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L'economia del settore idrico. Scelte di regolazione e struttura proprietaria

Il presente lavoro tenta di approfondire alcuni aspetti problematici della regolazione dei servizi idrici. Tra questi rientrano la ripartizione delle competenze fra diversi organismi di regolazione e gestione (con particolare riferimento alle scelte in materia di politiche di investimento e relativa remunerazione), le implicazioni economiche delle differenti strutture proprietarie delle utility, talune scelte di politica tariffaria anche alla luce delle esperienze effettuate in altri paesi europei.
Nel primo dei tre saggi vengono investigate le motivazioni economiche dell’underinvestment, la contrazione degli investimenti in capitale rispetto ai livelli socialmente ottimali nei settori regolati. Quando le politiche di prezzo sono decise dal regolatore dopo che l’impresa ha già effettuato delle spese irredimibili può sorgere un problema di “hold-up” (espropriazione degli investimenti). Ciò avviene quando la determinazione del prezzo deve essere effettuata in funzione di due contrastanti obiettivi: incentivare gli investimenti e difendere gli interessi dei consumatori. Lo studio non si limita alla ricerca delle cause più probabili dell’underinvestment, ma considera anche gli eventuali correttivi che possono essere posti in essere per scongiurare il rischio di hold-up, i quali consistono, in ultima analisi, in tentativi di conciliazione degli obiettivi di regolatore e impresa, e quindi in strumenti per promuovere la mutua cooperazione. Il successo di tali strumenti dipende fortemente dal contesto informativo.
Le inefficienze dei modelli di regolazione riconducibili alle asimmetrie informative tra agente e principale sono sempre state tra i principali argomenti a sostegno della produzione pubblica dei servizi di interesse generale. D’altra parte, la produzione pubblica del servizio consente di superare il problema informativo, ma dà luogo ad altri tipi di inefficienze. Alla luce di queste considerazioni, l’obiettivo del secondo saggio è analizzare vantaggi e svantaggi di una metodologia alternativa di offerta dei servizi pubblici, ossia l’affidamento a un’impresa a capitale misto pubblico-privato. L’impresa mista può rappresentare una soluzione soddisfacente al problema informativo in quanto il regolatore esercita la propria funzione di supervisore dell’attività e di garante dell’interesse pubblico in una posizione di insider, con la possibilità di avere un accesso diretto alle informazioni.
Infine, l’ultimo lavoro affronta un altro tema chiave della regolazione dei servizi idrici, ovvero gli effetti della struttura ed articolazione della tariffa, sull’efficienza produttiva e sull’allocazione della risorsa. Numerosi studi teorici hanno sostenuto la superiorità dei meccanismi di nonlinear pricing per la determinazione del prezzo della risorsa idrica. In particolare, una struttura tariffaria che prevede prezzi maggiori per scaglioni crescenti di consumo (increasing block price) dovrebbe garantire il conseguimento di determinati obiettivi, tra i quali la promozione di politiche di conservazione della risorsa idrica.
In realtà alcuni analisi empiriche svolte nei paesi che hanno adottato questa struttura tariffaria da alcuni anni hanno evidenziato come le tariffe a blocchi presentino alcuni limiti e problemi nell’implementazione. Al di là della ricerca di modelli tariffari ottimali il problema principale che concretamente si presenta è spesso quello della fuoriuscita dalle criticità derivanti dai fenomeni di underpricing ereditati dal passato, che ha inviato segnali distorti ai consumatori, al punto che la domanda è diventata insensibile ai costi della risorsa in quanto prezzi artificialmente bassi non ne rispecchiano i costi reali.
Negli ultimi decenni la tendenza è mutata sensibilmente. Dall’analisi comparata delle scelte di politica tariffaria effettuate in Germania, Francia e Spagna emergono indicazioni di una crescente consapevolezza,in tutti e tre i paesi, della necessità di cominciare a considerare l’acqua una risorsa scarsa. Tuttavia le politiche in atto sono ancora lontane dal conformarsi adeguatamente a tale necessità.

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Introduzione Alla data dell’emanazione della legge Galli, la quale ha fornito un’impostazione per un nuovo sistema di regolazione e organizzazione dell’industria, il settore idrico italiano presentava una forte frammentazione delle gestioni, carenze infrastrutturali e inefficienze in parte attribuibili ad una gestione (prevalentemente pubblica) inappropriata. Nonostante l’evoluzione registrata nell’ultimo ventennio, alcuni problemi rimangono, e la strada da percorrere verso l’implementazione di modelli di regolazione e gestione opportuni sembra ancora lunga. Il presente lavoro tenta di approfondire alcuni aspetti problematici connessi ad alcune scelte regolatorie riguardanti la ripartizione delle competenze fra diversi organismi di regolazione e gestione (con particolare riferimento alle scelte in materia di politiche di investimento e relativa remunerazione), le implicazioni economiche delle differenti strutture proprietarie, talune scelte di politica tariffaria anche alla luce delle esperienze effettuate in altri paesi europei. Tra le questioni che ancora non hanno trovato compiuta soluzione nel settore idrico italiano rimane certamente il problema delle carenze infrastrutturali. La rete idrica italiana necessita di consistenti investimenti sia per la costruzione di nuove opere sia per la manutenzione e/o sostituzione delle infrastrutture esistenti, in molti casi caratterizzate da condizioni di obsolescenza e cattiva funzionalità. Ciò vale sia per la rete di acquedotto sia per la rete fognaria e gli impianti di depurazione. Diverse regioni italiane sono in ritardo nell'adempimento della direttiva europea 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane. Alcuni ambiti non dispongono ancora di impianti di trattamento adeguati in determinate zone, e dovranno pertanto accelerare gli investimenti per adeguarsi quanto prima agli obblighi ambientali, pena la condanna dello Stato italiano da parte della magistratura europea al pagamento di cospicue penali. Il modello di regolazione italiano, definito dalla legge Galli e dalle successive modifiche alla normativa di settore, prevede che la pianificazione degli investimenti sia decisa dal regolatore locale (Autorità d’ambito) mentre l’attuazione delle politiche di investimento sia compito del soggetto responsabile della gestione del servizio idrico integrato (Gestore unico d’ambito). Uno studio del Coviri (Comitato per la vigilanza sulle risorse idriche) sull’attuazione dei piani di investimento in alcuni ambiti italiani, pubblicato nel maggio del 2008, ha messo in luce una generale incapacità dei gestori a realizzare 1

Tesi di Dottorato

Dipartimento: DiEM Dipartim. di Economia e Metodi Quantitativi

Autore: Alice Bacigalupo Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

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