorazione dei loro granuli in: granulociti neutrofili, eosinofili e basofili. - I fagociti mononucleati sono cellule la cui funzione primaria è la fagocitosi, processo attraverso cui riescono ad inglobare l’antigene estraneo e a distruggerlo; ciò è possibile grazie alla presenza di enzimi litici al loro interno. Fanno parte di questa classe di cellule i monociti e i macrofagi, che derivano da progenitori emopoietici del midollo osseo. I monociti sono rilasciati nel sangue non ancora totalmente differenziati e, una volta insediati nei tessuti, maturano in macrofagi. Questi ultimi rappresentano un elemento importante nell’immunità antitumorale, in quanto esprimono recettori per il frammento Fc delle immunoglobuline e possono quindi indirizzare la propria attività citocida verso cellule ricoperte di anticorpi. 5

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Parole chiave

carcinoma renale
cellule dendritiche
immunosoppressione
inibizione tumorale
linfociti t regolatori
tgf beta

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