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L’evoluzione del diritto internazionale umanitario nelle relazioni internazionali

Informazioni tesi

  Autore: Silvestro Marascio
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di I° livelo in Diritto Internazionale Umanitario
Anno: 2010
Docente/Relatore: Gabriele Prof. Natalizia
Istituito da: Università di Castel Sant'angelo in Roma, convenzionata MIUR e Sapienza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

Con il termine “Diritto Internazionale” si intende generalmente il complesso sistema di norme che regolano i rapporti fra gli Stati, non solo per quanto riguarda gli assetti politici degli stessi -intesi nel senso stretto dell’amministrazione di un territorio- ma anche per tutti quegli aspetti legati a questioni più pratiche che possono però influenzarne la politica estera ed economica. Un riferimento in tal senso può essere individuato -ad esempio- nell’approvvigionamento energetico e nelle problematiche ad esso consequenziali: si pensi alla difesa delle installazioni in questione o delle vie di rifornimento, materia assolutamente correlata alle capacità di sicurezza esprimibili dalle nazioni, oppure, ex adverso, agli accordi internazionali necessari per favorire tali approvvigionamenti. Ovviamente se il diritto internazionale trova naturale applicazione nei rapporti esistenti tra gli Stati, il diritto internazionale umanitario viene ad applicarsi in un contesto belligerante dove il fine ultimo è garantire la tutela del combattente, laddove questo cessi la sua funzione istituzionale, nonché della popolazione civile e del patrimonio culturale della regione interessata dagli scontri. A questo punto risulta inevitabile sottolineare il legame che unisce lo sviluppo delle relazioni tra gli Stati con l’evoluzione del diritto umanitario con uno sguardo verso il “nuovo corso” statunitense guidato da Barack Obama, primo Presidente afroamericano, recentemente investito dell’ambito, e discusso, premio Nobel per la pace.

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3 Premessa Con il termine “Diritto Internazionale” si intende generalmente il complesso sistema di norme che regolano i rapporti fra gli Stati, non solo per quanto riguarda gli assetti politici degli stessi - intesi nel senso stretto dell‟amministrazione di un territorio- ma anche per tutti quegli aspetti legati a questioni più pratiche che possono però influenzarne la politica estera ed economica. Un riferimento in tal senso può essere individuato -ad esempio- nell‟approvvigionamento energetico e nelle problematiche ad esso consequenziali: si pensi alla difesa delle installazioni in questione o delle vie di rifornimento, materia assolutamente correlata alle capacità di sicurezza1 esprimibili dalle nazioni, oppure, ex adverso, agli accordi internazionali necessari per favorire tali approvvigionamenti. L‟assetto geopolitico, così come conosciuto, si viene a creare all‟indomani della pace di Westfalia2 e, nel corso dei secoli, muta più volte in funzione del particolare momento storico, influenzato, seppur scarsamente, almeno in un primo momento (si pensi alla Società Delle Nazioni), dalla nascita di organismi sovranazionali, offrendo, altresì, spunti d‟interesse differenti in relazione all‟area geografica di riferimento. Un esempio nel senso è rappresentato, più o meno recentemente, dalla “guerra fredda” la quale in effetti, con una visione chiaramente eurocentrica, ha rappresentato una politica di stasi che vedeva la contrapposizione dei due blocchi ideologicamente differenti, individuati nell‟U.R.S.S. e negli U.S.A. e dai relativi paesi satellite, ma mutando l‟area di riferimento, ponendo -ad esempio- l‟attenzione su alcune regioni africane3, si poteva chiaramente 1 Carlo Jean ben individua l‟esigenza di sicurezza nazionali: “consiste nell’assenza di minacce ai propri interessi vitali (sopravvivenza, integrità territoriale) ovvero nel possesso della capacità di dissuaderle…o in quelle di respingere un aggressione” praticamente introDuce il concetto di security interna, riferibile al proprio ordinamento giuridico ed alla forza legittima impiegata, ed esterna, facente riferimento alla capacità militare di respingere un attacco, possibilmente alle frontiere, tutelando i propri connazionali. 2 Nel 1648 si ha la fine della “guerra dei trent‟anni”, combattuta dal 1618 tra cattolici e protestanti nel centro Europa, interessante anche i territori di Italia, Francia, Spagna e Paesi Bassi, quest‟ultimi già minati dalla guerra degli ottant‟anni, frutto dell‟avanzare delle dottrine Calviniste. La pace in questione sancisce la nascita del ruolo centrale dello stato nazionale in luogo delle superpotenze esistenti:Impero e Papato. L‟equilibrio tra gli stati parrebbe in prima facie dettato dalla forza che le nazioni potevano esprimere, è questa l‟epoca cui la maggior parte degli storici riconducono la nascita della comunità internazionale, senza l‟esistenza di un‟autorità sovra ordinata (si parla infatti di “anarchia della comunità internazionale”), conseguenza di questo principio è la differenza, rispetto agli ordinamenti giuridici nazionali, nella produzione, accertamento e realizzazione coercitiva del diritto. Nella comunità Internazionale la produzione del diritto ha alla base consuetudini e trattati, cioè una serie di regole i cui destinatari sono gli stessi soggetti -gli Stati- che hanno attuato gli accordi in disamina, eventuali violazioni sono accertate autonomamente in conformità a elementi cogenti, quali ad esempio l‟autotutela, o riferiti a diritti lesi 3 Il riferimento può interessare gli scontri in Angola, ad esempio, conflitto terminato recentemente, che vedeva contrapporsi differenti schieramenti etnici all‟indomani dell‟indipendenza del paese dal Portogallo, schieramenti appoggiati da un lato da Cuba e URSS dall‟altro dagli USA. Qualcosa di analogo si verifica anche in Corea, negli anni

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diritto di ginevra
diritto internazionale umanitario
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peacebuilding
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