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Ramjanmabhumi: mito, religione, storia e politica

Questo studio si propone di analizzare il modo in cui un’organizzazione di stampo religioso, il Vishwa Hindu Parishad, riprese il mito di Ram, rivisitandolo affinché potesse sostenere la mobilitazione di massa per il movimento Ramjanmabhumi. Lo scopo di quest’ultimo era riappropriarsi del luogo di nascita di Ram, divinità indù dalla lunga tradizione che fu trasformata in una sorta di eroe nazionale dalla destra. Secondo la storiografia inglese e quella nazionalista indù, infatti, il sito era stato occupato dalla Babri Masjid, una moschea che Babur, imperatore Moghul, avrebbe costruito dopo aver distrutto un magnifico tempio, memoria della sacra nascita. Con la diffusione del movimento Ramjanmabhumi si vennero a creare in India due fazioni opposte che cercarono di ricostruire gli eventi che portarono al sorgere della contesa nel XIX secolo. Da una parte i sostenitori del VHP, dall’altra gli storici della Jawaharlal Nehru University. La destra indù voleva vedere riconosciuta l’azione di distruzione perpetrata dai musulmani nel corso dei secoli e di cui la Babri Masjid era un esempio eclatante. Per dare validità a questa visione, si cercò di ricostruire la storia indiana basandola su una struttura dicotomica in cui un passato glorioso indù veniva distrutto dall’arrivo dell’islam, religione iconoclasta e dispotica. Il VHP riuscì a diffondere una tradizione storica che descriveva i molteplici tentativi di riconquista del Janmasthan da parte degli indù, dopo che il tempio era stato distrutto. Il movimento riuscì effettivamente a suscitare un gran seguito, grazie soprattutto all’uso che si fece dei nuovi mezzi di comunicazione. Naturalmente il VHP poteva contare sulla vera matrice della diffusione del nazionalismo indù: il Rashtriya Swayamsevak Sangh, un’organizzazione nata nei primi anni del ‘900 che raccoglieva in sé gli aspetti marziali ed estremi della nuova ideologia che uno dei suoi ispiratori aveva plasmato: lo Hindutva. Lo RSS fornì la struttura organizzativa e ideologica al VHP, che si proponeva come organizzazione a carattere prettamente religioso. Quando si vide la capacità che aveva il tema da essi sollevato di mobilitare le masse, entrò in scena anche il BJP, partito politico di destra che fino ad allora non era riuscito a conquistare la ribalta della politica indiana. Sfruttando un’apposita simbologia e personaggi carismatici adeguati, il movimento riuscì nel suo intento: la moschea fu distrutta e la destra indù ottenne voce in politica. Nel primo capitolo si mostrerà il contesto storico colonialista all’interno del quale fu elaborata una nuova immagine dell’India, frutto di una lettura critica da parte dei primi orientalisti. Si evidenzierà come questa stessa immagine influenzò il pensiero di alcune personalità indù che, in tempi diversi, proposero una rinascita dell’induismo e dell’India come nazione. Seguirà un confronto tra nazionalismo indiano di stampo liberale e nazionalismo indù. Si concluderà con la descrizione dell’organizzazione RSS. Nel secondo capitolo si analizzeranno i motivi che portarono alla nascita del VHP e che ne fecero un richiamo per religiosi in cerca di legittimità e potere. Nel terzo capitolo si andranno a ricercare le origini del movimento RJB nel XIX secolo, quando iniziò una disputa su un terreno che fu identificato a volte con la Babri Masjid altre con l’Hanumanghari, fino agli eventi del XX secolo. La degenerazione del movimento indusse il primo ministro Singh ad intavolare una serie di negoziati tra le due parti. Nel quarto capitolo infatti si analizzeranno le prove addotte dal VHP e dagli storici a questo riguardo. Nel quinto capitolo si analizzeranno i cambiamenti che la figura di Ram subì nel corso dei secoli. Si dimostrerà come il Ramayana, quale testo esemplificativo della storia medievale indiana, fu usato dai sovrani indù a scopo pragmatico: divinizzare la propria immagine contrapponendola a quella demonizzata di un invasore. Si vedrà come questi cambiamenti non furono di sola natura religiosa ma soprattutto politica. Il sesto capitolo si soffermerà sulla conclusione del movimento Ramjanmabhumi: il 6 dicembre 1992 una folla di volontari e sostenitori armati di picconi e mazze entrò nel recinto sorvegliato della Babri Masjid e, sotto gli occhi di diversi leader politici, iniziò ad abbatterla. Il capitolo si concluderà con una domanda fondamentale a cui si tenterà di dare la risposta: il movimento Ramjanmabhumi e l’ideologia dello Hindutva su cui si basava rappresentarono un movimento fondamentalista o un esempio di nazionalismo religioso? Dopo aver analizzato il significato di queste due terminologie, si cercherà di giungere a una definizione scientificamente fondata.

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Prefazione i Questo studio è il frutto di vicende personali e lun- ghe riflessioni sulla realtà dell’India di oggi. Nono- stante abbia studiato il subcontinente in tutte le suemolteplice sfaccettature (la storia classica, medievale e moderna, le forme religiose e filosofiche del passato, l’arte) il confronto con l’India quotidiana mi ha sem-pre lasciata perplessa, come se trovassi un gap in- commensurabile tra lo studio e la realtà. Allora hodeciso di affrontare un tema che potesse mettermi in contatto con la società indiana “viva”, per capire l’In-dia di oggi dopo aver appreso l’India di ieri. Poiché la religione è sempre stata il fulcro della tradizione in-diana, ho cercato di approfondire questa realtà nella sua modernità, ossia come agisce nel XX secolo la re- ligione nella società. In India ho trovato sia esempi reali e maturi di spi- ritualità che esempi di ipocrisia religiosa. Analizzarequesti ultimi è diventato il mio obiettivo perché se, come diceva Karl Marx, la religione è l’oppio dei po-poli, molti indù sono stati drogati dalle organizzazioni religiose moderne. Ayodhya è diventata per me un esempio significativo di ciò. La totalità delle mie ri- cerche è stata realizzata presso la Nehru Memorial Li-brary di New Delhi, nonché nelle numerose librerie di tesi:tesi 30/11/2009 15.29 Pagina i

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Studi Orientali

Autore: Daniela Bevilacqua Contatta »

Composta da 268 pagine.

 

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