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Giornalismo d'inchiesta: strumenti digitali e nuovi modelli economici

Informazioni tesi

  Autore: Emilia Secci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Massimo Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

Nel corso della trattazione sono stati illustrati i diversi percorsi che il giornalismo, in particolar modo quello d’inchiesta, sta seguendo per cercare di superare la difficile stagione che lo vede coinvolto. Il problema del giornalismo d’inchiesta è soprattutto di natura economica. L’inchiesta richiede più tempo e maggiori risorse economiche e la maggior parte degli editori decidono dunque di puntare sulla quantità piuttosto che sulla qualità e l’approfondimento.
Così cresce la necessità di sperimentare nuovi modelli economici per risollevare le sorti del giornalismo investigativo. Al solito a fare da pionieri sono stati gli Stati Uniti con le loro iniziative di giornalismo no profit e di community funded reporting Le start-up del giornalismo no-profit si stanno sviluppando molto velocemente e in alcuni casi sono riuscite a produrre risultati importanti. È il caso di ProPublica che è riuscita addirittura ad ottenere il Pulitzer per un’inchiesta realizzata da una sua giornalista, Shery Fink, sulla caotica situazione in alcuni ospedali dopo l’uragano Katrina. Un altro modello che sta riportando risultati positivi è quello del giornalismo crowdfunding, per dirla in due parole le inchieste finanziate dai lettori. Uno dei casi più rappresentativi è quello di Spot.us, piattaforma crowdfunding in cui è possibile per i lettori contribuire, non solo economicamente, alla costruzione di un’inchiesta. Queste iniziative partono da un assunto fondamentale: il giornalismo è un processo, non un prodotto. I lettori sono sempre più protagonisti e loro stessi coautori e produttori di contenuti. Ne è una dimostrazione il fenomeno del citizen journalism; anche in quest’ambito si sviluppano progetti interessanti, alcuni anche in Italia.
La tesi si propone come un’analisi e una valutazione di queste sperimentazioni e iniziative. Una riflessione sulle potenzialità degli strumenti digitali e sulla riproducibilità in Italia di scenari simili a quelli d’Oltreoceano. L’obiettivo del lavoro è capire se in Italia progetti come ProPublica o Spot.us possano trovare attuazione e valutare se i modelli presi in esame possano dirsi sostenibili per un lungo periodo di tempo o siano semplicemente delle soluzioni temporanee.

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4 Introduzione “Un quadro clinico preoccupante.” Se per definire la situazione attuale vissuta dal giornalismo dovessimo far ricorso alla terminologia medica, probabilmente è questa l‟espressione che renderebbe meglio l‟idea. D‟altra parte il virus incubava già da tempo e ora tutti si prodigano nell‟ estenuante ricerca di una cura che possa guarire questo giornalismo un po‟ malaticcio. Chiaramente non è il caso di generalizzare, ci sono esempi virtuosi di buon giornalismo anche oggi, e sarebbe poco intelligente lasciarsi andare alla nostalgia e pensare anacronisticamente che ciò che è stato possa rivivere anche adesso. Questa trattazione intende focalizzarsi soprattutto su un tipo di giornalismo, che più di altri stenta a riprendersi: il giornalismo d‟inchiesta. In particolare si proporrà una disamina degli strumenti che questo modello giornalistico ha a disposizione per risollevarsi. Il problema principale è di natura economica. La politica del taglio trionfa anche all‟interno delle redazioni e su tutti i primi a farne le spese sono gli inchiestisti, autentiche mosche bianche in un panorama di dominio della notizia formato 160 caratteri. Il vero “desaparecido” di questi ultimi tempi è senza dubbio il racconto e paradossalmente l‟overload informativo ha prodotto una società di “falsi informati”. L‟armata che avanza è quella dei concorrenti di quiz, manca l‟approfondimento, mancano le risposte articolate e prevale la multiple choice. Mettiamo la crocetta sulla risposta che ci pare più giusta, ma nel momento in cui ci si chiede di articolare un discorso più compiuto su questa o quella tematica, facciamo spallucce. Con questo non si vuole tratteggiare un quadro ultrapessimistico e totalmente denigratorio del pubblico dei lettori, il giornalismo e ancora di più la politica hanno forti responsabilità nell‟aver contribuito alla definizione di questa realtà. Il mondo politico, e l‟Italia ne sa qualcosa, ha tutto l‟interesse a coltivare una generazione di persone poco informate o male informate. Il giornalismo dal canto suo, sia perché talvolta ostacolato e soffocato da provvedimenti politici

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