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Le decisioni cosiddette "interpretative" nella giurisprudenza della Corte costituzionale

Informazioni tesi

  Autore: Carmelo Rizzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Reggio Calabria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessio Rauri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

Esistono questioni di legittimità costituzionali, che possiamo definire complesse, in cui non è sufficiente la semplice dichiarazione nel senso della fondatezza o infondatezza della questione, ma la Corte è vincolata a pronunciare decisioni più articolate. In questo quadro si inseriscono le sentenze interpretative che si caratterizzano per il fatto di adottare un dispositivo in cui la non difformità e la contrarietà della legge alla Costituzione non vengono affermate in assoluto, ma in quanto alla disposizione si dia un determinato significato.L’analisi partirà dalle vicende relative all’oggetto della questione di legittimità costituzionale e alle sue componenti. L’oggetto di legittimità costituzionale è strettamente legato all’interpretazione con la quale la Corte estrapola la norma che deve essere confrontata con il parametro allegato nell’ordinanza di rimessione o nel ricorso. L’interpretazione apre spiragli per discussioni di ogni sorta, in quanto si deve certamente accertare se da una disposizione si ricava solo una norma o si possono ricavare più norme ed inoltre se la norma è contenuta solo in una disposizione o può essere contenuta in più disposizioni. Questo ci farà comprendere quanto sia complicato per la Corte leggere le disposizioni alla luce della Costituzione ed emettere un giudizio che sia costituzionalmente conforme. Dopo un breve excursus sulle prime sentenze interpretative, che hanno segnato le vicende successive, porrò l’attenzione sulla giurisprudenza recente, con i suoi contenuti presenti e le prospettive future. Cercherò di capire quanto il giudizio della Corte sia astratto e quanto sia concreto, ciò a dire quanto i “fatti” incidono nel suo momento valutativo e quindi successivamente cosa realmente condiziona il suo giudicato: la norma , la disposizione o entrambe? L’azione valutativa, dell’ordinanza di rimessione o del ricorso, svolta dalla Corte costituzionale è anche dipendente dall’esistenza del “diritto vivente”. Non avrei potuto parlare delle sentenze interpretative senza trattare il diritto vivente. Generalmente si potrebbe definire come il diritto per come è realmente applicato, ma questa definizione è estremamente superficiale. Quindi farò una breve ricostruzione storica del termine ed esporrò come la giurisprudenza costituzionale e la dottrina definiscono il diritto vivente. L’utilizzo della dottrina del diritto vivente, da parte della Corte costituzionale, potrebbe essere un momento di dialogo con le Supreme magistrature, pertanto mi sembra necessario analizzare i rapporti tra queste e la Corte alla luce dei recenti apporti giurisprudenziali. Sarà importante anche vedere quando il diritto vivente viene ritenuto formato dalla Corte, ovviamente con le conseguenze che ne seguono. L’osservazione del diritto vivente è anche utile se rapportato alle sentenze interpretative in quanto è possibile che quest’ultime cambino di intensità e ruolo e quindi utile studiarne gli effetti nel caso in cui tali sentenze debbano decidere su situazioni già regolate dal diritto vivente. A questo punto l’attenzione si sposta nell’esaminare i due processi in causa, costituzionale e processo a quo, quindi la loro dipendenza e autonomia. La Corte riconosce un limitato potere ai giudici comuni di applicare la Costituzione e quindi di procedere, prima di attivare la Corte, ad una interpretazione adeguatrice. Questo criterio di adeguamento però, innanzitutto, prevede dei presupposti che devono essere ovviamente rispettati. L’interpretazione adeguatrice è divenuta, giurisprudenzialmente, una condizione alla quale il giudice non può prescindere. Quindi esaminerò i casi i cui tale condizione viene “omessa” e le sue conseguenze. Non mancheranno confronti con il diritto vivente che rappresenta una deroga del giudice comune alla sperimentazione dell’interpretazione adeguatrice e con le sentenze interpretative che sono il fulcro del mio studio e alle quali devo trovare risposte ai molteplici quesiti posti dalla prassi giurisprudenziale. Nel capitolo IV affronterò direttamente le sentenze interpretative legandomi a ciò che sarà stato fissato nei capitoli precedenti. Analizzerò separatamente le sentenze interpretative di rigetto e le sentenze interpretative di accoglimento e le loro eventuali sottoclassificazioni. Discuterò sui loro effetti sul e al di fuori del processo a quo e le conseguenze del rispetto degli effetti previsti dall’ordinamento e le eventuali conseguenze e soluzioni di una impostazione diversa che preveda effetti diversi più ampi anche estendibili alle sentenze interpretative di rigetto. Un altro punto molto importante che esaminerò sarà la motivazione delle sentenze interpretative, che riveste un ruolo determinante.

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Le decisioni cosiddette “interpretative” nella giurisprudenza della Corte costituzionale La nascita e lo sviluppo di qualsiasi gruppo sociale presuppone l’esistenza di un complesso di norme capaci di tracciare le linee guida dell’organizzazione e funzionamento del gruppo medesimo. In queste norme troveranno espressione i valori, le esigenze, i fini del gruppo e l’apparato autoritario che esso si è dato per garantire l’osservanza delle regole sociali. Anche un gruppo sociale organizzato come lo Stato non può che non avere un assetto fondamentale cioè una Costituzione. La Carta fondamentale racchiude la sintesi fra le varie componenti della società statale. Essa rappresenta certamente un compromesso fra le forze politiche, sociali ed economiche che naturalmente si battono per preservare la loro identità e i propri interessi. Per questo nella Costituzione, nel rispetto di tutte le parti, si cercano di trovare soluzioni capaci di evitare o comunque mitigare ogni conflitto sociale e, basandosi su norme di principio e ideali etici, si cerca di delineare un fine socio – politico generale. In questo delicato equilibrio dettato dal pluralismo si pone la Giustizia costituzionale capace di assicurare il rispetto della Costituzione, poiché nessuna delle parti può dirsi 6 1 Premessa

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