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Analisi quantitativa e comparativa dei regimi fiscali vigenti in Italia e Lussemburgo sui fondi comuni di investimento

Informazioni tesi

  Autore: Chantal Mantovani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica economica, finanziaria ed attuariale
  Relatore: Vittoria Cerasi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

Al momento di valutare la qualità di diversi fondi comuni di investimento, è fondamentale considerare prodotti simili per caratteristiche quali la specializzazione geografica, la stessa specializzazione per asset class, e così via: dunque, fondi azionari con fondi azionari, obbligazionari con obbligazionari… In questo modo prodotti con simili caratteristiche di gestione e/o appartenenti a medesime categorie, possono essere riconosciuti per la loro ulteriore diversificazione in relazione ai costi ed ai servizi principali ed accessori offerti; il tutto, in parallelo al regime impositivo degli eventuali (ed auspicabili) proventi conseguiti dai fondi stessi.
Perché le imposte? Perché in presenza di libertà valutaria, i capitali – attirati dai più alti liv-elli di rendimento ottenibili – possono muoversi tra Paesi. Se si ipotizza (si tratta, però, di un’ipotesi forte che non riflette la realtà dei fatti) che vi siano assenza di illusione fiscale, perfetta informazione ed assenza di vincoli e di costi di transazione, gli investitori saranno attratti dal Paese in cui è possibile investire i propri risparmi al più alto rendimento netto in attività che siano perfettamente sostituibili quanto a maturità, rischio… Il rendimento netto, a sua volta, dipende da tre fattori: aspettative di svalutazione , rendimento lordo e regime di tassazione.
Se si concentra l’attenzione sui Paesi europei che hanno aderito all’Unione Monetaria, si può notare quanto il primo fattore sia totalmente irrilevante, essendovi – per definizione – una moneta unica; anche il secondo fattore risulterà poco rilevante, essendovi stato – tra i Paesi – un significativo allineamento dei tassi di interesse lordi. Il fattore fiscale può assumere, dunque, un rilievo maggiore nel determinare le scelte degli operatori, soprattutto per il fatto che i fondi esteri sono tassati sul montante realizzato al momento del riscatto mentre i fondi italiani lo sono sul maturato giorno per giorno, sicché l’allocazione degli investimenti ne risente significativamente.

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INTRODUZIONE        Solitamente, quando ci si trova a dover valutare un oggetto, uno strumento oppure anche  una situazione nuova che in generale si conosce poco, si tende per semplicità a fare riferi‐ mento agli elementi (a volte pochi) che si ritiene di aver chiari, di conoscere bene, magari  perché ci toccano più da vicino o forse perché, più facilmente, sono stati già incontrati in  qualche altra circostanza più o meno simile.  Quando il quesito riguarda la scelta, la valutazione e poi anche l’acquisto di uno strumento  di investimento – tra cui non fanno eccezione i fondi comuni di investimento – i risparmia‐ tori meno avvezzi alle “cose della finanza” sono soliti affidarsi al concetto di rendimento:  quanto ha reso il fondo negli ultimi anni? E nell’ultimo mese? E la settimana scorsa?   Il rendimento, infatti, è un elemento tangibile che ci tocca direttamente e che si sa inter‐ pretare abitualmente in molte sfere del quotidiano. Anche i mezzi stampa sembrano fa‐ vorire questo tipo di approccio, pubblicando giornalmente i prezzi dei fondi comuni di in‐ vestimento e la loro variazione su numerosi periodi temporali.  Affidare le proprie scelte in campo di investimento all’unica dimensione del rendimento è,  però, altamente riduttivo e può anche portare a risultati indesiderati poiché un fondo che  in un anno ha guadagnato il 30% potrebbe con estrema facilità perdere – in quello succes‐ sivo – anche di più. La selezione dell’investimento, la scelta dell’intermediario, la com‐ posizione dell’asset allocation di portafoglio sono tutte attività molto complesse che non  possono assolutamente basarsi sul solo concetto di rendimento. Bisogna, dunque, sapersi  destreggiare tra vari concetti, primo tra tutti quello di rischio.  Il rischio, in ambito economico‐finanziario, attiene alla possibilità che il risultato di una  qualsiasi operazione compiuta da un soggetto economico possa rivelarsi diverso da quanto  previsto al momento della decisione dell’operazione stessa. Esso costituisce una caratteris‐ tica fondamentale di un portafoglio gestito, così come lo è per qualsiasi strumento finan‐ ziario.  I principi alla base della moderna teoria del portafoglio affermano che è impossibile basarsi  5   

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