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Il Contratto di Apprendistato

Informazioni tesi

  Autore: Michele Bazzi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea Lassandari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Nell’elaborato di laurea ho approfondito di un particolare rapporto di lavoro: quello di apprendistato. Ho scelto questo argomento perchè si tratta di un istituto “trasversale”, nel senso che coinvolge vari portatori di interessi: i giovani (circa 600mila nel 2007), le imprese, le regioni, le parti sociali…

Bisogna preliminarmente affermare che dopo il 2003 non è chiaro se l’apprendistato si un unico contratto oppure si trovino nell’ordinamento tre fattispecie tra loro differenti. La tesi che preferisco è quella di vedere il nomen “apprendistato” come quello di un genere, contenente tre specie differenti, che presentano tratti comuni, ma differiscono per alcuni aspetti, sprattutto le finalità.
Il percorso di attuazione della riforma del 2003 non è stato assolutamente facile, a tal punto che l’inerzia delle parti che avrebbero dovuto emanare la disciplina di dettaglio (sopratutto le regioni) ha provocato alcuni interventi correttivi del legislatore, emanati con la legge n. 80 del 2005 e con la recente 133 del 2008, intervenuta sull’apprendistato professionalizzante - eliminando la durata minima e riformandone la formazione - e sull’apprendistato di alta formazione, arricchendone la disciplina.

La principale manualistica definisce l’apprendistato come un vero e proprio contratto di lavoro subordinato, seppur speciale, poichè a causa mista: in esso la causa tipica - prestazione lavorativa contro retribuzione - si arricchisce di una parte formativa. Parte della dottrina è però scettica, sostenendo che le finalità dell’istituto sono più formative che lavorative.
La causa è stata comunque in passato un profilo critico: le norme non la esplicitano, così, sebbene la maggioranza degli addetti ai lavori la individuavano nello scambio di lavoro con formazione e retribuzione, vi era chi riteneva la retribuzione un’obbligazione di carattere accessorio. E’ comunque in passato intervenuta la Cassazione che con la sentenza 398 del 1961 ha stabilito che il principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione debba applicarsi anche agli apprendisti, sebbene si debba tener conto del valore dell’addestramento.

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INTRODUZIONE A circa sei anni dallultima importante riforma, il contratto di apprendistato è tornato sotto la luce dei riflettori della dottrina e della giurisprudenza a causa di un intervento del legislatore che incide su uno dei nuclei centrali della fattispecie: lobbligo di formazione. Si coglie in questo lavoro loccasione per approfondire il tema di un istituto che per sua natura coinvolge vari portatori di interessi: innanzitutto i giovani, che in esso potrebbero trovare un mezzo per raggiungere una posizione soddisfacente nel mercato del lavoro. Sono inoltre coinvolte le imprese, potendo queste ultime trarre dalla creazione di questo tipo di rapporti investimenti in capitale umano remunerati da vari vantaggi di tipo economico. Non rimangono estranee al momento lato sensu legislativo nemmeno le Regioni e le parti sociali, essendo dalla fonte statale riservate alcune competenze in fase di disciplina integrativa alla normativa regionale e alla contrattazione collettiva. Resta sullo sfondo, ma sempre presente quando si parla di tipologie di contratti di lavoro, quellesigenza politica di ottenere flessibilità, richiesta soprattutto dalle imprese per adeguarsi al mercato globale, e sicurezza sociale, necessaria per garantire ai lavoratori una vita serena nella piena realizzazione dei principi enunciati agli artt. 2 e 3 della Carta Costituzionale. Dal punto di vista della qualificazione giuridica, la principale manualistica definisce lapprendistato come un vero e proprio contratto di lavoro subordinato, seppur “speciale”, poiché a causa mista: la causa tipica (prestazione lavorativa contro 1 retribuzione) si arricchisce di una parte formativa . Parte della dottrina è però quanto meno scettica, argomentando sul fatto che la ragion dessere dellistituto 1 Cfr. Carinci, De Luca Tamajo, Tosi, Treu, Diritto del lavoro, UTET 2004, p. 123. Definizione analoga viene data sub. art 2134 in Grandi, Pera, a cura di, Commentario breve alle leggi sul lavoro - III Edzione CEDAM 2005. Un contributo alla questione arriva anche dalla Consulta, che nella sentenza n. 14 del 1970 deve riconoscersi la specialita' del rapporto stesso, in vista dell'obbligo dell'insegnamento cui e' tenuto l'imprenditore, obbligo che costituisce una causa del contratto che non si sovrappone all'altra riguardante la prestazione del lavoro, ma da' luogo ad un rapporto complesso, costituito da elementi i quali, componendosi, non perdono la loro individualità. 4 ʼʼʼʼʼʼʼnull

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