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La politica europea di liberalizzazione dei servizi economici e la direttiva detta ''Bolkestein''

Raramente nel corso della storia dell’integrazione europea l’adozione di uno strumento comunitario ha suscitato dibattiti così accesi in seno sia al Parlamento europeo, che al Consiglio, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica, come nel caso della discussione della direttiva 206/123/CE, ovvero della direttiva relativa ai servizi nel mercato interno.
Tali dibattiti sulla direttiva sono stati affiancati, in quanto i due fenomeni coincidono temporalmente, da quelli che riguardano l’adozione della Costituzione europea che, come la direttiva servizi, ha suscitato molto interesse. Entrambe le iniziative legislative sono state al centro dell’attenzione dei media e sembrano aver scosso la popolazione dalla sua indifferenza sulle tematiche europee. Ma, mentre l’iter della proposta di direttiva inizia nel febbraio del 2004 e finisce nel dicembre del 2006, i referendum di Francia (29 maggio 2005) e Olanda (1° giugno 2005) hanno bocciato la Costituzione europea. E se è di agevole comprensione come l’adozione di una Costituzione per l’Europa abbia suscitato i timori e le speranze dei cittadini europei, è più stupefacente che un dibattito di tale ampiezza abbia riguardato l’adozione di una direttiva.
La libera circolazione dei servizi all’inizio dell’integrazione europea, quando l’Europa viveva un’epoca in cui l’agricoltura e l’industria erano i settori fondamentali per l’economia, era considerata una libertà secondaria rispetto alla libera circolazione delle persone, delle merci o dei capitali. Essa è stata, però, protagonista di un’espansione continua: infatti, oggi il settore dei servizi gioca un ruolo fondamentale e predominante per l’economia europea rispetto ad altri settori, quali quello agricolo o industriale. I servizi costituiscono, infatti, oltre il 70% del PIL comunitario e la quasi totalità della nuova occupazione. Tenendo conto dei progressi fatti dal settore dei servizi nel corso dell’integrazione europea, la direttiva che ne disciplina il funzionamento non può non essere fondata su basi, anch’esse, evolutive. Come vedremo, infatti, è proprio il suo carattere dinamico che le permette di disciplinare un settore in continua evoluzione come quello dei servizi.
La direttiva servizi, detta Bolkestein , intende ridurre e, se possibile, eliminare gli ostacoli e le restrizioni alla suddetta libertà.
La direttiva Bolkestein può essere considerata un insieme equilibrato composto da armonizzazione minima, rafforzamento e perfezionamento di principi già esistenti in ambito comunitario, codifica di principi giurisprudenziali, meccanismi di semplificazione amministrativa e normativa, cooperazione amministrativa ed infine regole e norme a tutela sia degli utenti dei servizi che dei prestatori degli stessi.
Nonostante nel corso del suo iter negoziale la direttiva abbia subito parecchi tagli e modifiche, gli aspetti e gli obiettivi fondamentali sono rimasti presenti nel testo definitivo.
Il presente elaborato, la cui analisi partirà dagli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, primo tra tutti quello di fare dell’Unione europea l’economia più competitiva del mondo e di pervenire alla piena occupazione entro il 2010 (il raggiungimento di tale obiettivo non può, ovviamente, prescindere da un mercato interno dei servizi pienamente funzionante), prenderà in esame non solo gli aspetti ed i principi sanciti dal testo definitivo della direttiva servizi, ma anche i temi più controversi della proposta di direttiva, che ne hanno rallentato il corso e che, successivamente, non sono stati inseriti nel testo definitivo.
Pertanto verrà analizzato, oltre al contenuto della direttiva Bolkestein, il percorso legislativo e negoziale della proposta di direttiva presentata dalla Commissione nel febbraio del 2004, fino alla sua adozione e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (Direttiva 2006/123/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno, Gazzetta ufficiale L 376 del 27.12.2006).
Con l’adozione di tale direttiva è possibile affermare che gli attori economici, politici e sociali concordano sull’importanza della liberalizzazione dei servizi, tramite uno strumento che, attraverso la sua trasversalità, possa rilanciare la crescita economica di cui l’Europa ha, oggi più che mai, disperatamente bisogno.

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14 CAPITOLO I ORIGINI La direttiva servizi, detta Bolkestein, dopo un iter legislativo molto controverso iniziato nel gennaio del 2004 è stata definitivamente approvata nel dicembre del 2006. Essa costituisce una delle iniziative più importanti della Commissione Prodi ed è, senza dubbio, uno degli strumenti giuridici più ambiziosi, per il mercato interno e per l’integrazione dei tessuti economici nazionali, che la Commissione abbia elaborato durante il suo mandato. Il carattere innovativo della direttiva servizi risiede nell’accostamento delle disposizioni che prevede: in effetti è la prima volta che si trovano a coesistere, in un insieme coerente e organico, le regole comunitarie fondamentali in materia di attività economiche di servizi.3. Gli articoli 47 e 55 del Trattato CE costituiscono la base giuridica della direttiva in esame, la quale è stata adottata ai sensi dell’articolo 251 del Trattato CE tramite la procedura di codecisione. Spesso si dice che la direttiva servizi è figlia della strategia di Lisbona4, infatti il primo passo di tale direttiva risale al marzo del 2000, al Consiglio europeo 3 S. D’ACUNTO, La proposition de directive sur les services dans le marché intérieur, in Revue du droit de l‟Union euroéenne, 2004,n.2, pagg. 201-248. 4 In occasione del Consiglio europeo di Lisbona (marzo 2000) i capi di Stato e di governo hanno avviato una strategia detta di Lisbona con lo scopo di fare dell’Unione europea (UE) l’economia più competitiva del mondo e di pervenire alla piena occupazione entro il 2010. Sviluppata nel corso di diversi Consigli europei, questa strategia si fonda su tre pilastri: 1) un pilastro economico che deve preparare la transizione verso un’economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza; 2) un pilastro sociale che deve consentire di modernizzare il modello sociale europeo grazie all’investimento nelle risorse umane e alla lotta contro l’esclusione sociale. Gli Stati membri sono invitati a investire nell’istruzione e nella formazione e a condurre una politica attiva per l’occupazione onde agevolare il passaggio all’economia della conoscenza; 3) un pilastro ambientale aggiunto in occasione del Consiglio europeo di Göteborg nel giugno 2001 e che attira l’attenzione sul fatto che la crescita economica va dissociata dall’utilizzazione delle risorse naturali.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Salvatore Bellino Contatta »

Composta da 214 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.