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La sindrome delle molestie assillanti (stalking): genesi e psicodinamica di una violenza da riconoscere

Si possono inquadrare le Molestie Assillanti come un insieme di comportamenti di sorveglianza e di controllo, ripetuti, intrusivi, volti a ricercare un contatto con la “vittima”: questa ne risulta infastidita, preoccupata, spaventata, può essere costretta a modificare il proprio stile di vita, fino a giungere in alcuni casi a manifestare una sofferenza psichica conclamata.Lo stalking comprende una serie di attività che sfumano in comportamenti accettati socialmente e considerati normali, quali sono i tentativi di ristabilire una relazione interrotta, ma che possono diventare oggetto di attenzione clinica oltre che di quella legale, per pervasività, coerenza e persistenza nel tempo, effetti psicologici sul destinatario e rischio di violenza associato.Nel primo capitolo sarà affrontata la costruzione dello stalking come categoria, i comportamenti che, singolarmente o in gruppo, possono essere classificati come molestie assillanti e infine verrà esposto un quadro della diffusione del fenomeno e delle “casistiche” maggiormente frequenti.
Il secondo capitolo tratterà della psicologia dello stalker, esaminato nei suoi tratti psicologici (spesso psicopatologici) fondamentali, nelle sue motivazioni, nelle caratteristiche a lui appartenenti. Saranno esaminate anche le diverse tipologie di stalker, caratterizzate da diversi comportamenti caratteristici e tratti di personalità, che sono state studiate negli anni da molteplici Autori. Sarà poi analizzato il rischio di violenza (fisica e non) associata ai tratti di personalità dello stalker.
Nel terzo capitolo verrà approfondito il tema della vittima di molestie assillanti, in particolare delle conseguenze (soprattutto a livello psicologico) che lo stalking comporta; verrà analizzato poi l’identikit della vittima e il danno esistenziale che essa subisce in seguito a molestie assillanti.
L’ultimo capitolo, infine, esporrà l’argomento del trattamento psicologico rivolto allo stalker e alla vittima di molestie; saranno poi affrontati i temi del riconoscimento e della prevenzione dello stalking e saranno esaminate le principali strategie al fine di difendersi dalle molestie, nonché le più importanti azioni di aiuto nei confronti delle vittime. Verrà approfondita una nuova forma di stalking, denominata cyberstalking.
Sarà sviluppato, soprattutto da un punto di vista critico, il tema della giurisdizione e della legislazione riguardante lo stalking e saranno esaminati i rapporti tra vittime di molestie assillanti e forze dell’ordine. Nell’ultima parte, infine, saranno esposti due casi di cronaca che, a causa del loro tragico epilogo, sono finite sulle pagine dei quotidiani.

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Il molestatore assillante esiste probabilmente dal principio della storia dei rapporti umani; tuttavia la novità consiste nel fatto che solo da poco tempo il comportamento di stalking è considerato come categoria distinta e separata di comportamento deviante. Le molestie assillanti rappresentano un fenomeno in cui la componente soggettiva gioca un ruolo fondamentale (ciò che è molesto per una persona può non esserlo per un’altra), diversamente da altri tipi di crimine quali ad esempio l'omicidio o la violenza sessuale la cui evidenza non lascia spazio per incertezze. Invece nello stalking (così viene denominato nei Paesi anglosassoni) non c'è certezza della perpetrazione del reato in quanto il senso di fastidio, di intrusione, di controllo e di paura (proprio perchè sensazioni) sono soggettivi e personali ed è quindi difficile stabilire una soglia superata la quale si possa dire che questo tipo di reato è stato certamente ed oggettivamente commesso (ed è quindi legalmente perseguibile). Il termine “stalking”, d’altra parte, deriva dal linguaggio tecnico della caccia, traducibile in italiano con “fare la posta”. In molti Paesi, come la stessa Italia, gli ordinamenti legislativi nazionali ignorano tale reato. Il motivo va ricercato sia nella tradizionale resistenza ad invadere la vita privata e familiare dell'individuo, tipica dei Paesi europei, soprattutto alla luce del fatto che di solito il molestatore è un ex partner, sia alla difficoltà di riconoscere un comportamento che oggettivamente configuri tale reato; difficoltà in cui necessariamente verrebbe ad imbattersi chi ha il compito di reprimere le condotte criminose. Non bisogna neanche dimenticare che le vittime sporgono denuncia solo in un piccola percentuale, motivo per cui si può ritenere che le notizie pervenute circa la perpetrazione del reato sono solo una ridotta parte di un fenomeno, a quanto pare, sommerso. Così facendo però si va incontro al rischio che la vita privata di una persona arrivi ad essere stravolta nelle sue abitudini, cominciando da un (relativamente) poco importante cambio di numero di telefono, passando magari per un cambio di residenza e arrivando fin dove la paura (per sé stessi e per i propri familiari) e la coscienza di non essere minimamente tutelati, portano. Possono essere messe in atto, infatti, molestie relativamente poco gravi e magari non durature, ma anche condotte protratte nel tempo e di notevole gravità (spesso crescente), tali da condizionare e “segnare” significativamente la vittima sul 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Silvia Pelagatti Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.