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Dell'oscuro disastro della scrittura: la narrativa di Maurice Blanchot

Informazioni tesi

  Autore: Leonardo Lastilla
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Brunella Eruli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

Epigrafe
"Maurice Blanchot, romancier et critique, est nè en 1907. Sa vie est entièrement vouèe à la littèrature et au silence qui lui est propre."
Questa epigrafe, molto simile a un epitaffio, si può leggere aprendo qualche libro di Maurice Blanchot. Abbordare o soltanto avvicinare, scrutare perplessi gli aspetti dell'opera di Blanchot è un'impresa che ha scoraggiato molti critici, ha appassionato altri, tutti animati dalla stessa voglia di scendere nel pozzo profondo del pensiero blanchotiano. L'epigrafe citata, pur nella sua semplicità e apparente freddezza, racchiude il senso dell'opera di Blanchot che ha effettivamente votato la sua vita alla letteratura e ha fatto del silenzio, dell'anonimato e della riservatezza estrema, la sua condizione necessaria.


Il critico Blanchot
La fama di Blanchot è legata alla sua attività di critico: Le Livre à venir et L'Espace littèraire hanno fatto scuola per la ricca e rigorosa meditazione sulla letteratura e l'ostinata interrogazione, appassionata e ansiosa, di opere difficili come quelle tra gli altri, di Kafka, Rilke, Mallarmè, Musil. Il desiderio di scendere sempre in profondità, in un approccio costante dell'oscurità e della morte evocata da quegli autori, rende Blanchot portavoce delle loro opere. Egli le assimila, le vive e non le giudica mai: ci passa attraverso, le conquista e le adotta, pretesto per la sua propria meditazione della parola e del linguaggio. Non è il critico severo che giudica, mosso da categorie estetiche o morali, è un critico in ascolto che interroga e pone domande senza risposte.
Blanchot è un riferimento importante nel panorama culturale contemporaneo: amico e collaboratore di Bataille e Levinas, le sue opere vengono studiate ovunque, specie in America. Blanchot attraversa tutta la vita letteraria dagli anni quaranta a oggi, eppure l'etichetta di maître à penser non gli calza proprio e si piega all'evidenza e alla volontà stessa dello scrittore di allontanarsi da questa definizione.

L'opera di Blanchot
La sua opera difficile e schiva, rimane piuttosto nell'ambito intellettuale e universitario contrastando con la sua importanza e grandezza nell'ambito del Novecento letterario. Infatti, i temi della morte e del linguaggio, affrontati con insistenza da Blanchot, esprimono tutto il disagio della letteratura contemporanea e allo stesso tempo sono il simbolo di una narrativa in dissoluzione, tipica del nostro secolo.
Gli stessi critici si sono tenuti lontano dalla sua opera, nell'insicurezza di coglierne il centro oppure per non rischiare uno scontro. Molti di essi hanno provato a scrivere di Blanchot, ma il risultato è che pochi gli hanno dedicato uno studio completo, i più hanno preferito un commento superficiale che evita di andare al fondo delle problematiche da lui proposte. La spiegazione forse la dà Starobinski:

S'il existe assez peu d'ètudes sur Maurice Blanchot (scandaleusement peu, en ègard à la très haute qualitè de son oeuvre), c'est parce que cette oeuvre, se dèpassant constamment elle-même, nous laisse en deçà du point toujours plus èloignè, elle s'avance et n'offre aucune prise à une rèflexion qui voudrait la prendre tout entière sous son regard et la considèrer tranquillement du dehors. Elle èchappe, parce qu'elle va plus loin.

Se Starobinski trova scandaloso che ci siano così pochi studi sull'opera di Blanchot, ci sembra ancor più scandaloso che la maggior parte di questi studi siano rivolti alla attività critica di Blanchot, piuttosto che alla sua produzione narrativa altrettanto feconda, importante e decisiva all'interno della letteratura novecentesca.
Blanchot porta avanti le attività di critico e di romanziere fino al 1962, per abbandonare definitivamente quella narrativa. Dal 1941, anno di uscita della prima versione di Thomas l'obscur al 1962, anno di L'Attente l'oubli, Blanchot scrive tre romanzi e sei ' rècits ' (più altri tre racconti brevi, raccolti in volume in anni successivi alla loro stesura). L'importanza e il significato di queste opere, che tendono alla distruzione della scrittura stessa, sono l'oggetto di questo studio.

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3 INTRODUZIONE Apprends à penser avec douleur. M.B. " Maurice Blanchot, romancier et critique, est né en 1907. Sa vie est entièrement vouée à la littérature et au silence qui lui est propre. " Questa epigrafe, molto simile a un epitaffio, si può leggere aprendo qualche libro di Maurice Blanchot. Abbordare o soltanto avvicinare, scrutare perplessi gli aspetti dell'opera di Blanchot è un'impresa che ha scoraggiato molti critici, ha appassionato altri, tutti animati dalla stessa voglia di scendere nel pozzo profondo del pensiero blanchotiano. L'epigrafe citata, pur nella sua semplicità e apparente freddezza, racchiude il senso dell'opera di Blanchot che ha effettivamente votato la sua vita alla letteratura e ha fatto del silenzio, dell'anonimato e della riservatezza estrema, la sua condizione necessaria. La fama di Blanchot è legata alla sua attività di critico: Le Livre à venir1 et L'Espace littéraire2 hanno fatto scuola per la ricca e rigorosa meditazione sulla letteratura e l'ostinata interrogazione, appassionata e ansiosa, di opere difficili come quelle tra gli altri, di Kafka, Rilke, Mallarmé, Musil. Il desiderio di scendere sempre in profondità, in un approccio costante dell'oscurità e della morte evocata da quegli autori, rende Blanchot portavoce delle loro opere. Egli le assimila, le vive e non le giudica mai: ci passa attraverso, le conquista e le adotta, pretesto per la sua propria meditazione della parola e del linguaggio. Non è il critico severo che giudica, mosso da categorie estetiche o morali, è un critico in ascolto che interroga e pone domande senza risposte. Blanchot è un riferimento importante nel panorama culturale contemporaneo: amico e collaboratore di Bataille e Levinas, le sue opere vengono studiate ovunque, specie in America. Blanchot attraversa tutta la vita letteraria dagli anni quaranta a oggi, eppure l'etichetta di maître à penser non gli calza proprio e si piega all'evidenza e alla volontà stessa dello scrittore di allontanarsi da questa definizione. La sua opera difficile e schiva, rimane piuttosto nell'ambito intellettuale e universitario contrastando con la sua importanza e grandezza nell'ambito del Novecento letterario. Infatti, i temi della morte e del linguaggio, affrontati con insistenza da Blanchot, esprimono tutto il disagio della letteratura contemporanea e allo stesso tempo sono il simbolo di una narrativa in dissoluzione, tipica del nostro secolo. Gli stessi critici si sono tenuti lontano dalla sua opera, nell'insicurezza di coglierne il centro oppure per non rischiare uno scontro. Molti di essi hanno provato a scrivere di Blanchot, ma il risultato è che pochi gli hanno dedicato uno studio completo, i più 1 Blanchot M., Le Livre à venir, Gallimard, 1959 2 Blanchot M., L'Espace littéraire, Gallimard, 1955

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