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Immigrati ed immigrate in Italia, il caso del Veneto: le badanti

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Parrino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Maura Misiti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

“Dopo molte avversità, tanti momenti di difficoltà,
che fortuna in un paese straniero aver trovato lavoro.
Molte avide mosche sciamano sull’oro che si ammucchia in quantità,
ma il nostro buon governo ci proteggerà da loro.
Dopo molte avversità, tanti momenti di difficoltà,
che fortuna in un paese straniero aver trovato lavoro.
Ho promesso di tornare con tesori per tutti loro”

Dopo poco meno di mezzo secolo, oggi le donne possono e vogliono fare qualsiasi tipo di professione: ma la partecipazione alla vita politica e istituzionale, l’accesso alle posizioni apicali della carriera, l’equa condivisione dei carichi familiari all’interno della famiglia , sono obiettivi ancora non raggiunti.
Fino a poco più di trent’anni fa le donne avevano un ruolo centrale, forte ed esclusivo dentro le famiglie.
I mariti e i padri erano praticamente fuori casa per tutto il giorno. Molte famiglie erano inoltre provate dall’emigrazione: i figli prendevano la valigia appena compivano 14 anni. Chi restava a casa a badare ai nonni e ai figli piccoli, che erano numerosi in ogni famiglia?
Le donne! La donna occidentale oggi è quindi sempre più spesso una lavoratrice a tempo pieno con un marito, dei figli e spesso anche genitori anziani da accudire, pertanto necessita dell’aiuto di una collaboratrice esterna (colf, badante, baby- sitter). Si sviluppa così la sempre più pressante necessità di rivolgersi ad una collaboratrice domestica straniera che svolga le funzioni di cura di cui necessitano bambini anziani e malati.
2.2_“Sostitute” straniere di donne moderne.
Un esercito di lavoratori invisibili, per la stragrande maggioranza donne straniere,legioni di individui «tuttofare», che nell’arco della stessa giornata ricoprono un’infinità di ruoli diversi, ma sempre assai importanti. E così che viene dipinto il quadro (Caritas/Migrantes, 2006) dell’attività di un milione e mezzo di cosiddetti collaboratori familiari presenti sul territorio nazionale, ritenuti - come afferma l’ultima indagine Eurispes sul lavoro domestico - non più un lusso, ma una vera e propria necessità per famiglie, anziani e coppie senza prole.

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INTRODUZIONE “Dopo molte avversità, tanti momenti di difficoltà, che fortuna in un paese straniero aver trovato lavoro. Molte avide mosche sciamano sull’oro che si ammucchia in quantità, ma il nostro buon governo ci proteggerà da loro. Dopo molte avversità, tanti momenti di difficoltà, che fortuna in un paese straniero aver trovato lavoro. Ho promesso di tornare con tesori per tutti loro.” Canzone trasmessa in un aeroporto dello Sri Lanka promossa dal Bureau of Foreign Employment (Ufficio per il lavoro all‟estero). Nell‟ultimo secolo il mondo è molto cambiato, non ci sono più confini definiti, siamo tutti mescolati e rimescolati in un agglomerato sociale che perde progressivamente i connotati di una comunità unita che si auto riconosce. Per quanto l‟integrazione delle diverse popolazioni sia attuata, siamo esseri cresciuti su terreni sociali di diversa composizione e pertanto una serena convivenza, presupposta per la sola prossimità fisica, non è scontata; infatti gli esseri umani non si integrano per il solo condividere spazi comuni, basti pensare alle varie forme di ghettizzazione che l‟umanità dai tempi più remoti mette in atto. L‟attuale situazione sociale dei paesi occidentali implica una società cosmopolita: ovvero una società composta di individui provenienti da ogni parte della terra, basata sull‟idea di una generale abolizione dei confini a favore della collaborazione e del reciproco aiuto necessari al sostegno della società moderna. Ma in mancanza 7

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