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La visione della natura nelle opere di Miyazawa Kenji

Le fiabe sono parte fondamentale della vita e della cultura di ogni essere umano, nascono con lui e vengono assimilate fino a diventare tutt’uno con esso. È per questo che possono essere considerate reali, in quanto hanno il dono di interpretare la vita sin dalle sue origini e non si sono mai completamente allontanate da essa.
Le fiabe si sono tramandate molto lentamente attraverso il tempo e lo spazio grazie soprattutto al mondo contadino che le ha fatte sue e le ha preservate fino ai giorni nostri, dove poi è intervenuta la tecnologia a fissarne finalmente la memoria. La magia ed il mito hanno sicuramente funzionato da elementi di attrazione fino a diventare componenti fondamentali delle favole conferendo loro anche un carattere particolarmente poetico.
Sin dalla notte dei tempi la personificazione e venerazione dei fenomeni naturali, insieme al simbolismo animale, hanno fatto la loro apparizione nella fantasia degli uomini simboleggiandone varie fasi storiche e quando si sono infiltrate nella struttura mentale comune, hanno finito per plasmare anche il presente. È stata quella che comunemente chiamiamo cultura contadina che ha dato una chiave interpretativa per tutta la letteratura a questo incontro tra la realtà ed il simbolo, la magia e la vita, aiutando la fiaba a mantenersi viva nonostante l’inarrestabile scorrere del tempo.
L’esempio del Giappone è particolarmente importante per indicare luoghi apparentemente lontanissimi, non solo dal punto di vista geografico ma anche e soprattutto da quello culturale, dove si possono trovare motivi della favolistica del tutto simili a quelli ricorrenti in occidente. La capacità di diffusione delle favole legata all’oralità è stata, in passato, straordinaria, a dimostrazione di quanto esse abbiano interessato le moltitudini presenti ad ogni latitudine del globo.
Studiosi come Calvino, i fratelli Grimm, e Campanella, che ha influenzato lo stesso Miyazawa Kenji, hanno ispirato ed accompagnato quest’opera anche per ciò che riguarda la favolistica di area giapponese; Giappone che ha visto, per parte sua, nascere dei folcloristi importanti, come Yanagita Kunio o Seki Keigo, i quali hanno contribuito a ricostruire gran parte della storia della favolistica orientale, le sue caratteristiche più originali e, soprattutto, a mostrarne le strutture principali.
La presenza della natura nelle fiabe di Kenji, con i suoi elementi distintivi, è stato l’oggetto di questo studio che ha cercato di guardare con particolare attenzione al rapporto sensibile che c’è sempre stato tra l’individuo giapponese e appunto la natura stessa.
Naturalmente non si è cercato di sottolineare il solo rapporto con la natura, ma i particolari stati d’animo che lo scrittore associa a particolari paesaggi, sottoforma a volte di sottili metafore difficili da cogliere, e altre volte così meravigliosamente descritti.

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3 Premessa Per conoscere veramente un paese lontano geograficamente e culturalmente come il Giappone ci si deve immergere nella sua storia, nella lingua ma soprattutto nel folklore che possiamo considerare lo specchio dell’anima dei popoli. Le tradizioni, così vive ancora oggi, hanno da sempre accompagnato i cambiamenti di questo paese, in particolar modo nei periodi di grandi e repentine trasformazioni come, ad esempio, la fine del sistema feudale. A tutti questi rinnovamenti ogni volta sono seguite fasi di grande incertezza, ma il folklore giapponese, con tutte le sue manifestazioni è sempre assurto a punto fermo, base sulla quale innestare gli elementi nuovi provenienti dall’estero.

Laurea liv.I

Facoltà: Studi Orientali

Autore: Roberta Perisano Contatta »

Composta da 44 pagine.

 

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