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Il bilancio consolidato del gruppo Intesa Sanpaolo

Il fenomeno delle aggregazioni aziendali è una realtà in continua crescita nell’economia moderna, nonché l’oggetto di analisi di molti studiosi dell’economia; ciò in quanto, in un sistema economico e sociale sempre più complesso, guidato da variabili sempre più imprevedibili, le aggregazioni sembrano essere una consona risposta proprio alla complessità dell’ambiente e della gestione aziendale.
Nella tendenza che porta le imprese ad aggregarsi assume un’importanza rilevante una particolare categoria di aggregazioni definita gruppi di imprese.
Le motivazioni che spingono le imprese verso la struttura di gruppo sono molteplici, anche se il processo di crescita della dimensione aziendale, spesso legato a scelte di diversificazione, mi sembra la preminente.
Le motivazioni di fondo, tuttavia, possono essere ricollegate alla necessità di creare una struttura forte, ma allo stesso tempo flessibile, che sia in grado non solo di seguire, ma anche di dominare l’accresciuto dinamismo delle variabili aziendali ed ambientali.
Una struttura flessibile, infatti, è capace di fronteggiare prontamente le forze negative, di difendersi, cioè dalle minacce, ma è anche capace di attrarre le forze positive, cioè di cogliere le opportunità, oltre a sapersi adattare ai cambiamenti dei rapporti con il mercato e con l’ambiente.
Il contesto delle motivazioni che spingono le aziende a formare dei gruppi ha stimolato la mia curiosità e mi ha portata alla creazione di questo lavoro incentrato sul bilancio consolidato, bilancio che è proprio l’espressione di come il gruppo crea una struttura e la gestisce al fine di evitare le minacce e captare le opportunità dell’ambiente nel quale è inserita ed opera.
Una struttura di gruppo, infatti, determina un sistema complesso di risorse e di relazioni, che può essere analizzato sotto diversi aspetti sebbene la conoscenza di base è fornita proprio dal bilancio consolidato e riguarda aspetti sia economici, che finanziari, che patrimoniali.
Nel mio lavoro ho, poi, cercato di dimostrare le teorie analizzate da contabili ed economisti, prendendo come esempio pratico il gruppo INTESA SANPAOLO e studiando il suo bilancio.
Come molti economisti, infatti, sono dell’avviso che il bilancio consolidato non assolva solo ad obblighi civilistici e legali, ma sia un valido elemento di analisi gestionale, nonché un valido aiuto per capire la missione del gruppo come entità.
Il bilancio consolidato, infatti, deriva dall’aggregazione secondo particolari metodi e principi, dei bilanci delle unità giuridicamente autonome che fanno parte del gruppo.
Mi sembra, tuttavia, importante sottolineare che tale bilancio non è una semplice sommatoria di valori, come potrebbe apparire all’occhio del “lettore meno attento”, anche perché, se così fosse, perderebbe tutta la sua valenza come strumento di analisi e di gestione della struttura.
I due elementi di criticità che mi sento di dover citare sono relativi ai necessari processi di stima delle poste da inserire nei bilanci delle singole aziende componenti il gruppo, ai quali si sovrappongono quelli più generali legati ai processi di consolidamento ed armonizzazione dei valori complessivi di gruppo.
Dal grado di omogeneità dei valori inseriti nel bilancio consolidato, infatti, dipende il grado, maggiore o minore, di significatività del bilancio stesso.
Tutte queste considerazioni sono valide anche per il bilancio consolidato del gruppo Intesa SanPaolo, anzi, sono ancora più importanti per un gruppo abbastanza complesso, costituito da diverse banche, finanziarie, società di gestione del risparmio e di intermediazione mobiliare, servizi collaterali e funzionali all’attività bancaria e servizi riscossione tributi ed arricchito da altre aziende controllate e collegate non facenti parte del gruppo bancario e da altre partecipazioni.
Spero, tuttavia, che, nonostante l’ampiezza del tema da me affrontato, la mia disamina sia completa, ma anche pregnante ed incisiva, tesa ad evidenziare gli aspetti più controversi della materia, soprattutto in relazione al caso da me trattato del gruppo INTESA SAN PAOLO.

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CAPITOLO PRIMO I GRUPPI AZIENDALI 1.1 INTRODUZIONE I gruppi aziendali rappresentano una delle forme più intense di concentrazione aziendale. L’espressione “concentrazione aziendale”, può essere intesa in senso stretto o in senso lato. 1 Si ha concentrazione in senso stretto, quando due o più imprese si combinano tra loro in modo da costituire un’unica entità economica, gestita unitariamente. Nella data combinazione, le società titolari delle stesse imprese possono perdere la propria autonomia giuridica - come nelle fusioni per le società incorporate o fuse – ma possono anche mantenerla – come nei gruppi, negli scorpori e nelle cessioni aziendali. In senso lato, invece, si ha concentrazione aziendale quando più imprese stipulano – di solito mediante contratti – accordi diretti ad uniformare taluni aspetti della loro gestione. Si può trattare dell’aspetto commerciale, di quello tecnico-produttivo o, di quello 2 organizzativo. A titolo meramente esemplificativo, ricordiamo i consorzi, le associazioni in partecipazione ed i franchising. 1.2 DELIMITAZIONE DEL CONCETTO DI GRUPPO. I GRUPPI ECONOMICI ED I GRUPPI FINANZIARI. Abbiamo già accennato (par. 1.1) alla varietà delle forme e delle denominazioni con cui si presenta nella realtà aziendale il fenomeno delle aggregazioni di imprese. Si impone, ora, la scelta di un criterio che separi, innanzitutto, le aggregazioni aziendali diverse dal gruppo da quelle che, invece costituiscono un gruppo; operata tale generale distinzione, si andrà alla ricerca degli elementi che caratterizzano il gruppo nella realtà aziendale. 1 La nozione di concentrazione in senso stretto coincide con quella contenuta nella legge 10 ottobre 1990, n.287 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato). 2 Più ampiamente, sul concetto di concentrazione aziendale, in L. Azzini, I gruppi. Lineamenti economico- aziendali, Giuffrè, Milano, 1968. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro Gallo Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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