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Fee e free economy: i nuovi modelli di business della web economy

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Gerli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Luigi Serio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 61

Al giorno d‟oggi il mercato offre ai consumatori un alto numero di prodotti e servizi gratis: i software open source, i servizi dei portali e dei motori di ricerca, gli articoli dei giornali free press e i programmi dei media free-to-air. Il gratis è stato utilizzato come strumento di marketing per la promozione delle vendite fin dalle origini della moderna società dei consumi, ma oggi ha assunto una posizione di rilievo nell'economia, imponendosi non più come strumento di supporto alle vendite, ma come dimensione autonoma e alternativa al fee.
Si è così delineata una vera e propria free economy, in cui il prezzo principale è il price zero e i consumatori dispongono gratuitamente di prodotti e servizi. Questo fenomeno si è affermato in particolar modo nella web economy: i consumatori on line accedono gratuitamente ai servizi di Yahoo, Facebook ed eBay come ai contenuti di YouTube, di Wikipedia, dei blog di Splinder o di Blogspot. Inoltre è possibile scaricare, al costo della sola connessione, software e videogiochi (legalmente), film e mp3 (illegalmente). Il nostro lavoro parte dopo aver individuato le origini e i fondamenti della free economy, analizza le strategie e i modelli di business adottati dalle imprese della free economy, con riferimento a casi reali dell'economia online e offline, per evidenziare implicazioni e opportunità strategiche della free economy.
Il lavoro si compone pertanto di tre capitoli:
I. il primo capitolo funge da premessa e analizza i cambiamenti strutturali e culturali dell'economia, riconducibili all'impatto di Internet sull'impresa e sul mercato, per definire i tratti caratteristici della web economy e quindi delimitare il nostro ambito di analisi.
II. Il secondo capitolo risale alle origini e ai fattori determinanti della free economy, con riferimento alla struttura competitiva del mercato, alle dinamiche comportamentali del consumatore e alle implicazioni strategiche del free, con l'intento di definirne la natura e valutarne la sostenibilità.
III. Il terzo capitolo studia i due principali modelli di business che consentono di generare profitti dal free: il Freemium e il Mercato a due versanti. Di ciascun modello abbiamo analizzato meccanismi di funzionamento, implicazioni strategiche ed operative, nonché le possibili applicazioni, al fine di valutarne l'efficacia e profittabilità, riportando l'esempio concreto di imprese che hanno adottato con successo tali modelli sia nel mercato on line (Skype, eBay e Google) sia nel mercato offline (RyanAir).

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CAPITOLO I – L’impatto di Internet sull’economia “Il Web è più un‟innovazione sociale che un‟innovazione tecnica.” Questa dichiarazione di Tim Berners-Lee, l‟inventore del World Wide Web, esprime con efficacia la portata rivoluzionaria di Internet e l‟impatto che la sua implementazione ha avuto sulla vita dell‟uomo: il Web non ha solo cambiato il modo di sfruttare la conoscenza e di compiere le tradizionali attività umane, ma ha introdotto anche nuove opportunità e nuove applicazioni, trasformando le attività stesse e l‟atteggiamento degli individui verso di esse. Internet influenza ormai qualsiasi aspetto della vita umana e della società moderna, configurandosi come una realtà da essa distinta ma da essa inscindibile. La Rete è stata innanzitutto un potente strumento di comunicazione e informazione, che ha ridotto le distanze fisiche e i tempi, consentendo di trasmettere messaggi da una parte all‟altra del globo, in tempi rapidissimi, dando il contributo definitivo a quel processo di globalizzazione che ha portato alla nascita di un unico mercato e ad una società multiculturale. Il software, da semplice strumento operativo a supporto dei processi aziendali e delle attività lavorative, si è evoluto in mezzo di interazione inter-individuale e di realizzazione individuale, trasformando sia il modo di relazionarsi, con l‟instant messaging e i social network, sia il modo di esprimere se stessi: il Web è ormai, a tutti gli effetti, un microcosmo sempre più macro, un mondo virtuale ma consistente, una sorta di agorà globale, in cui individui di ogni cultura e credo possono incontrarsi, confrontarsi, comunicare le proprie opinioni, stringere relazioni sociali o effettuare transazioni economiche. L‟evoluzione del World Wide Web da strumento a organismo virtuale coincide con il passaggio dal Web 1.0 (1991-2003), caratterizzato da siti web statici, provider-generated e possibilità di interazione riservate a soggetti dotati di competenze specializzate in campo informatico, al Web 2.0, che, grazie alla semplificazione e allo sviluppo dei linguaggi di programmazione, è caratterizzato da fenomeni di partecipazione ed interazione di massa, contenuti user-generated, per cui non esiste più netta distinzione tra autore e fruitore di contenuti. È in quest‟ottica che bisogna leggere l‟affermazione di Berners-Lee: grazie ai blog, alle tecnologie wiki e a tutte le applicazioni che facilitano l‟interazione e la condivisione, la Rete si è trasformata in una società universale cui partecipano attivamente milioni di individui, senza gerarchie o leggi autorative, in una sorta di nazione globale e democratica. Se indubbiamente possiamo parlare di una democrazia del Web, intesa come società virtuale a sé stante, libera da gerarchie e forme di controllo centralizzato (se si escludono i tentativi di censurare Internet, messi in atto da regimi dittatoriali spesso con esiti inefficaci), allo stesso tempo siamo 3

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