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Analisi strategica dell'innovazione: il caso Natuzzi

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Paolo Grande
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia Aziendale e Management
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Roberto Donà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

Il lavoro analizza nello specifico il ruolo che l'innovazione riveste nelle scelte aziendali e nella formazione e successiva sostenibilità del vantaggio competitivo. Nella prima parte viene affrontato il tema dell'innovazione da un punto di vista prettamente teorico, distinguendo le diverse manifestazioni dell'innovazione stessa e il relativo impatto sulle singole scelte aziendali. In un secondo momento, invece, si è analizzato il caso specifico del Gruppo Natuzzi distinguendo le innovazioni a seconda che abbiano impattato sul sistema prodotto, sul sistema competitivo o sulla struttura. Il caso, inoltre, vuole evidenziare, da un lato, lo stretto rapporto tra l'innovazione e le singole componenti della formula imprenditoriale (struttura, sistema prodotto e sistema competitivo), dall'altro, la necessità per le imprese che ambiscono al successo e/o alla leadership che tale rapporto rimanga sempre in condizione di equilibrio.

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4 Capitolo 1 L’INNOVAZIONE 1.1 DEFINIZIONE E CONCETTI GENERALI Il concetto d’innovazione è stato oggetto di studio da parte di innumerevoli ed autorevoli economisti, la gran parte dei quali ha cercato di comprendere la relazione che intercorre tra l’innovazione stessa e il ciclo di vita delle imprese. Il contributo più rilevante alla teorizzazione del concetto d’innovazione può essere ricondotto agli studi dell’economista austriaco J. Schumpeter che nel 1912 pubblicò la “Teoria dello Sviluppo Economico”. Questi, rifacendosi agli studi di Léon Walras che per primo aveva formulato la teoria dell’“equilibrio economico generale” da un punto di vista statico, giunse a teorizzare il concetto di sviluppo tecnologico e quindi anche d’innovazione. Infatti, da un punto di vista statico, la teoria classica della concorrenza afferma che si avrà concorrenza perfetta qualora esista un elevato numero di imprese, nessuna delle quali in grado di poter essere price-maker, non siano presenti barriere all’ingresso e all’uscita dei concorrenti, le imprese operino in una condizione d’informazione perfetta, tutte le imprese abbiano pari opportunità di attingere ai fattori produttivi impiegati e, infine, il bene offerto sia omogeneo. Tali condizioni oltre a causare la totale indifferenza dei consumatori nella scelta dei prodotti offerti, impediscono che un’azienda possa affermare la propria superiorità nei confronti dei suoi concorrenti, negando quindi l’esistenza del vantaggio competitivo. Partendo quindi dalla teoria classica della concorrenza appena esposta, Schumpeter ha cercato di analizzarla da un punto di vista dinamico introducendo a tal fine il concetto d’innovazione. S., infatti, notò che in determinati momenti storici accadeva qualcosa che provocava “una perturbazione del punto di equilibrio” che portava ad un’alterazione e spostamento verso un punto nuovo e diverso dal precedente. Tale spostamento era provocato dall’introduzione di nuove combinazioni economiche che non erano il risultato di un semplice adattamento delle precedenti: l’innovazione. Per Schumpeter l’innovazione consiste nella produzione di un nuovo bene o di una nuova qualità, nell’introduzione di un

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