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L'autonomia scolastica

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Bosco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Michele Carella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Dopo un lungo processo di valorizzazione del principio della ''autonomia'', valore costituzionale cui è improntato tutto il nostro ordinamento amministrativo (art.5 Cost.), con l'approvazione della legge 15 marzo 1997, n.59, cd. ''Bassanini-uno'', si è determinata quella che possiamo definire la fase finale del processo di trasferimento di poteri e di funzioni dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali e ad altri soggetti di autonomia, sì da determinare ciò che in dottrina è stato definito il massimo di ''federalismo possibile'' a Costituzione invariata.
Il baricentro dell'azione pubblica si sposta così verso la ''periferia'', mediante un duplice percorso di devoluzione di compiti e funzioni: verso le autonomie istituzionali (Regioni, Province, Comuni) e verso quelle sociali (enti, associazioni, comunità).
La Scuola partecipa ad entrambi i processi, potendosi essa considerare sia una ''istituzione'', nel senso di articolazione particolarmente qualificata all'esercizio della funzione pubblica della formazione e dello sviluppo della cultura a tutti i livelli, sia una ''comunità'', ossia una formazione sociale composta da docenti, allievi, genitori, in cui si svolge la personalità addirittura di ogni cittadino, in rapporto costante con le altre comunità sociali, culturali, produttive, del contesto territoriale di riferimento.
Nell'ambito della riorganizzazione complessiva delineata dalla l.n.59/97, il legislatore ha infatti previsto una specifica norma, l'art.21, per delegare al Governo la disciplina del riordino dell'organizzazione scolastica.
Tale norma afferma chiaramente come modello di riforma del sistema di istruzione quello dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, cui viene assegnata gran parte delle funzioni di gestione prima svolte dallo Stato a livello centrale o periferico.
Alla istituzione scolastica autonoma è inoltre riconosciuta la personalità giuridica: essa pertanto si configura come autonomo centro di imputazione di conseguenze giuridiche, con titolarità di un proprio patrimonio, con necessità di approvare un proprio bilancio, in definitiva con la possibilità di determinare una propria gestione patrimoniale e finanziaria.
Ciascuna unità scolastica ha quindi la possibilità di autodeterminarsi liberamente, dandosi proprie regole e propria organizzazione, reperendo e gestendo liberamente le risorse economiche, definendo autonomamente i curricoli ed i programmi di insegnamento, sperimentando nuovi modelli di azione didattica e culturale.
Nel perseguimento dei propri obiettivi funzionali, l'istituzione scolastica è chiamata a collaborare stabilmente con le altre realtà, sociali, culturali e produttive del territorio, fornendo adeguata risposta, in termini di qualità e di successo formativo, alla domanda educativa dell'utenza.
In breve abbiamo, così, determinato l'oggetto della ricerca che ci siamo proposti.
Il risultato di questa riforma rappresenta una sfida rivolta alla modernizzazione della scuola, che fa parte di un più ampio progetto di trasformazione della nostra pubblica amministrazione.
E' evidente, quindi, che le tematiche organizzative afferiranno al più lato concetto di scienza dell'amministrazione pubblica, seguendo, peraltro, un solco ormai già tracciato, nel senso dello sviluppo di una amministrazione paritaria, che agisce sempre più attraverso la ricerca del consenso, con un diritto amministrativo che sempre più tende a divenire un diritto comune speciale.

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5 INTRODUZIONE Dopo un lungo processo di valorizzazione del principio della “autonomia”, valore costituzionale cui è improntato tutto il nostro ordinamento amministrativo (art.5 Cost.), con l’approvazione della legge 15 marzo 1997, n.59, cd. “Bassanini-uno”, si è determinata quella che possiamo definire la fase finale del processo di trasferimento di poteri e di funzioni dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali e ad altri soggetti di autonomia, sì da determinare ciò che in dottrina è stato definito il massimo di “federalismo possibile” a Costituzione invariata. Il baricentro dell’azione pubblica si sposta così verso la “periferia”, mediante un duplice percorso di devoluzione di compiti e funzioni: verso le autonomie istituzionali (Regioni, Province, Comuni) e verso quelle sociali (enti, associazioni, comunità). La Scuola partecipa ad entrambi i processi, potendosi essa considerare sia una “istituzione”, nel senso di articolazione

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cicli scolastici
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scuola
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