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Per una traduzione de L'Olmèque ou les fautes d'orthographe, pièce in III atti e 12 quadri di Marc Soriano

L’Olmèque ou les fautes d’orthographe è una pièce inedita composta da Soriano verso la metà degli anni ’80 del Novecento, dunque alla fine del suo percorso d’indagine teorica e durante la malattia che lo colpì.
Professore ordinario di Filosofia a Paris VII (Sorbonne Nouvelle), Soriano è stato il più grande studioso di Charles Perrault, che fu membro dell'Accademia di Francia, grand commis alla corte del re Luigi XIV ma soprattutto letterato. Ed è proprio in questa veste che ancora oggi è conosciuto ed apprezzato, in modo particolare come autore dei Contes de ma mère l'Oye.
Avventurandosi nelle sinuosità della “nuova critica”, Soriano percorre la strada del metodo interdisciplinare e propone una lettura dei Contes come presa di coscienza dei sogni e dei bisogni di un popolo in un contesto di crisi, come quello del XVII secolo, ma anche come espressione di una fonte d’energia generata dal pensiero primitivo, in senso lévistraussiano, e messo a servizio del processo evolutivo dell’uomo. Attorno a questa idea costruisce una vera e propria teoria letteraria, in una dialettica che vede Cartesio opporsi a Leibniz, passando per la psicoanalisi.

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2 PREMESSA Questo lavoro nasce dal desiderio di intraprendere un percorso interdisciplinare. Condurre una ricerca attraverso una molteplicità di sguardi è stata un’impresa emozionante, foriera di sorprese conoscitive sia per quanto riguarda i contenuti che la metodologia, e di costanti richiami al mondo dell’immaginario. Ho potuto così affrontare una varietà di temi che esulano da etichette, restrizioni e catalogazioni di sorta: opera aperta per eccellenza, Les Contes de ma mère l’Oye di Charles Perrault sono stati il fondo armonico della voce di Marc Soriano, che allo studio di Perrault ha dedicato tutta la vita. Ed è proprio di Soriano la pièce teatrale, inedita, ancora dattilografata, che ho tradotto in italiano, intitolata L’olmèque ou les fautes d’orthographe: attraverso sette dei dodici quadri che la compongono, scelti per la traduzione in funzione della consecutio narrativa, ho cercato di ricostruire il contesto sociale e culturale francese del XVII secolo all’interno del quale ha vissuto e agito l’autore delle celebri fiabe. Ci tengo a dire che, a mio avviso, tradurre per il teatro implica una sfida maggiore rispetto a tradurre una qualsiasi altra opera in prosa: ovvero quella di dare una tridimensionalità al testo che prende vita non sulla carta ma su di un palcoscenico, per cui l’obiettivo non è più il testo di arrivo in se stesso ma la sua eventuale rappresentazione sulla scena. Memore delle teorie di De Saussure – per cui le parole non sono costituite da lettere bensì da unità funzionali di suono e senso o fonemi – ho orientato il mio lavoro seguendo il criterio della ̒ dicibilità ̓ , cercando di produrre una scrittura fatta per essere detta, e quindi ascoltata, e non letta con gli occhi. Ciò significa tenere necessariamente conto di tutta una serie di apparati paralinguistici esterni alla pura dimensione letteraria: il ritmo è uno di questi. Non serve essere molto precisi e fedeli al testo originale, se una volta detto, esso non scorre con la necessaria fluidità, rispettando le dovute pause ed i silenzi. E ancora un altro elemento importante è stato l’adattamento al tono dell’opera, probabilmente questo è l’elemento più sottile che condiziona tutto il resto: i registri del linguaggio, il ritmo, la musicalità dell’intera opera. Infine, ho provveduto a fare costanti prove di lettura, volte ad affinare sempre più il gusto per la parola sonora. La traduzione della pièce è preceduta da una breve Introduzione nella quale ho analizzato la trama, fatto un ritratto dei personaggi alla luce del contesto storico reale e

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Martina Tempestini Contatta »

Composta da 318 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 222 click dal 28/06/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.