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Il Protocollo di Cartagena e il diritto WTO, tra conflitti e compatibilità

Il lavoro si propone di indagare la relazione intercorrente tra il Protocollo di Cartagena sulla Diversità Biologica e la normativa dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, relativamente sia agli aspetti di conflitto sia alle possibili strategie di coordinamento.

Il Protocollo di Cartagena costituisce la principale fonte internazionale di limiti al movimento transfrontaliero di Living Modified Organisms (LMOs), cioè organismi geneticamente modificati in grado di riprodursi (come microrganismi, semi, piante e animali) e dunque di diffondersi nell’ambiente in modo incontrollato, con i conseguenti pericoli per la biodiversità.

Nello specifico, il Protocollo di Cartagena consente agli stati partecipanti di porre in essere normative che limitano la circolazione di LMOs. La gran parte dei paesi firmatari del Protocollo è tuttavia anche membro del WTO, e dunque soggetta agli obblighi previsti dai relativi accordi.
Il problema nasce dalla diffusa incompatibilità delle norme del Protocollo rispetto agli obblighi WTO.
Il sistema WTO, nel suo insieme, propone infatti l’abolizione di tutti i vincoli al commercio internazionale non riconosciuti come necessari dal sistema stesso. Il raffronto tra le diverse normative evidenzia incompatibilità tra il Protocollo e l’Accordo generale sulle tariffe e sul commercio (GATT), l’Accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) e l’Accordo sulle barriere tecniche al commercio (TBT).
I nodi di maggior rilievo riguardano la nozione di similarità tra prodotti, i procedimenti e metodi produttivi (PPMs), il principio di precauzione, l'unilateralismo.

A questo punto, le soluzioni proposte sono due: un coordinamento tra i due accordi in via interpretativa, oppure l’applicazione di norme di conflitto che facciano prevalere una delle disposizioni sull’altra.

La soluzione interpretativa, quella fino ad ora maggiormente esplorata, sfrutta le eccezioni ambientali e sanitarie previste dagli stessi accordi WTO, proponendone un’interpretazione estensiva che riesca a far riconoscere gli interessi tutelati dal Protocollo di Cartagena all’interno del sistema WTO. Questa strategia è in grado di proporre un valido coordinamento per la gran parte delle norme apparentemente configgenti, anche se presuppone una elasticità interpretativa fino ad ora ignota al sistema WTO.
Tuttavia, residuano dei conflitti insolubili in via interpretativa.

Occorre dunque indagare su come risolvere i conflitti normativi tra accordi internazionali. Qui, il tema trattato smette di essere periferico rispetto al complesso dell’ordinamento internazionale, ma appare come la quota di questioni più ampie e radicali: la relazione tra diritto del commercio e accordi ambientali (WTO e MEAs) e, soprattutto, il tema della frammentazione del diritto internazionale.

In particolare, è centrale il ruolo giocato dal sistema di risoluzione delle controversie WTO, che per ragioni di efficienza e coercitività esercita una forte capacità attrattiva dei giudizi che interessano membri WTO.
Ora, i panel WTO giudicano sulla base principale del diritto WTO, rimanendo dubbia l’applicabilità di norme contenute in altre fonti.
Il rischio che ne deriva è l’isolamento del sistema WTO dal resto del sistema internazionale e la mancata applicazione delle normative contenute in sistemi meno coercitivi, quali i MEAs.

Vengono quindi analizzate la nozione di self-contained regime, nozione teorica di conflitto normativo, le regole applicabili ai conflitti normativi (i principi della lex posterior e della lex specialis) e ai conflitti di giurisdizione, le flessibilità normative del sistema WTO e la relativa giurisprudenza, per affermare come esistano argomentazioni giuridiche sufficienti a giustificare il riconoscimento dell’intero corpus normativo del diritto internazionale nei giudizi WTO, e, più in generale, la necessità di applicare ciascun trattato in un’ottica sistemica che riconosca gli interessi e le norme aliene e dia un coordinamento minimo a un sistema altrimenti frammentato e anarchico.

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Capitolo I Biodiversità e biotecnologie: il tema della Biosicurezza Sommario: 1 PREMESSA – 2 LA BIODIVERSITA’– 2.1 La definizione di biodiversità – 2.2 L’importanza della biodiversità per l’uomo – 2.3 I rischi per la biodiversità – 3 LE BIOTECNOLOGIE – 3.1 La nozione di biotecnologie – 3.2 Le applicazioni dell’ingegneria genetica e il mercato dei prodotti biotecnologici – 3.3 I rischi e i vantaggi delle biotecnologie – 4 LA GESTIONE DEL RISCHIO BIOTECNOLOGICO – 4.1 L’incertezza scientifica, il concetto di scienza post-normale, il ruolo delle discipline normative – 4.2 La normativa in campo biotecnologico: limitazione del campo d’indagine 1 Premessa 1 “Humanity stands at a defining moment in history” Obiettivo di questo lavoro sarà presentare i problemi connessi con il commercio internazionale di prodotti biotecnologici, i rischi concreti, quelli possibili e gli strumenti internazionali adottati per risolverli. 2 Il Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, figliazione della Convenzione di Rio, pone le principali norme internazionali che regolano il commercio di prodotti geneticamente modificati, campo le cui prospettive di sviluppo sono sì affascinanti, ma al contempo difficilmente prevedibili. 1 Agenda 21, 1992, preambolo, 1.1. Testo reperibile all’indirizzo http://www.un.org/esa/dsd/agenda21. L’Agenda 21 rappresenta il canovaccio dei piani di azione globali in materia di sviluppo sostenibile. Fu approvata durante l’Heart Summit di Rio de Janeiro, e successivamente confermata durante gli incontri di Johannesburg del 2002 2 Cartagena Protocol on Biosafety to the Convention of Biological Diversity, Montreal, 2000. Testo reperibile all’indirizzo http://www.cbd.int/biosafety/protocol.shtml 9

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Federico Pogliani Contatta »

Composta da 415 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.