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Giovani e bullismo

Informazioni tesi

  Autore: Vanessa Garofalo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Rosalba Perrotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

Un fenomeno oggi molto diffuso, fra adolescenti e non, è quello del bullismo, di cui abbiamo esperienza, diretta ed indiretta, un po’ tutti. Tuttavia, esso passa spesso inosservato e pochi studiosi si sono soffermati ad analizzarlo.
Il bullismo può svilupparsi in tutti quei luoghi dove i ragazzi si ritrovano abitualmente. La scuola è sicuramente il luogo più importante, ma non vanno trascurati neanche altri luoghi come ad esempio strade, cortili, pullman e centri di incontro giovanile, come gli oratori.
A tal proposito faccio presente che io frequento abitualmente un oratorio nel quale presto servizio di volontariato. Negli oratori, che spesso raccolgono i ragazzi abituati a vivere in mezzo alla strada, il fenomeno è abbastanza diffuso, soprattutto se parliamo di oratori inseriti in quartieri periferici o poveri. Questo è il contesto nel quale io stessa sono cresciuta e nel quale quindi ho avuto esperienza (e ancora oggi ne ho) del fenomeno del bullismo.
Riuscire a mettersi nei panni di un ragazzo che manifesta atteggiamenti di prevaricazione, capire quali sono le motivazioni che lo portano a comportarsi in un certo modo, è una cosa molto complessa. Oggi, sono sempre poche le persone, gli educatori che realmente provano a fare ciò.
I mezzi di comunicazione di massa dedicano molto spazio ad episodi di bullismo. Da uno studio, condotto da Roberto Nardello, nelle scuole elementari, è scaturito che più del 70% degli alunni subiscono periodicamente atti di bullismo (questo avviene nelle scuole superiori come in quelle elementari).
Si parla di bullismo sia maschile che femminile, diretto (insulti, minacce, percosse) ed indiretto (dicerie che mettono in cattiva luce qualcuno).
La scuola favorisce molto il fenomeno del bullismo, anche perché non tutti gli ambienti presenti al suo interno vengono sorvegliati adeguatamente, e alcuni luoghi non vengono sorvegliati affatto. Ma in genere tutti i luoghi aperti favoriscono l’attività dei bulli, persino i mezzi di trasporto.
Io stessa, purtroppo, sono ripetutamente circondata da episodi di bullismo, e spesso non so come reagire. Sicuramente rispondo a questi atteggiamenti nella maniera sbagliata (Olweus), e così, probabilmente, fanno molti altri ragazzi e ragazze come me e più piccoli di me.
Per poter agire nella maniera più consona, occorrerebbe una migliore conoscenza del fenomeno. E in quanto animatrice e spero, futura sociologa, mi piacerebbe saper affrontare questi casi nel modo più adeguato e poter un giorno offrire un supporto a chi ne ha bisogno.
Il lavoro inizia con un’introduzione al fenomeno del bullismo dopo di che si articolerà in 6 parti:
1. l’adolescenza
2. alcune ricerche
3. vittime e bulli
4. visione dei Mass Media
5. cosa si sta facendo. Alcune iniziative
6. parlano loro

Tante possono essere, secondo gli studiosi le motivazioni che portano i ragazzi ad agire in un determinato modo. Ma il bullismo si può evitare? Esiste un modo per poter portare questi ragazzi–bulli ad assumere un atteggiamento diverso? E’ possibile far sì che la società del domani cambi in questo senso?
E’ proprio questo il motivo che mi induce a occuparmi di questo argomento analizzare questo fenomeno, del quale ogni giorno ho esperienza anche da vicino; trovare le motivazioni che stanno alla base; capire come poter aiutare chi lo subisce e chi ne è la causa; sapere come poterlo combattere e come garantire a quelli che saranno gli adolescenti del futuro una prospettiva migliore.
La ricerca che io farò sarà di tipo qualitativo. Per comprendere il mondo dei bulli è necessario entrarvi e ascoltare le voci di coloro che lo abitano. Gli strumenti da me utilizzati, quindi saranno interviste non strutturate dove i soggetti intervistati saranno liberi di dire la loro su questo argomento.

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INTRODUZIONE Che cos’è il bullismo Il termine Italiano “bullismo” deriva dal termine inglese “bullying”. All’inizio degli anni Settanta, in Scandinavia, si è cominciato a studiare il fenomeno sistematicamente. Uno dei primi ad interessarsene è stato Dan Olweus. Olweus (1986, pagg. 11-14) precisò che “uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni; intendendo per azione offensiva quell’azione attraverso la quale una persona infligge intenzionalmente o arreca un danno o un disagio ad un’altra”. Le azioni offensive possono essere verbali, possono essere commesse ricorrendo all’uso della forza fisica, o possono anche essere commesse senza l’uso delle parole e del contatto fisico (smorfie, esclusione ecc.). Vittime del bullismo possono essere singoli individui o gruppi di individui. In esso la relazione fra gli individui è dotata di asimmetria, cioè chi subisce l’azione offensiva si trova in una condizione di inferiorità rispetto a chi la esercita. E’ possibile distinguere il bullismo diretto (attacco diretto nei confronti della vittima) e quello indiretto (isolamento sociale o esclusione dal gruppo), solitamente meno visibile ma altrettanto importante. La personalità del bullo non può essere concepita come qualcosa di statico, ma come una struttura in continua trasformazione sotto la spinta delle influenze ambientali. Olweus ribadisce il fatto che la fascia più coinvolta nel fenomeno sembra poter essere quella degli adolescenti (anche se i pareri di altri studiosi come Bandini e Gatti (1974, pag. 67) appaiono contrastanti con tale ipotesi). E’ necessario quindi, individuare quelli che sono i principali problemi e le principali crisi che un adolescente affronta nel suo percorso verso l’età adulta. 4

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