Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Musica visiva

Dal videoclip musicale agli effetti grafici creati dai media-players ci troviamo di fronte al frutto di decenni di sperimentazioni nel campo della rappresentazione visiva del suono.
Orizzonte comune è il tentativo umano di rendere visibili le sensazioni, le emozioni, o semplicemente l’immaginario, più o meno collettivo, di chiunque ascolti della musica.
Ciò che fruiamo spesso da spettatori inconsapevoli, e che in molti casi viene realizzato per scopi puramente commerciali, è il frutto delle intuizioni che pensatori, inventori, musicisti, artisti e scienziati hanno avuto nel corso della storia dell’umanità.
L’invenzione dell’alfabeto fonetico non è forse infatti il primo caso di rappresentazione visiva dei suoni?
Qualcosa ha da sempre legato la musica alla visione ed è curioso, ad esempio, che si sia attribuito alla durata musicale di un ottavo il nome “croma”, o che la scala composta dai dodici semitoni (Do, Do#, Re, Re# e via dicendo) sia stata chiamata “cromatica”.
Inconsciamente, l’associazione tra musica e colore è quindi da sempre esistita.
I concerti psichedelici degli anni ’60 di Pink Floyd, Who e Frank Zappa sono un’evoluzione e un’applicazione di più antichi tentativi, spesso insoddisfacenti, di accompagnare l’esecuzione musicale alla visione di effetti luminosi colorati.
Il cinema sonoro stesso, altro non è che il connubio di due arti, la figurativa e la musicale, che si fondono in un’unica opera dalla quale non è possibile estrapolare le singole componenti senza deprimerne il valore globale.
Il nostro cervello dopo tutto, per la sua stessa conformazione, non si limita mai ad esperienze mono-sensoriali, “disperdendo” anche le sensazioni rivolte ad un senso specifico.
Già il monaco Louis-Bertrand Castel, nel XVIII secolo, aveva teorizzato l’associazione tra colore e suono, ma anche Newton nei suoi studi sull’ottica, ci aveva reso partecipi della sua personale intuizione.
Successivamente furono compositori (Skrjabin, Wagner, Prokofiev), pittori (Rimington e soprattutto Kandinskij ed i fratelli Corradini) ed infine cineasti (Fishinger, Ruttman, Richter, Lye, McLaren) ad interessarsi alla “musica visiva”.
Il cinema, in effetti, ha marcato il passaggio tra due versanti della sperimentazione: il primo in cui le immagini vengono “generate” dalla musica, e l’altro nel quale è l’immagine stessa che diventa semovente ed acquisisce un ritmo musicale.
Obiettivi della presente ricerca sono stati l’esplorazione degli ambiti in cui la musica visiva si è sviluppata, dalle sperimentazioni con i “claviers à lumière” alle avanguardie cinematografiche, e lo studio di quelle opere che hanno rappresentato dei punti di partenza o di arrivo in questo percorso collettivo, così come l’inizio di una sperimentazione pratica volta alla redazione di un linguaggio visivo autonomo ma parallelo a quello musicale.

Mostra/Nascondi contenuto.
6 Do#, Re, Re# e via dicendo) sia stata chiamata “cromatica”. Inconsciamente, l’associazione tra musica e colo- re è quindi da sempre esistita. I concerti psichedelici degli anni ’60 di Pink Floyd, Who e Frank Zappa sono un’evoluzione e un’applicazione di più antichi tentativi, spesso insoddisfacenti, di accompagnare l’esecuzio- ne musicale alla visione di effetti luminosi colorati. Il cinema sonoro stesso, altro non è che il con- nubio di due arti, la figurativa e la musicale, che si fondono in un’unica opera dalla quale non è possibile estrapolare le singole com- ponenti senza deprimerne il valore globale. Il nostro cervello dopo tutto, per la sua stessa conformazione, non si limita mai ad esperienze mono-sensoriali, “disperden- do” anche le sensazioni rivolte ad un senso specifico. Dal videoclip musicale agli effetti grafici creati dai media-players ci troviamo di fronte al frutto di decenni di sperimentazioni nel campo della rappresentazione visiva del suono. Orizzonte comune è il tentativo umano di rendere visibili le sensazioni, le emozioni, o semplicemente l’immaginario, più o meno collettivo, di chiunque ascolti della musica. Ciò che fruiamo spesso da spettatori inconsapevoli, e che in molti casi viene realizzato per scopi puramente commerciali, è il frutto delle intuizioni che pensatori, inventori, musicisti, artisti e scienziati hanno avuto nel corso della storia dell’umanità. L’invenzione dell’alfabeto fonetico non è forse infat- ti il primo caso di rappresentazione visiva dei suoni? Qualcosa ha da sempre legato la musica alla visio- ne ed è curioso, ad esempio, che si sia attribuito alla durata musicale di un ottavo il nome “croma”, o che la scala composta dai dodici semitoni (Do,

Laurea liv.I

Facoltà: Arti visive e discipline dello spettacolo

Autore: Roberto D'Alessandro Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10264 click dal 10/02/2011.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.