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Lo Statuto di Autonomia della Lombardia. Ambizioni e limiti della maggiore regione italiana

Informazioni tesi

  Autore: Corrado Della Torre
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Nicola Giannelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

Questo lavoro ha per oggetto lo Statuto di Autonomia della Lombardia approvato definitivamente il 14 maggio 2008, in attuazione delle nuove disposizioni degli artt. 114, 122 e 123, Seconda Parte, Titolo V, Costituzione, introdotte con la riforma costituzionale del 2001, che ha modificato sostanzialmente il ruolo e i poteri delle regioni a statuto ordinario rispetto ad un quadro previsto dal Legislatore nel 1948 e che non registrava sostanziali novità, quantomeno dagli anni 90 del secolo XX.
Nel lavoro si cercherà di analizzare i contenuti innovativi dello statuto ed evidenziare le ambizioni e i limiti di quella che è la maggiore regione italiana, ed in quanto tale alla ricerca di uno strumento normativo fondamentale come lo Statuto che le permetta di avere un ruolo intermedio tra lo Stato sovrano, quale non è, e una qualsiasi delle altre diciannove regioni italiane, rispetto alle quali, per dimensioni ed economia, si sente parecchio distante. Questa ambizione non è fuori luogo, ma le viene dal ruolo che ha sempre avuto nel contesto italiano ed europeo. E', infatti, dalla Lombardia, motore economico italiano ed europeo che nel passato, sia antico che recente, hanno preso le mosse tutti quei movimenti e quelle spinte al cambiamento che hanno portato mutamenti radicali nella società e nella storia del nostro paese. Così è stato nel risorgimento, nelle lotte sociali a cavallo del secolo XX, col fascismo che nasce a Milano nel 1919 e trova qui il suo tragico epilogo a Piazzale Loreto nel 1945, con il "vento del nord" successivo alla liberazione del paese dalla dittatura, con la ricostruzione, il boom economico degli anni '60 e le grandi trasformazioni sociali ed economiche degli anni '70, gli “anni di piombo” che inaugurano con Piazza Fontana una stagione buia e la "Milano da bere" degli anni '80, il leghismo, "mani pulite" e Berlusconi.
Il nome stesso, Statuto di Autonomia della Lombardia, seppur non originale, è evocativo di un'ambizione per voler essere quello che altre regioni d'Europa, che occupano un ruolo analogo nei rispettivi Stati, come Catalogna o Baviera, già sono. Ed è con queste regioni, con il loro rapporto con i rispettivi governi nazionali, che la Lombardia si confronta, in diverse sedi, tra "i quattro motori d'Europa" o nella Comunità di lavoro ARGE-ALP. Il nuovo ruolo che le regioni oggi possono svolgere all'interno dell'Unione Europea ha rafforzato questa ambizione autonomista trasformandola in necessità oggettiva, ed, in effetti, nel corso di questi anni molte cose sono cambiate, imponendo allo Stato di ripensare il ruolo delle Regioni, anche per ciò che riguarda, ad esempio, la politica estera, come è avvenuto con numerose sentenze della Corte Costituzionale e con una legge, la cosiddetta legge "La Loggia", la n. 31/2003 che la comma 2 dell'art. 6 attribuisce alle Regioni e Provincie autonome il potere di concludere intese dirette con realtà estere per favorire lo sviluppo economico, sociale, e culturale, nonché a realizzare attività di mero rilievo internazionale.
Inoltre, la presenza massiccia sul proprio territorio regionale di un movimento politico come la Lega Nord ha ulteriormente accentuato le richieste autonomiste della Lombardia, tanto da attivare la procedura prevista all'art. 116 della Costituzione, per ulteriori forme di autonomia. Quindi un'autonomia a "geometria variabile", che ha posto la Lombardia come capofila delle regioni nella richiesta, con la Risoluzione del 3 aprile 2007, di poco precedente l'approvazione dello Statuto, "concernente l'iniziativa per l'attribuzione alla Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell'art. 116, Terzo Comma, della Costituzione", secondo un modello riconducibile al rapporto che la Catalogna ha con la Spagna. Il primo capitolo è un necessario inquadramento storico della Regione Lombardia, nata come entità amministrativa, inventata dagli Asburgo, unendo territori diversi per storia e tradizioni. La seconda parte del primo capitolo si occupa della storia politica contemporanea della Regione dal momento della sua istituzione nel 1970. Il secondo capitolo entra nel merito vero e proprio dello Statuto e lo analizza rispetto al suo iter procedurale e al conseguente dibattito politico, accennando alla risoluzione del 3 aprile 2007 per la richiesta di ulteriore autonomia.
Nel terzo capitolo, ci si è soffermati sulla questione della capacità di sviluppare una politica estera regionale, che trova nello Statuto una sua valida copertura giuridica.
Il quarto capitolo sviluppa la tematica del rapporto con gli enti locali della Regione nel nuovo Statuto, con particolare attenzione per il funzionamento del Consiglio delle Autonomie locali.
L'ultimo capitolo, il quinto, si occupa della questione del federalismo fiscale da cui dipenderanno le ambizioni, o i limiti, che la Lombardia ha riposto nell'approvare il suo Statuto.

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1 INTRODUZIONE Questo lavoro ha per oggetto lo Statuto di Autonomia della Lombardia approvato definitivamente il 14 maggio 2008, in attuazione delle nuove disposizioni degli artt. 114, 122 e 123, Seconda Parte, Titolo V, Costituzione, introdotte con la riforma costituzionale del 2001, che ha modificato sostanzialmente il ruolo e i poteri delle regioni a statuto ordinario rispetto ad un quadro previsto dal Legislatore nel 1948 e che non registrava sostanziali novità, quantomeno dagli anni 90 del secolo XX. L'idea di questo lavoro nasce dall'esperienza che l'autore ha avuto come Consigliere regionale della Lombardia per due legislature, dal 1990 al 2000, in una fase storica cruciale per la storia politica contemporanea del nostro paese, rivestendo anche dal 1996 al 2000 il ruolo di capogruppo consiliare per la Lega Nord. Nel lavoro si cercherà di analizzare i contenuti innovativi dello statuto ed evidenziare le ambizioni e i limiti di quella che è la maggiore regione italiana, ed in quanto tale alla ricerca di uno strumento normativo fondamentale come lo Statuto che le permetta di avere un ruolo intermedio tra lo Stato sovrano, quale non è, e una qualsiasi delle altre diciannove regioni italiane, rispetto alle quali, per dimensioni ed economia, si sente parecchio distante. Questa ambizione non è fuori luogo, ma le viene dal ruolo che ha sempre avuto nel contesto italiano ed

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