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Dinamiche e prospettive europee del porto di Londra

Informazioni tesi

  Autore: Giancarlo Pesco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Cesare Surano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

Sin dalle origini il porto di Londra ha riflesso il peso della Gran Bretagna nel contesto europeo e mondiale, assecondandone fedelmente le fasi di espansione e di declino. Esso è stato a lungo il più grande e trafficato porto del mondo, nell'epoca in cui la Gran Bretagna si è affermata come prima potenza industriale e commerciale e come fulcro di un vastissimo impero coloniale. Tale porto ha subìto un netto declino durante il XX secolo, in cui l'emergere di nuove aree economicamente rilevanti (prima sulle coste occidentali dell'Atlantico, poi su quelle del Pacifico) ha condotto ad un rapido ridimesionamento del ruolo marittimo-commerciale della Gran Bretagna. Nei decenni più recenti la portualità londinese, e più in generale quella britannica, è stata di fatto costretta a mettere in atto un processo di profonda riconversione ed ammodernamento, senza il quale la tendenza ad una progressiva marginalizzazione e perifericità avrebbe inevitabilmente continuato ad accentuarsi.
Va rilevato come, ai giorni nostri, il settore portuale sia caratterizzato da una sempre maggiore complessità e dinamicità: la progressiva standardizzazione dei sistemi di trasporto, la crescente globalità delle strategie logistiche e la diffusione delle tecnologie informatiche sembrano condurre alla realizzazione di una rete globale e integrata dei flussi di merci, di cui il porto costituisce un nodo essenziale. Tuttavia, in tale contesto, il suo peso a livello decisionale è destinato a ridursi. Si consideri, solo a titolo di esempio, il fatto che l'evoluzione delle rotte transoceaniche si basa in misura crescente sulle valutazioni logistico-organizzative delle maggiori compagnie di navigazione mondiali, le quali possono disporre di una sempre più spiccata libertà nella scelta dei terminali portuali su cui appoggiarsi.

Appare così interessante analizzare quali strategie di difesa abbiano adottato i vari sistemi portuali, ed in particolare come i porti britannici abbiano deciso di rispondere alla sfida lanciata dai concorrenti dell'Europa continentale, dopo decenni caratterizzati da una profonda incertezza relativamente al ruolo che essi avrebbero dovuto ricoprire.

La struttura del lavoro è la seguente: il capitolo iniziale intende fornire delle indicazioni generali sulla nascita e sullo sviluppo della potenza marittimo-commerciale inglese, cui sono strettamente collegate le dinamiche evolutive della città di Londra e del suo porto. Le caratteristiche tecnico-organizzative di quest'ultimo sono illustrate dettagliatamente nel secondo capitolo, prestando particolare attenzione a come la sua attività sia stata influenzata dalla natura fortemente travagliata delle relazioni esistenti tra Gran Bretagna ed Europa continentale. Nel capitolo successivo si passa poi ad analizzare le dinamiche in atto nel contesto portuale britannico, europeo e mondiale, cercando così di individuare le principali strategie messe in atto dai maggiori concorrenti del porto di Londra e di fornire delle indicazioni sui probabili sviluppi futuri. Il quarto capitolo si propone invece l'obiettivo di valutare l'impatto delle strutture e infrastrutture portuali sull'ambiente urbano e suburbano in cui si trovano. Vengono analizzate, in particolare, le pesanti conseguenze della 'migrazione a valle' di gran parte dei terminali portuali londinesi: le aree dismesse, dopo aver versato per decenni in uno stato di degrado e abbandono, sono state di recente fatte oggetto di imponenti piani di ristrutturazione e riconversione funzionale, costituendo così un modello per diverse altre città portuali afflitte dalle stesse problematiche. Sulla base delle dinamiche evolutive precedentemente delineate, il capitolo conclusivo cerca infine di fornire delle indicazioni su quali possano essere le prospettive future della portualità londinese e britannica.

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1.1 DALLE ORIGINI AL SECONDO DOPOGUERRA I primi segni di presenza umana lungo le rive del Tamigi risalgono a tempi molto antichi, nettamente precedenti l‟arrivo dell‟esercito Romano. Si tratta di popolazioni indigene, in movimento dalle zone più occidentali dell‟isola, e probabilmente anche delle prime popolazioni di origine celtico- germanica, provenienti dalla costa opposta della Manica. Bisogna però attendere l‟arrivo dei Romani, nel 54 a.C., per poter assistere alla nascita ed allo sviluppo di veri e propri centri urbani sul territorio britannico. Dopo nemmeno un secolo la presenza romana sull‟isola è ampiamente consolidata, su un territorio che corrisponde all‟incirca a quello dell‟attuale Inghilterra. Il controllo su tale area è reso possibile dalla presenza di numerosi centri urbani, collegati da una capillare rete di strade e da consistenti relazioni commerciali. La città di Londra, fondata all‟intersezione delle più importanti vie di comunicazione dell‟isola, può già essere annoverata tra le principali città della Britannia. Le motivazioni di tale rapido sviluppo vanno ricercate nelle peculiari caratteristiche del sito in questione, particolarmente adatto all‟insediamento urbano ed allo sviluppo di attività commerciali: innanzitutto esso è facilmente accessibile dal mare, essendo in prossimità dell‟ampio estuario del Tamigi; si colloca inoltre dopo una profonda ansa del fiume che ne riduce, anche se non neutralizza, gli effetti dannosi dell‟acqua sugli insediamenti costieri. Si consideri poi come la particolare conformazione del terreno, unita ad un relativo restringimento del fiume, renda decisamente meno difficoltosa la costruzione di un ponte, essenziale, oltre che per mettere in comunicazione le due sponde, per collegare il traffico marittimo e fluviale con quello terrestre. 3

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