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I colori di un incontro: la dimensione pedagogica dell'esperienza arte-terapeutica nel trattamento psichiatrico residenziale

Questa tesi, dopo aver tracciato un’idea della realtà della malattia mentale (a partire dalla sua concezione, dal suo rapporto con la società quindi dalla problematizzazione della psichiatria stessa ) e tematizzato le varie dimensioni chiamate in causa nel percorso di cura ( legale, sociale, medica, educativa e relazionale) sviluppa un elaborato sul significato dell’esperienza artistica per le persone affette da disturbi psichiatrici valorizzando l’approccio dell’orientamento fenomenologico nel percorso di cura e riflettendo sulla dimensione pedagogica presente nell’intento psichiatrico quindi nel percorso arteterapico stesso.
La riflessione sulla cura scaturisce dal sondare le dimensioni caratterizzanti l’agire educativo nell’ambito dell’esperienza terapeutica dell’intervento riabilitativo residenziale; vengono così evidenziate le diverse sfumature pedagogiche della cura psichiatrica; l’idea fondamentale persegue cioè l’obiettivo di avventurarsi in un discorso che affronti la ricerca degli aspetti cruciali – ma anche di nodi critici – della cura secondo la duplice anima (sapere pedagogico e sapere psichiatrico) che questo tipo di trattamento mette in campo gettando uno sguardo anche sulle implicazioni esistenziali e della formazione dell’educatore. Il discorso avvia quindi alla proposta del momento arteterapeutico che attraverso l’applicazione dell’istanza educativa, lungi dal porsi come semplice “catarsi emotiva”, estrinsecazione di materiale inconscio, spazio creativo della relazione terapeutica, informerà, in un’ottica che peculiarmente sposerà il modello fenomenologico-esistenzialista, un’attività pedagogicamente orientata. Tale momento sottolinea e riassume cioè, nello sfondo del paradigma fenomenologico come prospettiva che culla l’intersezione fra tensione psichiatrica e tensione pedagogica nell’ambito dell’intervento riabilitativo, l’opportunità di un’esperienza riabilitante che, puntando alla soggettivizzazione della persona, è cura educativa nella misura in cui predispone un setting non rigido, aperto al possibile, orientato all’arricchimento reciproco, alla costruzione di un senso, di una storia e non finalizzato a restituire un prodotto da ammirare e/o da decifrare quanto a costruire una condivisione di segni e simboli che induce un benessere (terapeuticità) e motiva ad una rinnovata ed autonoma visione del mondo (educatività). L’obiettivo fondamentale del lavoro pedagogico nel percorso riabilitativo quale quello appunto di produrre nuove rappresentazioni di sé e del mondo, quindi di dare o restituire capacità di scelta, di cambiamento, esercitando l’autonomia, sarà perseguibile dunque attraverso il momento artistico dal momento in cui questo è improntato alla valorizzazione della differenza soggettiva rispetto ad ogni altro da sé, alla costruzione dell’identità personale ( della “forma” si dirà) nel suo “più proprio poter-essere”, nella sua contrapposizione ad un sistema che ammucchia le menti in un complesso di segni e caratteri comunicativi convenzionalmente codificati. Inoltre l’esperienza artistica in uno stile laboratoriale che mette in moto capacità pratiche, critiche, di scelta, di perfezionamento dei gusti e della ricerca, è arteterapia come incontro di pedagogia ed estetica.
Un contesto ( è questa appunto la dimensione centrale sulla quale “si gioca” il lavoro educativo) che permette di familiarizzare con un “materiale culturale” (l’arte e l’opera d’arte), quindi con un apparato simbolico che propone linguaggi implicanti una distanza fra significante e significato, accentuando il mistero, l’apertura, l’ambiguità, generando cioè uno spazio di interpretabilità - e con esso l’avverarsi di un incontro, di una storia dotata di senso, di una materialità educativa in fieri - che informerà il senso del setting educativo attraverso la partecipazione di coloro che potranno co-costruire dei significati, approdare alla ri-presentazione delle cose del mondo come appunto l’esperienza ri-abilitante vuole.
Si approda così all’idea dell’esperienza pedagogica dell’arte come un momento deputato ad incarnare il fondamentale significato educativo della riabilitazione psichiatrica, che traccia la sintesi dell’incontro fra psichiatria e pedagogia nel perseguire, attraverso la complessa cornice teorica con la quale si va affrontando la pensabilità dell’uso pedagogico del linguaggio artistico, l’obiettivo che radicalmente le accomuna: ri-innescare un processo formativo, una capacità progettante della quale il sofferente psichico, colui che è-nella-malattia, si trova privato.

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1 I COLORI DI UN INCONTRO: LA DIMENSIONE PEDAGOGICA DELL‟ESPERIENZA ARTE-TERAPEUTICA NEL TRATTAMENTO PSICHIATRICO RESIDENZIALE. Introduzione Questa tesi, dopo aver tracciato un‟idea della realtà della malattia mentale (a partire dalla sua concezione, dal suo rapporto con la società quindi dalla problematizzazione della psichiatria stessa ) e tematizzato le varie dimensioni chiamate in causa nel percorso di cura ( legale, sociale, medica, educativa e relazionale) sviluppa un elaborato sul significato dell‟esperienza artistica per le persone affette da disturbi psichiatrici valorizzando l‟approccio dell‟orientamento fenomenologico nel percorso di cura e riflettendo sulla dimensione pedagogica presente nell‟intento psichiatrico quindi nel percorso arteterapico stesso. La riflessione sulla cura scaturisce dal sondare le dimensioni caratterizzanti l‟agire educativo nell‟ambito dell‟esperienza terapeutica dell‟intervento riabilitativo residenziale; vengono così evidenziate le diverse sfumature pedagogiche della cura psichiatrica; l‟idea fondamentale persegue cioè l‟obiettivo di avventurarsi in un discorso che affronti la ricerca degli aspetti cruciali – ma anche di nodi critici – della cura secondo la duplice anima (sapere pedagogico e sapere psichiatrico) che questo tipo di trattamento mette in campo gettando uno sguardo anche sulle implicazioni esistenziali e della formazione dell‟educatore. Il discorso avvia quindi alla proposta del momento arteterapeutico che attraverso l‟applicazione dell‟istanza educativa, lungi dal porsi come semplice “catarsi emotiva”, estrinsecazione di materiale inconscio, spazio creativo della relazione terapeutica, informerà, in un‟ottica che peculiarmente sposerà il modello fenomenologico-esistenzialista, un‟attività pedagogicamente orientata. Tale momento sottolinea e riassume cioè, nello sfondo del paradigma fenomenologico come prospettiva che culla l‟intersezione fra tensione psichiatrica e tensione pedagogica nell‟ambito dell‟intervento riabilitativo, l‟opportunità di un‟esperienza riabilitante che, puntando alla soggettivizzazione della persona, è cura educativa nella misura in cui predispone un setting non rigido, aperto al possibile, orientato all‟arricchimento reciproco, alla costruzione di un senso, di una storia e non finalizzato a restituire un prodotto da ammirare e/o da decifrare quanto a costruire una condivisione di segni e simboli che induce un benessere (terapeuticità) e motiva ad una rinnovata ed autonoma visione del mondo (educatività). L‟obiettivo fondamentale del lavoro pedagogico nel percorso riabilitativo quale quello appunto di produrre nuove rappresentazioni di sé e del mondo,

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Rossana Cafà Contatta »

Composta da 295 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.