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Cultura dei consumi e benessere soggettivo

Chi non ha mai pensato: come si fa a stare bene? Come si fa ad essere felici? Da che dipende?
La risposta non esiste, o meglio, la risposta è difficile.
A questo proposito si può citare un aforisma di Epicuro: “Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”.
Il benessere, in tutte le sue forme, ha notevoli sfaccettature e, proprio per il suo carattere multidisciplinare, si è spinti di solito a metterlo in relazione con concetti come percezione sociale di benessere, economia del benessere e salute.
Nella società occidentale, il concetto di benessere, troppo spesso inteso come benessere economico e quantità di beni posseduti, comprende anche nozioni generali come piacere, felicità, gratificazione e soddisfazione.

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5 Capitolo 1: Consumo e Società 1.1 Che cos’è il Consumo? Il consumo è la principale delle attività economiche. Consumare, in psicologia economica, significa “utilizzare risorse per soddisfare uno o piø bisogni”. Nell’atto del consumo, quindi, l’uomo che possiede delle risorse (beni e servizi) le utilizza per i suoi bisogni. Nel linguaggio comune, consumare è spesso inteso in una accezione negativa, come sinonimo di “spreco”. In economia, invece, non solo il consumo non va inteso in termini negativi, ma anzi occorre riconoscergli il ruolo di “motore dell’economia”. Senza il consumo, cioè senza l’utilizzo di beni e servizi per soddisfare i bisogni, non ci sarebbe economia. Infatti, tutte le attività economiche (produzione, risparmio, investimento, ecc…) dipendono direttamente o indirettamente dal consumo. Non si deve mai dimenticare che, in un sistema economico corretto e sano, “si produce perchØ c’è consumo e non viceversa”. Le imprese, cioè, producono beni e servizi perchØ questi siano consumati e non viceversa (cioè non si consumano beni e servizi semplicemente perchØ questi sono stati prodotti). Il consumo, inoltre, è l’atto con cui l’uomo, soddisfacendo un bisogno, crea una propria “utilità“, cioè aumenta il proprio benessere. Con l’atto del consumo il bene consumato può essere “distrutto” totalmente o parzialmente: totalmente se il bene è a fecondità semplice, cioè non è durevole (ad esempio un panino), parzialmente se si tratta di beni a fecondità ripetuti o durevoli (ad esempio un macchinario).

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Elisa Zuccari Contatta »

Composta da 79 pagine.

 

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