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Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto

La fattispecie da me esaminata è prevista dall’art. 586 c. p. il quale stabilisce che "quando da un fatto preveduto dalla legge come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si applicano le disposizioni dell’art. 83 c.p., ma le pene stabilite negli artt. 589 e 590 c .p . sono aumentate".
La mia trattazione parte da un’analisi storica di tale reato, continua con l’esame del rapporto sussistente con i delitti aggravati dall’evento. Il punto centrale di questo mio lavoro consiste nell’individuazione del titolo di imputazione dell’evento più grave e non voluto dal colpevole, esso termina con la verifica dei rapporti dell’art. 586 c.p. con le altre figure delittuose.

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4 CAPITOLO PRIMO §1. Introduzione. Volendo inizialmente tracciare l'excursus storico della normativa in esame, la quale regola la fattispecie concernente la morte o le lesioni quale conseguenza di altro delitto in ordine al trattamento penale, osserviamo che essa non era affatto prevista nel codice Zanardelli il quale, in proposito, si limitava ad applicazioni, peraltro isolate ed imperfette, nel caso in cui da un delitto di carattere doloso fosse derivata, quale conseguenza non voluta, la morte oppure le lesioni di una persona. Infatti l'art. 351 di detto codice statuiva che nel caso di un delitto di violenza carnale, di atti di libidine violenti o di ratto fosse derivata la morte o la lesione della persona offesa, le pene stabilite per i delitti suddetti erano aumentate dalla metà al doppio in caso di morte e da un terzo alla metà in caso di lesione personale e che la reclusione, nel primo caso, non poteva essere inferiore ai dieci anni. La lacuna era evidente in quanto la norma si limitava soltanto a

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Paola Mordà Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.