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La tecnologia sementiera: priming ed osmopriming su alcune specie ortive

La produzione in vivaio di piantine destinate al trapianto, rappresenta un aggravio di non lieve entità delle spese colturali. Molte specie ortive a seme piccolo normalmente impiegano molto tempo per l’emergenza; per i vivaisti la possibilità di ridurre il periodo di allevamento consentirebbe di aumentare il turn over e ridurre i costi di produzione.
La ricerca si sta occupando del miglioramento delle tecnica colturale vivaistica; in questo contesto rientrano i trattamenti pregerminativi (coldpriming, soaking e hardening, idropriming, osmopriming, fluid drilling e plug mix), che ideati per la semina diretta in pieno campo, possono essere utilizzati nell’ambito del vivaismo per una migliore gestione del vivaio e una riduzione dei costi, senza alcuna modifica delle dotazioni strutturali preesistenti.
Si tratta di tecniche basate sul principio fisico di indurre e soprattutto controllare la prima fase del processo germinativo, facendolo svolgere in condizioni ottimali di temperatura, luce e umidità. L’utilizzo delle tecniche di pregerminazione consente di ottenere del seme che ha in parte o totalmente già compiuto il delicato processo germinativo e garantisce un’emergenza più rapida e omogenea anche in condizioni sfavorevoli.
Presso il “Laboratorio di Ricerca ed Analisi sulle Sementi” (LARAS) del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema (DAGA) dell’ Università di Pisa, nel biennio 2008-2009, è stata condotta una ricerca sui semi di cinque specie ortive (cipolla, spinacio, sedano, prezzemolo e carota), al fine di saggiarne le caratteristiche germinative. Le tesi poste a confronto per ciascuna specie, hanno riguardato due trattamenti: idropriming e osmopriming; per quest’ultimo sono stati impiegati KNO3 al 2% e PEG a diverse pressioni osmotiche (-9, -10, -12, -13, -14 bars). Tali tesi, sono state confrontate nuovamente dopo circa tre mesi.

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5 CAPITOLO 1 Introduzione Per secoli la semina diretta in campo ha rappresentato la base della coltivazione di gran parte delle specie vegetali. Negli ultimi decenni si è assistito ad una progressiva sostituzione della semina, in campo o in serra, con il trapianto di piantine allevate in vivaio, prevalentemente in pani di terriccio pressato di forma cubica o alveolare. Ciò è particolarmente vero per l’orticoltura, dove questa tendenza è dettata da precise esigenze economiche, legate alla possibilità di anticipare la produzione, di garantire un migliore investimento e di ottimizzare la produttività. Tuttavia il ricorso alla semina diretta non è stato completamente abbandonato e rimane in diversi contesti produttivi, o una valida alternativa al trapianto, o la soluzione migliore attualmente praticabile. A tale riguardo possiamo evidenziare come, per le colture destinate al trapianto, l’allevamento in serra, permetta di modificare favorevolmente le condizioni climatiche, consentendo così di ottimizzare la nascita delle piantine e favorendo la rapidità, l’uniformità e la percentuale di germinazione. La coltivazione di semenzali riduce anche la quantità di seme necessaria per unità di superficie coltivata, migliora la qualità del materiale di propagazione in termini di sanità, determina un raccorciamento del ciclo colturale e facilita la programmazione dei calendari di produzione. Questo elimina i principali problemi legati ad una germinazione scalare, lenta e parziale che si verifica quando, in pieno campo le condizioni meteorologiche sono avverse o non ottimali.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Agraria

Autore: Alessandro Battini Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.