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Tra democrazia e anarchia. Da Saverio Merlino a Camillo Berneri

Informazioni tesi

  Autore: Mario Frigerio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Scienze filosofiche
  Relatore: Dario Borso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

«L'anarchia, vecchio mio, si ha quando il Governo è debole, non quando non c'è Governo»
André Malraux

Il lavoro recupera un filone filosofico e politico che si trova a mezza strada tra pensiero democratico e anarchico. Storicamente, è incentrato sul periodo a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, in particolare sul dibattito tra anarchici e comunisti della Seconda Internazionale. Luogo principe della discussione e dello studio è l'Italia, dove viene riconsiderata storiograficamente la spesso sottovalutata figura intellettuale di Saverio Merlino, anche per rivedere la parziale considerazione che, a loro tempo, ne fecero Antonio Labriola e il suo allievo Benedetto Croce. Napoletano di nascita, Merlino è stato per un ventennio (1870 - 1890 circa) - con Errico Malatesta - uno dei principali anarchici italiani, salvo convertirsi, proprio dopo un'interessante discussione sulla partecipazione elettorale degli anarchici con il suo amico e compagno, al "socialismo libertario". Dal 1897 in poi, infatti, Merlino elabora un pensiero che sappia coniugare la praticità sociale della democrazia al demone critico dell'anarchia e la libertà individuale nella solidarietà sociale.
Questo pensiero dinamico e che funge da terza via tra il socialismo parlamentarista e il comunismo rivoluzionario, viene ripreso in molti suoi aspetti tramite la figura di un secondo anarchico revisionista: Camillo Berneri. Esiliato dal Fascismo in Italia, emigra dapprima in Francia, poi partecipa alla rivoluzione spagnola nel 36-37, dove trova la morte nella notte del 5 maggio.
Il pensiero di Berneri stempera alcuni dogmi anarchici con il federalismo di Cattaneo e Pisacane e il senso critico del suo maestro, Gaetano Salvemini. In questa sua rielaborazione dell'anarchismo, si troveranno molti punti in comune con il socialismo libertario di Saverio Merlino. In particolare, l'impostazione critica, l'odio per i dogmi, lo sforzo di elaborare non un'utopia ma un progetto socio-politico realmente attuabile.
La tesi è divisa principalmente in due parti. La prima tratta di temi economici e, in particolare, della critica che gli anarchici (e in specie Merlino) rivolgono alla teoria marxista del valore-lavoro. In questa Merlino ritrova lo stretto collegamento tra produzione unitaria (sistema necessario se si vuol uscire dal mercato) e dittatura del proletariato. Nell'esporre questa critica, ci si rifà in particolare al lavoro critico di Antonio Graziadei e al revisionismo marxista di Eduard Bernstein. Economo e marxista capace di rivedere la teoria del suo maestro il primo, noto internazionalista anti-collettivista il secondo. Bernstein, in particolare, viene considerato per il suo rapporto, sia storico sia intellettuale, con Saverio Merlino: rapporto che conferma quanto la figura dell'anarchico napoletano sia stata sottovalutata sia in campo politico sia in materia economica.
La seconda parte è invece politica e tratta principalmente il rapporto teorico ed intellettuale tra Merlino, Turati e Malatesta, analizzando il pensiero del primo rispetto al socialismo parlamentare ed elitario del secondo e all'anarchismo puro e volontarista del terzo.
A conclusione del testo, a mo' di appendice e di riflessione aggiuntiva, vengono riprese le riflessioni critiche di Salvemini sulla democrazia, che ci aiutano a comprendere la tesi principale di Merlino e Berneri: la vera e compiuta democrazia non sarebbe diversa da una realistica anarchia.

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Prefazione: intenzioni Ricreare uno spazio è quello che, prima di tutto, vorrebbe fare questo lavoro. Un luogo la cui origine e i cui limiti derivano dai contrasti e dalle discussioni intorno a problemi pratici che, nella loro essenzialità, hanno dato modo di riflettere sulla praticabilità di un’idea radicalmente diversa di società. Questo spazio, generato da confronti che si proponevano di scegliere le strade migliori per realizzare la società anarchica, è caratterizzato da una tensione politica più simile a un equilibrio dinamico fatto di scontri e passaggi, che a un monolite privo di imperfezioni. È uno spazio che viene a scolpirsi e a formarsi dalle incisioni che queste discussioni hanno provocato su un’idea iniziale, forse molto coerente, ma ancora da farsi e precisarsi. Ripercorrere alcune di queste dispute, fondanti nella loro problematicità, con lo scopo di rivisitare quella linea, di collegamento e di confronto, tra i due limiti ideali e politici dell’anarchia e della democrazia, è lo scopo principale di questa tesi. Sostenere che la tensione politica tra aspirazione anarchica e possibilismo pratico, presente in queste discussioni di metodo e di principi, abbia dato origine al primo socialismo liberale in Italia è una tesi di questo lavoro. L’idea di base dello scritto consiste dunque nel testare i confini di un’idea: quella anarchica. ‘Testarla’ significa discuterla. Mettere l’utopia di fronte alla sua frizione con la realtà. Tenteremo quindi di conoscere il percorso di un’idea politica confrontandoci con alcuni problemi direttamente connessi alla possibilità stessa dell’anarchia. Problemi inerenti alla sua praticabilità che sono stati direttamente affrontati da molti pensatori e militanti del pensiero libertario. In particolare, si è deciso di 4

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