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Musica visiva

Informazioni tesi

  Autore: Roberto D'Alessandro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Arti visive e discipline dello spettacolo
  Corso: Progettazione grafica
  Relatore: Giorgio Antonio Potenza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

Dal videoclip musicale agli effetti grafici creati dai media-players ci troviamo di fronte al frutto di decenni di sperimentazioni nel campo della rappresentazione visiva del suono.
Orizzonte comune è il tentativo umano di rendere visibili le sensazioni, le emozioni, o semplicemente l’immaginario, più o meno collettivo, di chiunque ascolti della musica.
Ciò che fruiamo spesso da spettatori inconsapevoli, e che in molti casi viene realizzato per scopi puramente commerciali, è il frutto delle intuizioni che pensatori, inventori, musicisti, artisti e scienziati hanno avuto nel corso della storia dell’umanità.
L’invenzione dell’alfabeto fonetico non è forse infatti il primo caso di rappresentazione visiva dei suoni?
Qualcosa ha da sempre legato la musica alla visione ed è curioso, ad esempio, che si sia attribuito alla durata musicale di un ottavo il nome “croma”, o che la scala composta dai dodici semitoni (Do, Do#, Re, Re# e via dicendo) sia stata chiamata “cromatica”.
Inconsciamente, l’associazione tra musica e colore è quindi da sempre esistita.
I concerti psichedelici degli anni ’60 di Pink Floyd, Who e Frank Zappa sono un’evoluzione e un’applicazione di più antichi tentativi, spesso insoddisfacenti, di accompagnare l’esecuzione musicale alla visione di effetti luminosi colorati.
Il cinema sonoro stesso, altro non è che il connubio di due arti, la figurativa e la musicale, che si fondono in un’unica opera dalla quale non è possibile estrapolare le singole componenti senza deprimerne il valore globale.
Il nostro cervello dopo tutto, per la sua stessa conformazione, non si limita mai ad esperienze mono-sensoriali, “disperdendo” anche le sensazioni rivolte ad un senso specifico.
Già il monaco Louis-Bertrand Castel, nel XVIII secolo, aveva teorizzato l’associazione tra colore e suono, ma anche Newton nei suoi studi sull’ottica, ci aveva reso partecipi della sua personale intuizione.
Successivamente furono compositori (Skrjabin, Wagner, Prokofiev), pittori (Rimington e soprattutto Kandinskij ed i fratelli Corradini) ed infine cineasti (Fishinger, Ruttman, Richter, Lye, McLaren) ad interessarsi alla “musica visiva”.
Il cinema, in effetti, ha marcato il passaggio tra due versanti della sperimentazione: il primo in cui le immagini vengono “generate” dalla musica, e l’altro nel quale è l’immagine stessa che diventa semovente ed acquisisce un ritmo musicale.
Obiettivi della presente ricerca sono stati l’esplorazione degli ambiti in cui la musica visiva si è sviluppata, dalle sperimentazioni con i “claviers à lumière” alle avanguardie cinematografiche, e lo studio di quelle opere che hanno rappresentato dei punti di partenza o di arrivo in questo percorso collettivo, così come l’inizio di una sperimentazione pratica volta alla redazione di un linguaggio visivo autonomo ma parallelo a quello musicale.

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6 Do#, Re, Re# e via dicendo) sia stata chiamata “cromatica”. Inconsciamente, l’associazione tra musica e colo- re è quindi da sempre esistita. I concerti psichedelici degli anni ’60 di Pink Floyd, Who e Frank Zappa sono un’evoluzione e un’applicazione di più antichi tentativi, spesso insoddisfacenti, di accompagnare l’esecuzio- ne musicale alla visione di effetti luminosi colorati. Il cinema sonoro stesso, altro non è che il con- nubio di due arti, la figurativa e la musicale, che si fondono in un’unica opera dalla quale non è possibile estrapolare le singole com- ponenti senza deprimerne il valore globale. Il nostro cervello dopo tutto, per la sua stessa conformazione, non si limita mai ad esperienze mono-sensoriali, “disperden- do” anche le sensazioni rivolte ad un senso specifico. Dal videoclip musicale agli effetti grafici creati dai media-players ci troviamo di fronte al frutto di decenni di sperimentazioni nel campo della rappresentazione visiva del suono. Orizzonte comune è il tentativo umano di rendere visibili le sensazioni, le emozioni, o semplicemente l’immaginario, più o meno collettivo, di chiunque ascolti della musica. Ciò che fruiamo spesso da spettatori inconsapevoli, e che in molti casi viene realizzato per scopi puramente commerciali, è il frutto delle intuizioni che pensatori, inventori, musicisti, artisti e scienziati hanno avuto nel corso della storia dell’umanità. L’invenzione dell’alfabeto fonetico non è forse infat- ti il primo caso di rappresentazione visiva dei suoni? Qualcosa ha da sempre legato la musica alla visio- ne ed è curioso, ad esempio, che si sia attribuito alla durata musicale di un ottavo il nome “croma”, o che la scala composta dai dodici semitoni (Do,

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